Per la prima volta nelle sale italiane, il cult fantasy di Yoshikazu Yasuhiko arriva sul grande schermo: un kolossal animato che intreccia mitologia greca, battaglie epiche e drammi familiari in una delle opere più ambiziose e dimenticate degli anni ‘80. Al cinema 22, 23 e 24 giugno.
Dopo aver portato sul grande schermo le opere visionarie di Satoshi Kon e il colossale – nonché premonitore – Metropolis (2001) di Rintaro (leggi qui la recensione), torna la nuova stagione di Nexo Studios Anime al Cinema, il progetto pensato per la distribuzione in sala dei grandi titoli dell’animazione giapponese.
Eventi come quelli dedicati a Kon meriterebbero infinite proiezioni: parliamo infatti di opere ormai riconosciute come autentici capolavori, sia dagli appassionati sia dal pubblico più ampio, nonostante alcuni di questi titoli siano rimasti inediti nelle sale italiane per decenni.
Mai come questa volta, però, Nexo ha scelto di riportare alla luce un’opera davvero tutta da riscoprire, rimasta troppo a lungo ai margini e sconosciuta persino tra grandi appassionati di anime. Il titolo in questione è Arion (1986), film di culto che arriva per la prima volta nelle sale italiane in occasione del suo 45° anniversario. Lungometraggio scritto, disegnato e diretto da Yoshikazu Yasuhiko, leggendario character designer di Mobile Suit Gundam (1979).
Arion sarà nelle sale il 22, 23 e 24 giugno, distribuito da Nexo Studios in collaborazione con Yamato Video e con il supporto dei media partner Cultura POP, J-Pop, MYmovies, Manga TV e ANiME GENERATION.

La nascita di “Arion“
Oggi Yoshikazu Yasuhiko è considerato una vera e propria istituzione del settore, avendo ricoperto nel corso della sua carriera i ruoli di animatore, sceneggiatore, regista, character designer e mangaka. Inizia infatti la sua attività come animatore, entrando nel 1970 nella Mushi Production di Osamu Tezuka come assistente animatore dell’allora sconosciuto Yoshiyuki Tomino. Dopo circa tre anni, consolidato il rapporto artistico con quest’ultimo, lo segue e approda con lui in un piccolo studio indipendente appena fondato insieme ad altri ex dipendenti Mushi: la futura Sunrise.
È in questa fase che inizia a muovere i primi passi come regista e a curare il character design del ciclo robotico di Tomino, contribuendo a opere fondamentali tra cui Mobile Suit Gundam, destinata a consacrare entrambi.
Parallelamente a questa attività, Yasuhiko inizia a sviluppare anche opere personali e concepisce Arion inizialmente come un breve progetto animato. L’idea viene però accantonata fino a quando la rivista Monthly Comic Ryu gli propone di riprenderla e trasformarla in un manga. Arion nasce così prima come fumetto – recentemente pubblicato anche in Italia da J-Pop in tre volumi – serializzato tra il 1979 e il 1984.

Due anni dopo Yasuhiko riesce finalmente a realizzarne il lungometraggio animato, adattando il proprio manga sul grande schermo proprio con lo studio Sunrise, con la possibilità di poter ricoprire tutti i ruoli in cui si era specializzato.
La trama del film
Nell’antica Tracia si svolge la vicenda di Arion, figlio del dio Poseidon e della dea cieca Demetra, cresciuto dalla madre fino al giorno in cui viene rapito con l’inganno da Ade. Quest’ultimo lo conduce negli Inferi, dove il ragazzo viene trattenuto e addestrato a diventare un guerriero.
Nel tempo, Arion cresce fino a diventare un abile spadaccino, convinto da Ade che la cecità di Demetra sia stata causata da Zeus e che solo la sua morte possa restituirle la vista. Spinto da questa verità distorta, il giovane decide di tornare nel mondo dei vivi per vendicarsi, accompagnato dal gigante Gidon.
Il suo viaggio verso Zeus si trasforma presto in un percorso di scoperta e disillusione, in cui le certezze costruite da Ade iniziano gradualmente a incrinarsi. Il giovane si confronta così con i segreti delle proprie origini e con una visione degli dèi dell’Olimpo ben diversa da quella immaginata.

Uno grande kolossal di ampissimo respiro
Arion è il film ideale per prepararsi all’Odissea, in arrivo il mese prossimo. Uno spettacolare kolossal ispirato alla mitologia greca, concepita però come solo un regista di anime potrebbe fare. Un’opera davvero singolare ed emblema di un tipo di produzione che oggi non si vede più.
Si tratta di un autentico blockbuster animato anni ’80: un fantasy di ampio respiro che fonde mito, battaglie divine e tragedia eroica con un linguaggio che guarda al grande cinema della tradizione. Un vero tripudio di elementi epici: battaglie campali, navi da guerra, sortilegi magici, creature mostruose e scontri sanguinari con la spada. C’è il filone del dark fantasy (tre anni dopo sarebbe iniziata la pubblicazione di Berserk), gli elementi dello sword and sorcery e le atmosfere dei peplum degli anni ’60.

All’interno di questa cornice si inserisce il viaggio di crescita del giovane eroe, con la naturale messa in discussione delle proprie certezze e l’incontro con nuovi compagni. Seguendo la formula del party da fantasy classico, il protagonista inizia progressivamente a circondarsi di alleati, costruendo involontariamente una piccola compagnia, un po’ come il primo Dragon Ball (1984) che era iniziato proprio in quegli anni.
Nonostante la cupezza degli eventi, il racconto non rinuncia a momenti più leggeri e a personaggi bizzarri, come il giovane e queer – in tempi non sospetti – Seneca, che contribuiscono a stemperare il tono della narrazione. Arion colpisce per la direzione delle scelte narrative e per la brutalità con cui affronta alcuni snodi della storia senza mezze misure, ma oltre questi è impossibile non essere travolti da una profonda componente umana, vero cuore della storia.
Un comparto tecnico straordinario
Arion non è soltanto un grande fantasy, ma anche l’espressione della visione personale di uno degli autori più importanti nella storia dell’animazione giapponese. Occupandosi della regia, della sceneggiatura e del character design – uno dei suoi maggiori punti di forza -, Yasuhiko riesce a fondere il fascino universale della mitologia greca con un’estetica di straordinario prestigio artistico.
Il film rientra nel periodo di tutte quelle produzioni animate che venivano realizzate interamente a mano: fondali che sembrano dipinti, animazione tradizionale e una cura visiva rara e affascinante contribuiscono a costruire un immaginario stupefacente.
Oggi siamo abituati a una certa omologazione digitale che tende a uniformare anche produzioni di altissimo livello; qui, al contrario, c’è un’identità profondamente autentica e artigianale. Ogni fotogramma trasmette il senso di un lavoro costruito con enorme sforzo, ambizione e attenzione maniacale al dettaglio.
Un progetto così ambizioso e costoso che, come accadde a molte produzioni animate dell’epoca, non riuscì a rientrare delle spese, trasformandosi in un pesante insuccesso commerciale.
A coronare il quadro c’è poi la splendida colonna sonora orchestrale composta da un’altra leggenda: Joe Hisaishi. Reduce dal lavoro su Nausicaa della Valle del Vento (1984), il compositore era ancora agli inizi della carriera che lo avrebbe portato a diventare uno dei più grandi musicisti del cinema contemporaneo grazie alle collaborazioni con Hayao Miyazaki e Takeshi Kitano. Arion rappresenta uno dei suoi primi grandi lavori, ma già mostra tutto il suo talento: le musiche conferiscono al film una dimensione lirica, monumentale ed emozionante, amplificando il senso di avventura, tragedia e meraviglia. Sul grande schermo, l’esperienza è immersiva e totalizzante, e catapulta lo spettatore tra quelle atmosfere.

La caduta degli dèi
Arion attinge a piene mani dalla mitologia greca, ma lo fa attraverso una reinterpretazione estremamente personale. Del resto, non sarebbe né il primo né l’ultimo autore giapponese a concedersi tali libertà: basti pensare a come Akira Toriyama aveva basato Dragon Ball su Viaggio in Occidente (1590), o a Pollon (1977) di Hideo Azuma, rimanendo in tema di pantheon greco.
A Yasuhiko interessa raccontare dinamiche famigliari disfunzionali e i conflitti tra uomini e dèi. In questo mondo, le divinità non rappresentano ideali superiori e sono tutto fuorché eroici. Incarnano invece le peggiori debolezze umane portate all’estremo: vanità, lussuria, ambizione smisurata, desiderio di controllo e sete di potere. In modo sorprendentemente moderno, l’autore li rappresenta come figure corrotte dal proprio potere, anticipando la dissacrazione dei supereroi vista in questi anni in The Boys (2019-2026). Lontano dall’immagine luminosa e idealizzata spesso associata alla Grecia classica, il film recupera la dimensione più oscura dei miti originali, fatta di incesti, omicidi, tradimenti e drammi familiari.
Così Zeus non appare come il maestoso sovrano dell’Olimpo, ma come un uomo tormentato e disposto a tutto pur di preservare il proprio dominio. Apollo, dietro la sua bellezza, si rivela un manipolatore spietato e subdolo, mentre Atena assume i contorni di una figura crudele, gelosa e schiava dalle proprie ossessioni.
Per gli esseri umani, liberarsi dalla loro tirannia è l’unica strada perseguibile. Da questo punto di vista, il film può essere letto anche come una rivendicazione di nuove generazioni contro una classe di potenti ormai corrotta e incapace di lasciare spazio al cambiamento, un tema che richiama opere come il classico animato cinese La rivolta del cielo (1961) e, più recentemente, Ne Zha – L’ascesa del guerriero di fuoco (2025). Non è difficile inoltre cogliere come tante intuizioni del film anticipino di decenni riletture moderne della mitologia greca, come la saga di Percy Jackson.
In questo contesto, la vendetta non è altro che il punto di partenza del viaggio di Arion. Convinto di dover uccidere Zeus, il protagonista intraprende una scalata dell’Olimpo che oggi ricorda quella della saga videoludica di God of War, ma che progressivamente si trasforma in qualcosa di diverso: un percorso di crescita, scoperta e ricerca della propria identità. Tra incontri con celebri figure mitologiche, alleanze impreviste e continui colpi di scena, la semplice missione di vendetta lascia spazio a un’avventura molto più complessa.

In conclusione
A distanza di quarant’anni Arion è ancora una testimonianza di grandissimo cinema e di un autore che ha portato il linguaggio dell’animazione un gradino ancora più in alto.
Si spera solo l’inizio di altre proposte su grande schermo come questa. Eventi di qualità di questo tipo meriteranno sempre uno spazio in sala e la cultura degli anime non è mai stata florida e ricettiva in Italia come in questo momento. Che sia solo la prima di numerose altre riscoperte così sorprendenti.
a cura di
Alfonso La Manna

