Katana in mano, tuta da biker in pelle gialla, scene splatter in 4K come non le avete mai viste e violenti combattimenti (letteralmente) fino all’ultimo sangue: Kill Bill: The Whole Bloody Affair è pronto a tornare sul grande schermo a partire da oggi, giovedì 28 maggio, nella versione integrale più folle e completa di sempre!
La vendetta è un piatto che va servito freddo
Antico proverbio klingon
Questa citazione in apertura su sfondo nero, unita al primo brano chiave del film Bang Bang (My Baby Shot Me Down), basterebbe da sola a raccontare Kill Bill. Una pellicola che, nel corso degli anni, è diventata un vero e proprio cult, ritagliandosi un posto d’onore nella filmografia di Tarantino e nella Storia del Cinema.
“Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down”, cantava Nancy Sinatra dopo un trasalimento improvviso, un inaspettato colpo di pistola che ci risuona ancora nelle orecchie, assieme alle aspre parole di dolce musica che accompagnano i titoli di testa.
Il bang bang contro una donna spietata e agonizzante che, per non fare spoiler, chiameremo *****. Una madre, che si risveglia dopo quattro anni in un letto d’ospedale senza la figlia, ma per la testa un unico scopo.
L’eliminazione di cinque nomi da una personale lista di morte.

Questo è Kill Bill.
Un intramontabile cult che fonde assieme linguaggi e generi diversi, ma che è anche – e soprattutto – un film di vendetta.
Un revenge movie sanguinoso e violento, che non risparmia niente e nessuno sul suo cammino, travolgendo lo spettatore con la sua furia bieca.
E, così, le storie personali di una fitta rete di personaggi, dominati da una feroce e implacabile sete di vendetta, si incrociano. Una giovane O-Ren Ishii stermina uno ad uno gli assassini della sua famiglia, in un bagno di sangue che la cambierà per sempre. Bill inscena la sua vedetta durante le prove di un matrimonio, con una strage che ha come unico movente il dolore di un cuore infranto. ***** si muoverà per gli angoli più remoti della terra, trafiggendo e annientando chiunque provi ad opporsi a lei e alla sua furia, mentre Budd arriverà a seppellire in una morte agonizzante la sua rappresaglia per nome del fratello ferito.
Ognuno ha il suo movente, ciascuno le sue antiche ragioni.
E nessun’altra regola, eccetto una sola: i vecchi conti vanno regolati, a qualunque costo.
“Non era mia intenzione farlo davanti a te. E questo mi dispiace. Ma puoi credermi sulla parola, tua madre se l’è cercata.
La Sposa
Quando sarai grande, se la cosa ti brucerà ancora e vorrai vendicarti, io ti aspetterò”
Kill Bill torna in sala in una veste nuova, riproponendoci l’antico dramma che da sempre affligge l’arte e l’umanità dietro di essa: quanti km sei disposto a percorrere per soddisfare finalmente la tua inappagabile sete di vendetta?
Da un piccolo sushi bar di Okinawa, a cavallo fino al selvaggio western
Per Tarantino la vendetta ha un unico sapore: quello metallico del sangue.
Proprio per questo motivo Kill Bill: The Whole Bloody Affair si tinge di rosso, regalandoci svariati combattimenti mortali caratterizzati da una componente splatter esasperata al massimo, complice anche la citazione a due principali generi verso i quali si muove la pellicola.
Dal cinema asiatico, infatti, Tarantino prende in prestito sia il wuxia e i combattimenti di kung-fu, sia gli scontri tra gang (yakuza film) e le lotte dei samurai, filoni cinesi e giapponesi che raccontano l’arte del combattimento orientale a cui il regista si è detto più volte particolarmente legato. Stesso discorso per il genere western, a cui Tarantino attinge a piene mani, facendone proprie le ambientazioni e gli stilemi che lo caratterizzano.

Il risultato è un film adrenalinico e sopra le righe, un’opera assolutamente sui generis che, partendo da due filoni tradizionali e distanti un oceano (il Pacifico, più precisamente), crea nuovi linguaggi e una forma d’intrattenimento decisamente più pop, del tutto sconosciuta al cinema contemporaneo dell’epoca.
Utilizzando anche, per il terzo capitolo Le origini di O-Ren, lo stile dell’animazione anime, che spezza il ritmo visivo della pellicola in una sequenza mozzafiato che ripercorre la storia di uno dei personaggi più iconici del film. Spingendosi lontano, fino ai confini col fumetto e il “cinecomic”, rievocati qui dalla forza e dall’ineluttabilità de La Sposa (“il più grande guerriero” che California Mountain Snake abbia mai conosciuto), nonché, per tematiche, dal monologo finale di Bill su maschere, identità e natura umana. Come quella di Superman, accostato proprio a Beatrix.
“Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito, Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia… la filosofia non è soltanto eccelsa, è unica! Dunque, l’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman! Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. È il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in sé stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana, più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton.”
Bill
Tarantino parte quindi da due pilastri dell’intrattenimento estremamente popolari tra gli anni ‘60 e ‘70, ma rimescola le carte, attingendo dalla contemporaneità e creando un nuovo modo di fare cinema.
Complice anche la scelta della colonna sonora, che spazia da brani decisamente rock a temi scritti su note più “western” (come i frequenti omaggi a Morricone, con cui poi in seguito collaborerà direttamente per la colonna sonora di The Eightful Eight), passando anche per il genere enka e attraverso sonorità messicane, come nel caso di Malagueña Salerosa.

Il codice d’onore tarantiniano
Un elemento estremamente affascinante di Kill Bill – e, più in generale, di tutta la filmografia del regista – è il codice d’onore proposto, a cui i personaggi devono moralmente attenersi. Una sorta di “regolamento etico per malavitosi” che, pur risultando estremamente paradossale per forme e contenuti, rappresenta l’unico criterio di ordine nel caos violento delle stragi e delle barbarie da loro commesse.
Perché non importa che tu sia uno spietato serial killer o una madre ferita in cerca di vendetta, se la figlia del tuo nemico suona al campanello durante una lotta all’ultimo sangue, l’incontro dovrà essere subito interrotto per una tazza di caffè.
Perché, se il tuo nemico giace in coma su un letto d’ospedale, non puoi infliggergli il colpo mortale senza che si possa difendere.
“Abbiamo fatto molte cose a questa signora. E se mai si sveglierà, gliene faremo molte altre. Ma una cosa che non faremo è strisciare in camera sua di notte, come dei topi di fogna, e ucciderla nel sonno. E la ragione per cui non lo faremo è perché questo ci farebbe cadere in basso.
Bill
Sei d’accordo, Miss Driver?”
Insomma, un codice etico che si erge su una scala di valori quantomeno discutibili, ma che, divertendo e facendo riflettere, ha insito in sé un rimando alle antiche regole non scritte della criminalità organizzata, che ruotano tutte attorno ad un unico concetto: quello dell’onore.

La miglior versione di “Kill Bill”, solo sul grande schermo
Ma qual è il senso di questa operazione?
Perché riportare Kill Bill in sala, unendo i due volumi in un’unica versione integrale da ben 281 minuti? Un fattore – quello dell’epopeica durata del film – che potrebbe comportare il fallimento al botteghino per questo cult senza tempo.
Il motivo è da ricercarsi sicuramente nell’epicità che questo racconto presenta, la quale, unita ad un’esperienza unica nel suo genere, sarà in grado di riportare in salai fan più accaniti, ma anche giovani appassionati e le nuove generazioni degli anni 2000, che tanto ne hanno sentito parlare.
Perché Kill Bill: The Whole Bloody Affair è l’unica versione che tutti dovrebbero vedere.
Il modo migliore – per non dire l’unico – di fruire dell’opera nella sua interezza, senza tagli e con scene mai viste prima. Proprio come Tarantino l’aveva immaginata.

Oltre al Capitolo 3: Le origini di O-Ren – a cui sono stati aggiunti ben 8 minuti di sanguinosa poesia, durante i quali assistiamo alla violenta strage degli altri membri della yakuza di Matsumoto -, la nuova versione presenta l’iconico scontro con gli 88 Folli per la prima volta interamente a colori. Soluzione che Tarantino aveva precedentemente accantonato (inserendo il bianco e nero) per evitare il possibile divieto ai minori al quale sarebbe stato soggetto il film.
Inoltre, rispetto alla precedente versione a capitoli, sono stati eliminati il cliffhanger finale del primo volume e il riassunto riepilogativo del secondo, regalando così ai nuovi spettatori un’esperienza travolgente e irripetibile, ricca di pathos e colpi di scena.
ATTENZIONE: SCENA POST CREDIT
Attendi fino alla fine dei titoli di coda!
Ma la vera grande novità di Kill Bill: The Whole Bloody Affair si cela dopo i titoli di coda e si rivelerà solo a quei pochi coraggiosi che sapranno attendere con pazienza, fino alla fine del film.
Nella forma di un capitolo “perduto”, che Tarantino ha inserito in questa speciale versione regalando al suo pubblico un piccolo ampliamento alla trama canonica.
La vendetta di Yuki si inserisce cronologicamente appena dopo la morte di Vernita Green, quando la sorella di Go-Go Yubari decide di partire per Los Angeles con l’intento di vendicarla.

Inutile dirvi come finirà questo ennesimo, folle tentativo di vendetta.
Vi lasciamo, però, con una piccola chicca sulla realizzazione del capitolo, ottenuta dalla collaborazione sorta, nel 2025, tra Tarantino ed Epic Games, utilizzando Unreal Engine per la realizzazione e, sul piano estetico e narrativo, inserendo forti richiami al fenomeno videoludico Fortnite.
La vendetta di Yuki si traduce, quindi, in una nuova e videoludica esplosione di colori. Ricollegandosi strettamente alla trama principale e mantenendone immutata la filosofia, infatti, il nuovo capitolo ripropone ancora una volta quella commistione di generi che da sempre caratterizza un’opera come Kill Bill.
E che ha contribuito, senza alcun dubbio, alla sua fortuna.
a cura di
Maria Chiara Conforti

