Agustina Bazterrica con Cadavere squisito, portato in Italia da Eris Edizioni nel 2024, prende il mondo per come lo conosciamo e lo ribalta.
È una di quei libri che disturbano, smuovono e a tratti rendono difficile la lettura. Allo stesso tempo diventa però impossibile staccarsene. La curiosità di sapere dove si spingerà il genere umano diventa morbosa così come il chiedersi se quella distopia non sia in fondo lecita.
La premessa è semplice e terribile: un virus ha colpito gli animali, rendendo la loro carne impossibile da consumare. Di fronte a questa situazione, i governi decidono di legalizzare l’allevamento, la macellazione e il consumo di carne umana. Da quel momento gli esseri umani diventano una nuova forma di bestiame e tutto ciò che riguarda la loro produzione viene regolamentato come una normale attività industriale.
Il protagonista è Marcos, un uomo che lavora proprio nel mercato della carne. È un mestiere di famiglia e, nonostante tutto, deve continuare a farlo. Suo padre è ricoverato in una casa di riposo, sua moglie se ne è andata e lui cerca semplicemente di andare avanti, occupandosi di fornitori, clienti, ordini e consegne.
Ed è proprio questa quotidianità a rendere il romanzo così inquietante. Così come la metamorfosi linguistica che normalizza l’orrore e disumanizza i corpi.
Bazterrica insiste molto su questo aspetto. Termini come “mezzena”, “storditore”, “linea di macellazione” e “lavaggio a spruzzo” appartengono normalmente al mondo della macellazione animale, ma qui vengono applicati agli esseri umani. È un dettaglio semplice, basta cambiare l’oggetto della procedura per rendersi conto di quanto sia facile trasformare una persona in una semplice unità di produzione.
Lo stile contribuisce moltissimo all’atmosfera. La scrittura è asciutta, fatta spesso di frasi brevi e precise, quasi chirurgiche. Non ci sono grandi giri di parole e proprio questa freddezza rende alcune scene ancora più difficili da affrontare.
La violenza è infatti una componente fondamentale del libro. Le descrizioni della macellazione e dell’allevamento degli esseri umani sono esplicite e possono risultare davvero disturbanti. Non siamo però difronte alla spettacolarizzazione della brutalità, ma al racconto esatto degli avvenimenti.
Quello che più della violenza fisica lascia storditi è la logica spietata che rende quasi lecito questo evento fondativo. Questi esseri umani vengono allevati, selezionati, modificati e infine uccisi perché qualcuno possa mangiarli. Nascono con uno scopo preciso e non viene riconosciuto loro alcun diritto. Non sono più persone: sono carne. Questo processo mantiene però in vita il genere umane e non solo lo nutre ma lo rende ricco.
E forse è proprio qui che Cadavere squisito fa più paura. Perché il romanzo non parla soltanto di cannibalismo. Parla di capitalismo, consumismo, allevamento intensivo, profitto e soprattutto della nostra capacità di abituarci a ciò che, inizialmente, considereremmo inaccettabile. Se una pratica viene regolamentata, resa quotidiana e accettata dalla società, quanto tempo serve prima che smettiamo di interrogarci sulla sua moralità?
Anche Marcos è una figura difficile da decifrare. Per buona parte del romanzo sembra essere un uomo schiacciato dalle circostanze, quasi incapace di opporsi al sistema nel quale vive. Ma più si va avanti, più emergono contraddizioni e dettagli che fanno dubitare di ciò che pensavamo di aver capito di lui.
Cadavere squisito non è sicuramente una lettura per tutti. È crudo, violento e in alcuni passaggi volutamente disgustoso. Ci porta in un mondo in cui l’orrore è diventato routine e ci mostra quanto potrebbe essere sottile il confine tra ciò che consideriamo normale e ciò che, solo qualche pagina prima, avremmo definito impensabile.
a cura di
Andrea Romeo

