A volte andare avanti non significa smettere di guardarsi indietro. Significa imparare a convivere con quello che è stato, anche quando alcune pagine della propria storia rimangono inevitabilmente aperte. È questo il punto di partenza di “Pagine Aperte”, singolo con cui DASYEL inaugura il suo nuovo percorso.

La canzone parla della fine di un amore vissuto in età matura, ma lo fa senza trasformarsi in una semplice ballata nostalgica. Il ricordo qui è qualcosa di vivo, quasi ingombrante, che continua a occupare uno spazio anche quando la relazione non esiste più. DASYEL racconta questo stato d’animo attraverso immagini legate al silenzio, ai ricordi e a quella strana sospensione in cui il tempo sembra procedere per tutti tranne che per chi sta ancora cercando di fare i conti con ciò che ha perduto.
Anche la musica segue questa evoluzione. L’inizio è raccolto, affidato alla chitarra pulita e a sonorità morbide che lasciano respirare la voce. Poi l’arrangiamento si allarga e il brano prende corpo, fino a raggiungere un ritornello più deciso, dove le chitarre distorte e la sezione ritmica danno maggiore intensità alla canzone. È un cambiamento graduale, che accompagna bene il passaggio dall’introspezione a un’emozione più aperta.
La voce di DASYEL è probabilmente l’elemento che più caratterizza il pezzo. Ha una ruvidità che impedisce alla malinconia di diventare troppo levigata e restituisce alle parole una dimensione concreta. Non è una voce che cerca di nascondere le fragilità del racconto: al contrario, sembra utilizzarle per dare maggiore peso alla canzone.
“Pagine Aperte” funziona soprattutto quando lascia spazio a questa ambivalenza: il desiderio di voltare pagina e, contemporaneamente, la consapevolezza che alcune storie continueranno a far parte di noi. Il ritorno di DASYEL passa così attraverso un brano personale, costruito su una produzione curata ma sempre al servizio del sentimento.
E forse il vero significato del titolo sta proprio qui. Non tutte le pagine devono essere chiuse immediatamente. Alcune hanno bisogno di rimanere aperte ancora un po’, prima di poter capire cosa scrivere in quelle successive.
a cura di
Cristina Cerioni

