“Il rumore della città”: il nuovo album di Nick The Freak

Il volume 2 pubblicato da Trulletto Records lo scorso aprile è un manifesto sulla vita in una città del sud

La città in questione è Bari dove “il dance floor sono le strade e il blues rock è l’unica via di uscita”, città in cui Nick The Freak musicista, chitarrista e cantautore pugliese vive e lavora. Ama la musica, Freak Antoni e i freak, ma non le etichette e le catalogazioni, infatti quando gli abbiamo chiesto quali sono i suoi ascolti e quanto questi e le sue esperienze artistiche hanno influenzato l’attuale produzione ci ha risposto: “non mi piace catalogarmi in un genere musicale“.

Nick prima di arrivare a “Il rumore della città” ne ha fatta di strada: dagli esordi con i Modaxì nel 2000 e alcune collaborazioni con Caparezza, alle esperienze in giro per l’Europa con i The Good Ole Boys tra rock’n’roll e blues e il progetto ska / reggae B.U.M. – Bari Upbeat Movement. Grazie a queste esperienze Nick ha sviluppato un personale linguaggio musicale che intreccia rock, funk e reggae. Dal 2019 “si mette in proprio” e autoproduceIl disco vecchio“, apripista de “Il rumore della città”.

La voglia di fuggire e il legame imprescindibile con la sua città

Ispirazione è proprio la città in cui vive, le sue dinamiche, le sue luci e le sue ombre. Nelle 11 tracce emergono la voglia di fuggire e il legame imprescindibile che lo lega a Bari e alla sua gente, oltre l’ironia tagliente dei testi di denuncia che si mescola alla spensieratezza dell’electro funk e alla malinconia del blues rock.

In questo disco Nick è accompagnato da Simone Martorana (chitarre e cori), Nicola De Liso (batteria), Marcello Piarulli (basso) e Dj Tuppi (scratches), oltre ai coristi Valeria Quarto, Francesco Lamacchia, Mr. Bogo, Marta Simone e Francesco Scattarella.

Abbiamo contattato Nick per voi e questo è quello che ci ha raccontato.

“Il rumore della città vol.2” cover

Ciao Nick, benvenuto su The Soundcheck. Come ti definiresti per presentarti ai nostri lettori?

Ciao! Beh la musica fa parte della mia vita da sempre, dire che la mia vita è fatta di musica non è esagerato. Sono nato da genitori grandi amanti della musica, da piccolissimo avevo già vinili, cuffie e chitarra (o una racchetta per far finta) in mano, per cui in primis mi definisco un grande appassionato di musica.


Come nasce il tuo nome d’arte? Quali gli ascolti che ti hanno influenzato?

Il mio nome d’arte nasce un po’ dal voler rendere omaggio al mitico Freak Antoni degli Skiantos (di cui mio padre possedeva vari dischi) e un po’ perché da sempre mi piace l’idea dei “freak” degli anni ’50/’60/’70, i fenomeni da baraccone dei circhi che giravano per le città. Sono cresciuto ascoltando Beatles, Stones, Hendrix, Led Zeppelin, il blues, il r’n’r, James Brown, Bob Marley, la musica funk, soul, il reggae e poi anche tanto hip hop old school e musica elettonica… insomma è difficile dire quali ascolti mi hanno influenzato perché ce ne sono tanti e diversi.


Leggendo la tua biografia: hai già una solida esperienza alle spalle, tra gli esordi baresi con i Modaxì, le collaborazioni col mitico Caparezza e le esperienze in Europa con “The Good Ole Boys” e “Bari Upbeat Movement”. Quanto questo vissuto ha inciso sulla tua produzione solista?

Quello che ho vissuto “musicalmente” con gli altri progetti ovviamente si sente anche nella produzione che è appena uscita, non mi piace catalogarmi in un genere musicale.


A tal proposito lo scorso 10 aprile hai pubblicato “Il rumore della città vol.2”, la seconda parte di un doppio album in cui racconti le dinamiche e le atmosfere della tua città. Quanto ami Bari e quanto spesso lei e i suoi abitanti ti hanno fatto venire la “susta”? Raccontaci un aneddoto a riguardo o qualcosa che ti ha spinto a dedicarci un disco.

Si, amo e odio la mia città, come tutte le città ha i suoi pro e i suoi contro e così gli abitanti. Sicuramente ci sono riferimenti a situazioni realmente accadute in vari pezzi, come ad esempio in “100€” appunto nomino la “susta”, sentimento tipicamente barese che indica un misto di delusione, scoramento e noia.

Ascolta “Il rumore della città vol.2” su Spotify

Consigli ai ventenni di oggi di fare esperienza all’estero e magari tornare a casa o forse sarebbe meglio impegnarsi e aggregarsi qui per provare a creare nuovi contesti a misura dei loro sogni?

Beh, parlando delle nostre zone, sinceramente devo dire che c’è un bel fermento tra i ventenni che fanno musica tante ragazze e ragazzi che stanno creando una scena. Quindi penso che non ci sia più quell’esigenza di scappare per andare a fare esperienza fuori, anche perché al giorno d’oggi grazie ai social puoi praticamente sapere tutto o quasi di quello che succede anche dall’altra parte del mondo.


Da assidua e curiosa frequentatrice di concerti non posso non chiederti se hai live in programma prossimamente e, se sì, dove?

Ho fatto un paio di presentazioni del disco ad aprile, in estate sicuramente usciranno altre date, consiglio a tutte e tutti di rimanere sintonizzati sui miei canali: Facebook e Instagram

a cura di
Mariangela Cuscito

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