Torino, come ogni anno a maggio, accoglie una delle manifestazioni internazionali più amate e, diciamocelo, attese per quanto riguarda il panorama editoriale italiano. Anche quest’anno, dal 14 al 18 maggio, i padiglioni del Lingotto hanno ospitato il Salone Internazionale del Libro, il terzo sotto la direzione di Annalena Benini. Un appuntamento imperdibile per gli amanti della letteratura, tanto da poter essere definito la settimana santa dei lettori italiani.
Un giovedì da record
Come in tutte le manifestazioni, il weekend è il momento di maggior afflusso, ma quest’anno il SalTo ha registrato anche nella giornata di giovedì un incremento notevole di affluenza. I dati rilasciati dall’ufficio stampa non lasciano spazio a dubbi: sono stati “superati i 40.000 visitatori per la prima volta, con un incremento del 20% rispetto al giovedì dello scorso anno”.
Nonostante la grande affluenza, però, secondo noi il giovedì è il giorno migliore per passeggiare tra gli stand e guardare con calma i vari espositori, facendosi un’idea sul bottino con cui riempiere le nostre amate tote bag. L’unica nota dolente è che durante la prima giornata molti degli autori non saranno presenti. Resta però il momento migliore per fare acquisti con calma senza rischiare di essere travolti dalla folla.
Quest’anno, come da tradizione, non sono mancati ospiti nazionali e internazionali che hanno richiamato un gran numero di persone. Emmanuel Carrère, Alessandro Barbero e Alberto Angela sono stati tra i protagonisti più attesi.
Sui social sono nate diverse polemiche per la decisione dell’organizzazione di rendere alcuni incontri a pagamento (3 euro), ma questo non ha frenato l’entusiasmo del pubblico accorso alla manifestazione.
Grande successo anche per il romance pop-up, accessibile con un biglietto integrativo. In uno spazio separato, gli amanti del romance hanno avuto modo di incontrare le loro autrici del cuore non soltanto durante firmacopie dedicati, ma anche in panel e incontri. Anche qui non sono mancate polemiche per quanto riguarda il biglietto separato.
Non ci sentiamo però di criticare l’organizzazione per questa scelta. Lo scorso anno il biglietto era gratuito e le persone avevano la possibilità di prenotarsi per i firmacopie, che sono però andati sold out nel giro di pochissimi minuti. Un successo, direte voi… peccato che poi i posti per questi firmacopie venissero rivenduti a prezzi spropositati.
Gli espositori
Quest’anno i tre padiglioni del Lingotto e l’Oval hanno ospitato più di 1240 case editrici. Spesso c’è la tendenza a correre dai grandi editori e a trascurare quelli più piccoli. Secondo noi questo è un grande errore, perché il Salone dovrebbe essere un momento di scoperta: passeggiare tra gli stand e lasciarsi catturare da libri ed editori che di solito non si trovano nelle nostre librerie di fiducia.
Inoltre, le case editrici indipendenti spesso ospitano i loro autori, che sono sempre felici di incontrare nuove persone e parlare con loro.
Inutile dire che gli stand che offrono sconti, gadget e promozioni sono stati la rovina delle nostre tasche e delle nostre schiene, perché quando ti trovi davanti un 3×2 come fai a resistere alla tentazione?
Anche quest’anno, lo sappiamo sarete stanchi di leggerlo, secondo noi il premio per lo stand più bello va ad Ippocampo che ha deciso di riprodurre un quartiere giapponese basato sulle illustrazioni di Mateusz Urbanowicz. Più che un semplice stand una vera e propria opera d’arte.
La magia del Salone
Sicuramente il Salone del Libro è impegnativo: camminare senza sosta, non trovare un posto in cui sedersi e partecipare a file interminabili per accaparrarsi una firma (o un disegno) dei nostri autori del cuore.
Eppure anche le code possono diventare un momento di scambio e di scoperta. Fermarsi a parlare con persone che condividono la stessa passione è sempre bello ed emozionante, perché tra quelle quattro chiacchiere scambiate per caso durante una coda interminabile possono anche nascere delle amicizie.
Insomma, come ogni anno è stata un’esperienza stancante e totalizzante. Eppure, mentre prepariamo le valigie per tornare a casa, siamo tristi. Perché Torino ormai ha un po’ del nostro cuore.
Ciao Salone, ci vediamo l’anno prossimo.
a cura di
Laura Losi e Andrea Romeo

