Niccolò Ammaniti

Niccolò Ammaniti è un autore capace di stupirmi ogni volta. È successo con il romanzo Anna, ma anche con La vita intima e adesso con questa nuova uscita Il custode. Ammaniti mette in scena storie incredibili, a tratti irrealistiche eppure sorprendenti soprattutto nei modi in cui sceglie di raccontarle. 

Questo nuovo romanzo ha come protagonista il giovane Nilo isolato dal mondo a causa di una serie di regole molto stringenti che la sua famiglia pretende che rispetti per poter mantenere nel tempo un segreto antico e terribile. 

“Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno”

La famiglia Vasciaveo (composta dal tredicenne Nilo, dalla madre Agata e dalla zia Rosi) vive a Triscina, un piccolo borgo siciliano e ufficialmente si occupa di lavorare e rivendere marmo, ma solo come copertura.

L’arrivo in paese di Arianna, giovane donna bella e alla deriva, e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. 

Riuscirà Nilo dopo aver conosciuto l’amore a mantenere quel segreto?

I livelli di lettura di Il custode

In questa storia ci sono diversi livelli di lettura, un primo livello è quello della storia di Nilo, del suo dramma di vivere in un contesto dove viene sedato per dormire, in cui non è libero e non può frequentare persone o portarle a casa per custodire il segreto di famiglia. 

Questo lo limita e non gli permette di capire cosa è bene e cosa è male. L’incontro con l’amore a 13 anni avrà contorni difficili e lo renderà ancora più fragile e più incapace di trovare davvero la giusta direzione. In questa parte si sfiora l’irrealistico.

Il secondo livello è quello della storia di questa famiglia che aiuta i mafiosi a nascondere delitti per soldi, coprendo il tutto attraverso un lavoro fittizio. I rapporti tra la madre di Nilo, la sorella e ogni persona che gira intorno alla famiglia sono inficiati dal segreto che rende tutto complicato e oscuro. In questo livello la storia rasenta il realistico e diventa oscura e cupa.

Infine, il terzo livello, più simbolico, è quello dove le precedenti dimensioni si intrecciano con il mito e compare “Medusa” capace di evocare sia il senso di protezione che quello di minaccia. Entrambe queste versioni si ritrovano nei personaggi che appaiono in tutta la loro complessità, mostrando fragilità ma anche grande potenziale negativo.

Lo stile e la forza di “Il custode”

Lo stile dell’autore si può definire cinematografico, le descrizioni ti permettono di immaginare ogni scena e i dialoghi restituiscono in maniera molto vivida le paure e i desideri dei personaggi. L’adolescenza per Ammaniti è un mondo complesso dove è contemplata anche la crudeltà, soprattutto se in qualche modo questa viene subita.

Non è un romanzo d’amore, perché di amore in questa storia ne ho trovato davvero poco, anzi è proprio il contrario si tratta di una storia in cui l’amore viene cercato sempre nella forma sbagliata.

La madre di Nilo gestisce ogni cosa come se fosse un affare, anche suo figlio. Arianna e Saskia hanno un rapporto invertito; la figlia deve farle da madre perché lei non è in grado di proteggersi. 

L’unico personaggio “normale” è la zia Rosi ma è troppo debole per imporsi. Gli uomini sono tutti criminali o vittime e Nilo non ha esempi da seguire e fa ciò che ha imparato a fare.

E la domanda che ti pone davanti questa storia è: possiamo liberarci dal destino che ci viene imposto? I desideri di questo adolescente sono stati repressi a causa della particolarità della sua famiglia e questo lo ha condizionato ad una vita che non era quella che avrebbe voluto vivere, portandolo alla ribellione o forse alla resa.

Questo è un tema cardine: il cambiamento e la complessità dell’adolescenza soprattutto in una famiglia in qualche modo disfunzionale che può diventare una condanna.

Questo romanzo fa per te se ti piacciono i libri che ti rimangono addosso anche dopo diversi giorni dalla fine della lettura, quelle storie che non sai se hai capito fino in fondo e che ti lasciano l’amaro nel cuore.

a cura di
Anna Francesca Perrone

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