I Finley, in occasione del ventesimo anniversario del loro primo album, tornano a scaldare i palchi ed i cuori di una generazione cresciuta con l’idea che “Tutto è possibile”
L’ultima volta che ho assistito ad un concerto dei Finley avevo tredici anni, i capelli viola e a quei tempi il mio mp3 era la cosa più simile ad un horcrux che potesse esistere.
Oggi di anni ne ho più del doppio e ho qualche problema alla cervicale che non mi impedisce comunque di stare sottopalco, soprattutto quando ne vale la pena come in questa serata.
Il live
Pedro, Ka, Dani e Ivan irrompono sul palco del Teatro Concordia di Venaria Reale trascinando i presenti, fin dalle prime note di “Tutto è possibile“, indietro di una ventina d’anni.
La scaletta è un omaggio, un racconto generazionale per chi, come me, ha vissuto un’ adolescenza un po’ ribelle e un po’ romanticamente malinconica, con la musica a fare da colonna sonora alla nostra vita che ai tempi ci sembrava un film drammatico e a cui oggi ripensiamo col sorriso.
Quando parte “Sole di settembre” mi rendo conto che Pedro da ragazzina ha influenzato le mie aspettative in amore e non so se posso perdonarlo, ma poi intona “Fumo e cenere” ed è un meraviglioso momento di catarsi collettiva.
Il live prosegue seguendo la tracklist del loro primo album e dopo “Addio” è il momento della canzone che tutti conoscono, anche quelli trascinati al concerto da amici e fidanzate: “025613 numero di una stronza che dice di aver risposte ai miei perché“, quelle risposte che forse stiamo ancora cercando.
Scorrono “Per sempre“, “Scegli me“, cantata rigorosamente con la mano sul cuore, “Sirene” e “Run Away“: è incredibile come dimentichiamo da un giorno all’altro la password del pc di lavoro ma sappiamo ancora a memoria, parola per parola, canzoni che non ascoltiamo da 15 anni. Come scherza il cantante, sarà perché i traumi adolescenziali non si dimenticano.
Terminati i brani di “Tutto è possibile” il live prosegue con un medley di cover di brani famosissimi e apprezzatissimi dai presenti, si poga su “Adrenalina” per poi continuare con brani dagli altri album fino ad arrivare ad un momento acustico chitarra e voce con “Ricordi“, “Per la vita che verrà“, “Un’altra come te” e “Gruppo Randa“.
Si torna a saltare su “Porno” e ad emozionarsi con la bellissima “Ad occhi chiusi“, per poi avvicinarsi al gran finale: su “Should I stay or should I go” è esplicitamente richiesto di scatenarsi in cerchio, mentre l’ultimo brano della scaletta, “Domani“, è la giusta conclusione per un live che ha saputo giocare con le emozioni e farci fare un salto indietro nel tempo ma ricordandoci che i Finley sono ancora fortissimi nel presente.
Dirigendoci verso l’uscita sappiamo che ripenseremo a questi momenti come se fosse solo un’ora fa ma, soprattutto, che abbiamo collezionato dei ricordi, momenti che ci lasciano un sorriso.
Questi ragazzi, ora padri di famiglia, che per un certo periodo sono diventati delle star, hanno dimostrato di poter essere ancora qui a distanza di vent’anni e di tenere il palco in maniera egregia, con coesione, energia e qualità, e di essere stati sempre un po’ sottovalutati: c’è molto di più di una teen band.
La scaletta
- Tutto è possibile
- Sole di settembre
- Fumo e cenere
- Addio
- Diventerai una star
- Per sempre
- Scegli me
- Sirene
- Run away
- Medley (cover)
- Il tempo di un minuto
- Killer
- Adrenalina
- Miei amici
- Acustico (Ricordi, Per la vita che verrà, Un’altra come te, Gruppo Randa)
- Porno
- Ad occhi chiusi
- Perdonaci
- Meglio di noi non c’è niente
- A me piace il punk rock
- Should I Stay or Should I Go
- Domani
a cura di
Arianna Spennacchio

