Recensendo in anteprima i primi tre episodi ricordavo quanto un trailer indirizzasse spesso gli interessi del pubblico. A distanza dei successivi nove posso confermare che in questo caso il teaser fosse il giusto antipasto per una serie in pieno stile Murphy, che riporta in auge il body horror dopo il successo di “The Substance”. The Beauty è quindi un successo? Scopriamolo assieme.
Ryan Murphy si ripresenta nel 2026 con l’ennesimo progetto che sembra nato già come “evento”, ancor prima di uscire. E non è solo marketing, ma una forma mentis. Murphy costruisce mondi che sembrano patinati, ma che sotto la superficie nascondono sempre una muffa precisa, un’idea di fondo che ti resta addosso.
Negli ultimi vent’anni ci ha portati ovunque – dal thriller all’horror, dal musical al medical drama, passando per Glee, American Horror Story, Scream Queens, 911 e quel piccolo capolavoro che è stato Nip/Tuck. Ma ora cosa dobbiamo aspettarci da The Beauty?
Non è un segreto che l’horror sia il mio genere preferito ed ero rimasto ammaliato dai trailer e dai primi tre episodi di The Beauty, ma la paura che la serie somigliasse più alle stagioni deboli di American Horror Story rimaneva presente in me, come quel piccolo tarlo che non si riesce ad eliminare dalla cassettiera.
Un mese fa avevo avuto la possibilità di guardare in anteprima solo i primi tre episodi. Oggi, il quadro è molto più ampio. E allora riavvolgiamo il nastro: com’è davvero questo viaggio all’inferno andata e ritorno in prima classe?

Un bel virus
Le luci dell’alta moda brillano come un set perfetto, ma dietro i flash c’è qualcosa che non torna: alcune top model iniziano a morire in circostanze tanto misteriose quanto disturbanti.
A seguire la scia sono due agenti dell’FBI, Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall), e Parigi diventa il primo fotogramma di un incubo più grande di quanto sembri.
Più l’indagine scende sotto la superficie, più affiora un’idea seducente e tossica: un virus letale, trasmesso per via sessuale, capace di “riscrivere” i corpi rendendoli impeccabili.
La bellezza, qui, non è un dono: è un prezzo da pagare, e l’ossessione estetica si trasforma in una gabbia che stringe lentamente.
A muovere i fili c’è “The Corporation”, guidata da un magnate della tecnologia interpretato da Ashton Kutcher: un potere che vende miracoli e pretende silenzio. E, quando qualcuno si avvicina troppo alla verità, entra in scena un’ombra incaricata di ripulire la scena: The Assassin (Anthony Ramos).
Nei primi nove episodi la storia si allarga e si sposta come un thriller internazionale, attraversando anche Roma, Venezia e New York, mentre l’FBI finisce sempre più nel mirino. Ma proprio quando sembra che tutto stia per esplodere, restano gli ultimi due capitoli (episodi 10 e 11) in arrivo oggi, giovedì 5 marzo, pronti a chiudere questa corsa nel buio.

Un percorso ben definito
Ci chiedevamo qualche tempo fa come mai nei primi episodi il tema della bellezza non fosse così centrale. Bene, arrivati ad un passo dalla fine, siamo entrati nel labirinto della regina cattiva, l’abbiamo percorso e siamo quasi arrivati allo scontro finale.
Infatti, inoltrandoci nel cuore della stagione, l’ingranaggio comincia a girare. L’indagine di Cooper e Jordan scende sotto la superficie lucida delle passerelle e porta alla luce una verità disturbante: l’esistenza di un virus letale, trasmesso per via sessuale, che “riscrive” i corpi rendendoli fisicamente impeccabili. Ma questa ossessione estetica diventa una trappola mortale.
La bellezza non è infatti un dono, ma un contagio. Gli effetti collaterali sono terrificanti, capaci di distruggere chiunque si lasci sedurre da questa promessa di perfezione assoluta. Il body horror murphyano smette di essere solo uno shock visivo per diventare una lente d’ingrandimento sulla nostra società.
Un mondo che sta lentamente decadendo per questa continua necessità di perfezione non solo fisica, ma di apparenza totale, che porta le persone a stravolgere se stesse e a svendersi pur di emergere.

Un quadro dipinto col sangue e col neon
Se c’è una cosa che Ryan Murphy sa fare meglio di chiunque altro, è costruire un’estetica che ti aggredisca ancora prima che tu te ne accorga.
La regia di The Beauty non è mai rassicurante: è un continuo gioco di specchi, di inquadrature claustrofobiche che ti stringono il fiato proprio quando i personaggi sembrano avere il mondo in pugno.
Poi c’è la fotografia, vera co-protagonista della serie. Dimenticatevi la luce naturale: qui tutto è virato su tonalità glaciali, neon da sala operatoria e ombre densissime che inghiottono i bordi dell’inquadratura, creando un contrasto netto e disturbante con la perfezione assoluta dei corpi messi in scena. È un mondo patinato che trasuda infezione.
Ma questa confezione sontuosa crollerebbe su se stessa senza un cast in stato di grazia. Evan Peters e Rebecca Hall funzionano alla perfezione come due anime rotte e ciniche, gli unici sguardi vagamente razionali in un universo che ha perso il controllo. Jeremy Pope si carica sulle spalle tutto il peso emotivo della serie, regalando una performance fisica e psicologica che ferisce e colpisce. E poi c’è Ashton Kutcher: il suo Byron Forst non alza mai la voce, non si sporca mai le mani, ma ti gela il sangue con un mezzo sorriso plastificato.
E quando sullo schermo appare Isabella Rossellini, beh… capisci subito che sei di fronte a un’opera che, nel bene e nel male, non ha paura di volare altissimo. Tutti quanti si muovono come manichini perfetti in una vetrina che sta per andare in frantumi.

Quella sensazione di abbandono
Questo percorso, lungo ormai più di un mese, ci ha portati ad amare e odiare Ryan Murphy esattamente come ci succede quasi sempre con le sue opere.
È un viaggio che è cresciuto e si è evoluto di settimana in settimana, sballottandoci tra dubbi costanti e una capacità di immedesimazione con i personaggi che solo pochissime serie oggi riescono a creare.
Lungo questi nove episodi, il ritmo si è alzato vertiginosamente, trasformando l’indagine in un thriller serrato e dal respiro internazionale che ci ha trascinati per le strade di Roma, Venezia e New York.
E mentre l’FBI finisce sempre più intrappolata nel mirino della spietata corporazione di Forst e del suo sicario, The Assassin (Anthony Ramos), l’epidemia sfugge silenziosamente a ogni controllo.
Senza ombra di dubbio, l’interpretazione del cast è magnetica, e la presenza di icone come Isabella Rossellini è l’emblema di una qualità formale nettamente superiore alla media. Quella sensazione di spaesamento iniziale si è trasformata, puntata dopo puntata, in una corsa all’ultimo respiro verso l’abisso.
Oggi, a un passo dal traguardo, possiamo dirlo: l’hype non è stato tradito. The Beauty gioca duro, usa il corpo come palcoscenico dell’orrore e ci sbatte in faccia i nostri desideri più inconfessabili.
Solo al termine di questa discesa sapremo se Murphy deciderà di chiudere il cerchio con la sua solita macabra eleganza, o se ci lascerà bruciare per sempre tra i frammenti dei nostri stessi specchi.
Appuntamento su Disney+, con gli ultimi episodi della stagione!
a cura di
Andrea Munaretto

