Il Giudizio dei Sette, lutto Targaryen e il destino di un cavaliere e il suo scudiero
C’è tensione nell’aria
Baelor Targaryen, principe ed erede al Trono di Spade, nella sua auto-nomina come settimo cavaliere al fianco di Ser Duncan, cerca di incitare e preparare strategicamente i cavalieri a ciò che avverrà. L’agitazione è palpabile, c’è chi vomita, chi sospira, i cavalli sono impazienti, scalpitano. Dunk ed Egg si salutano. Come due vecchi amici si insultano, nella speranza di rivedersi alla fine dello scontro. Il Giudizio dei Sette, ha inizio! Ser Dunk, perso, impreparato dinanzi a tanto caos e avventatezza, viene immediatamente ferito al fianco e scaraventato a terra da cavallo in seguito ad un colpo in testa. Sviene. Ce lo aspettavamo?! Beh direi un po’ sì, e allo stesso tempo un po’ no. Credo che un po’ tutti speravamo in una sua magica destrezza nell’arte della spada o in qualche suo talento nascosto che ci avrebbe lasciati sgomenti. Ma ahimè, è stato banalmente prevedibile questo suo debutto.

Le origini di Ser Dunk
In questa fase di svenimento, sembra come se Ser Duncan ripercorra mentalmente il viale di ricordi. Dunk è un orfano, abbandonato dalla madre a Fondo delle Pulci ( quartiere più povero della periferia di Approdo del Re, la capitale dei Sette Regni). Vivendo di stenti, insieme alla sua amica Rafe, cercano del denaro per potersene andare verso le Città Libere. Ma a Fondo delle Pulci vige la legge del più forte e due ragazzini come loro non si rendono conto del vero pericolo che percorrono nel credersi più furbi di un qualsiasi lestofante. Dunk assiste allo sgozzamento della sua amica Rafe, per aver rubato un pugnale ad un viscido Mantello d’Oro di Approdo del Re. Dunk, addolorato dalla perdita, aggredisce il cavaliere, ma viene ferito alla gamba. E in quel preciso momento conosce Ser Arlan di Pennytree. Nonostante fosse ubriaco, riesce a soccorrere il giovane Dunk. Avendo perso ogni punto di riferimento, Dunk inizia a seguire il viaggio di Ser Arlan, a distanza, finché non sarà quest’ultimo ad avvicinarlo.
“In piedi Ser”
Ser Duncan torna in sé, ma il giovane drago si accanisce su di lui colpendolo e ferendolo ripetutamente. Dunk è palesemente stremato, ma in un’impeto di coraggio riesce a colpire Aerion Targaryen. Lo colpisce gravemente alla coscia e proprio ora che sembra avere la meglio, Ser Dunk si accascia a terra. Sembra esser morto. Dagli spalti, il fedele scudiero Egg assiste a tutto. “In piedi Ser, in piedi Ser” lo ripete, lo urla. Con il fiato sospeso, sembra non esserci speranza. Ser Duncan esala un respiro e la folla, seguendo l’esempio di Egg, lo incita “In piedi Ser”.

L’ultimo dei valorosi
E’ incredibile ( e a parer mio poco verosimile) come nonostante le numerose ferite, quasi mortali, Ser Duncan riesca ancora ad alzarsi in piedi e duellare. Soprattutto nei confronto di un Aerion Targaryen decisamente più giovane di lui. Dunk ha la meglio nel corpo a corpo con il giovane principe, il quale si arrende e ritirando così le sue accuse, il duello termina. Ciò che successivamente accade è il “lieto inizio” della vita da cavaliere che tutti ci siamo augurati fin dalle prime puntate, per il buono ed onesto Ser Dunk. Mentre il cavaliere si lecca le ferite, si prostra in ginocchio dinanzi al principe Baelor Targaryen e gli mostra tutta la sua gratitudine e volontà nel servirlo. Il principe, che fino ad ora si è dimostrato uno dei più valorosi e raro Uomo dei Targaryen, accetta la proposta. Nello sfilarsi l’elmo, accade l’impensabile! Il Principe è stato colpito mortalmente alla nuca durante il Giudizio dei Sette e l’elmo fino a quel momento era stato il vitale collante. Così, l’eroico Principe cade tra le braccia di Ser Duncan che, incredulo e in un fiume di lacrime, spezza il cuore di tutti noi ottimisti.

Sensi di colpa
Nonostante i cavalieri che hanno combattuto al suo fianco gli siano ancora fedeli, Ser Dunk è logorato dal senso di colpa per la morte del Principe. Lord Lyonel Baratheon gli propone di unirsi a lui a Capo Tempesta e gli promette di trattarlo come un fratello, ma Ser Dunk ha paura di portargli sfortuna e morte; aspetti che hanno caratterizzato la sua vita fino ad ora. Incolpato anche dal figlio più giovane del Principe ( Matarys Targaryen), Dunk è pronto a partire, ma viene convocato dal Principe Maekar Targaryen. Nonostante sia amareggiato e dispiaciuto per la scomparsa del fratello, non incolpa il nostro protagonista per la perdita. Anzi’, riconoscendo l’attaccamento che Egg, suo figlio, ha nei suoi confronti, gli propone di unirsi a loro a Sala dell’ Estate (fortezza estiva di casa Targaryen nelle Terre della Tempesta) per poter istruire Egg come suo scudiero. Ma il cavaliere errante ha “chiuso” con i principi.
Ripensamenti
Egg ha ascoltato tutto. Triste e deluso rimurgina su sé stesso, sulla sua famiglia e il suo destino di Targaryen. In un’impeto di ira o sarebbe meglio dire, follia Targaryen, con un coltello si addentra nella stanza del malvagio fratello Aerion che ha disseminato solo discordia e generato tragedie in questo torneo. Nell’intento di ucciderlo nel sonno, in lacrime, si avvicina, ma viene colto dalla veglia del padre. Così Maekar, benevolmente, blocca i suoi intenti, compatendolo. Intanto Dunk ancora ferito e annebbiato dai pensieri e sensi di colpa, passa gli ultimi istanti ad Ashford imbattendosi in Aemon Targaryen, il quale lo incita a riflettere nel non abbandonare il giovane fratello e spingendolo a considerare cosa potrà accadere ad Egg se l’onorevole Ser Duncan non fosse presente nella sua vita con una semplice ed efficace frase : “La follia dei Targaryen, è tramandata nel ventre materno“. Un pensiero che lascia presagire che prima o poi tutti i Targaryen cedono alla follia, ma che grazie al loro potere e volontà, se affiancati e guidati dalle giuste persone, prima di allora, possono elargire del bene nel Regno.
L’inizio del viaggio
Ser Duncan si reca al cospetto di Maekar accettando la proposta di avere Egg come scudiero, a condizione che vada errando con lui, lontano dai lussi, traendo inspirazione dagli insegnamenti di Ser Arlan di Pennytree. Maekar ricorda all’umile cavaliere che i Targaryen non cedono a tali bassezze e in un’esternazione commovente, al cavaliere gli viene ricordato che Aegon è il suo ultimo figlio, l’ultimo che può essere ancora “salvato“. Dunk è pronto a partire, lasciandosi alle spalle questo sfortunato epilogo ed il legame con il suo vecchio maestro. Ed è in questi ultimi minuti che Egg appare, in umili abiti, pronto a servire il suo cavaliere con la benedizione del padre ( a detta sua). Verso i Nove Regni, inizia la loro avventura! Così come inizia l’ennesima ricerca del giovane figlio per Maekar Targaryen!

Non è tutto oro quel che luccica
La prima stagione di “The Knight of Seven Kingdoms” si è conclusa con gran successo per la critica. Ha registrato 26 milioni di spettatori a livello globale per episodio. Si è classificata come la terza miglior première di una serie nella storia di HBO Max, posizionandosi dietro House of the Dragon e The Last of Us. Un successo tale che le riprese per la seconda stagione sono iniziate già a Dicembre 2025. Dunque la fandom pare essersi rabbonita! La narrativa decisamente più umana ed umile ha avuto la meglio sulla cruenta e storica fama di GoT o HotD. Personalmente ringrazio per la breve durata degli episodi! Sarò una voce fuori dal coro, ma questa venatura quasi pacifica, mi ha annoiata! Sarà perché la prospettiva è completamente diversa rispetto alle famigerate serie precedentemente nominate?! Sarà perché è un epoca in cui i Draghi sono già estinti per cui non c’è spettacolarizzazione?! Sarà perché tutta una stagione ruota attorno esclusivamente ad un banale torneo di Ashford?! Sarà perché i momenti più salienti della serie sono durati giusto il brio di qualche minuto senza avere poi chissà quali cruente conseguenze?! Il caro George R.R. Martin mi avrà probabilmente educata al sensazionalismo del male, motivo per cui mi aspettavo nelle ultime tre puntate un costante sovraccarico di emozioni ed avvenimenti che avrebbero dato del pepe in più a questa tiepida minestra. D’altronde riconosco che l’obiettivo narrativo e di regia fosse tutt’altro : la visione dell’uomo comune, etico e buono, un uomo dalla non agiata e clemente vita che, grazie alle sue umili forze riesce a piccoli passi a farcela da solo. Dunque, rispondendo all’emergente domanda “l’attesa ne sarà valsa la pena?!“, cari lettori, a gusto personale, ahimè, rispondo di NO! Mi associo alla critica contemporanea fantasy, dove non tutto è etichettabile in “o è bianco o è nero”, ovvero non necessariamente bisogna distinguere bene o male. Il genere fantasy ci permette di evadere dalla comune realtà e dai suoi schemi etici, di non seguire propriamente logiche umane. Andrò anche globalmente contro corrente, ma la mia fede rimane per i grandi “classici” con cui Martin ci ha piacevolmente viziati.
a cura di
Rachele Donatelli

