Un pezzo grosso di Orson Welles uscirà in libreria il 31 marzo, per La Nave di Teseo, in contemporanea alla mostra dedicata al regista al Museo Nazionale del Cinema
Pubblicata soltanto in Francia nel lontano 1953 – ma in un’edizione rimaneggiata e diversa dalla presente – e mai negli Stati Uniti o in altri paesi anglofoni, di quest’opera è stata recentemente rinvenuta una copia originale in inglese presso il Fondo Welles del Museo Nazionale del Cinema di Torino, che aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione del suo immaginario e della sua libertà creativa.
In contemporanea, My name is Orson Welles, una grande mostra allestita nel cuore della Mole Antonelliana, all’interno del Museo Nazionale del Cinema di Torino, dal 1° aprile al 5 ottobre, a cura di Frédéric Bonnaud, direttore della Cinémathèque française (conferenza stampa e inaugurazione 31 marzo).
“Ringrazio il Museo del Cinema di Torino per avere scelto La nave di Teseo come luogo in
cui fare atterrare questo romanzo inedito in Italia di Orson Welles. Per La nave di Teseo
costituisce un arricchimento decisivo del suo catalogo già popolato di libri di straordinari
registi.”Elisabetta Sgarbi, Direttore generale La nave di Teseo
Siamo molto felici che la fantasia scritta da Orson Welles negli anni Cinquanta – e purtroppo molto reale e molto attuale – veda la luce nella sua traduzione italiana. Per il Museo Nazionale del Cinema di Torino, che custodisce l’originale inglese, la bella pubblicazione di La nave di Teseo non è solo la restituzione al pubblico italiano di un talento che non finisce mai di stupire ma anche il perfetto contrappunto alla mostra che dal 31 marzo celebrerà alla Mole Antonelliana questo poliedrico artista. Welles è per tanti versi un Teseo moderno, un esploratore che mette in comunione mondi distanti, un visionario che ha
attraversato diversi territori (artistici) e che ha visto più lontano di molti altri. Per questo i suoi film, i suoi disegni, i suoi scritti ancora oggi ci interpellano.
Carlo Chatrian, direttore Museo Nazionale del Cinema di Torino
Il libro
Negli anni Cinquanta, su una nave in rotta verso Maliñha, una piccola isola del Mediterraneo governata da una dittatura, un incontro casuale cambia per sempre il destino di un’intera nazione. Joe Cutler, giovane americano nipote di un potente magnate delle bibite, conosce Susie, in viaggio per conoscere il paese del suo fidanzato, uno scalcagnato diplomatico inviato a Washington. Il loro breve incontro da vita a un equivoco clamoroso che trasforma Joe in un presunto agente americano sotto copertura e getta l’isola nel panico: nel giro di poche ore, i governanti decidono che l’unica soluzione è fingersi una democrazia. Da quel momento, tra complotti, colpi di stato, arresti, elezioni improvvisate, bevande misteriose e passioni inattese, Maliñha scivola verso un caos tanto assurdo quanto rivelatore.
Un pezzo grosso, il cui manoscritto è stato a lungo ritenuto perduto e da poco riscoperto, è un romanzo prezioso e dal ritmo travolgente. Con una girandola di equivoci e colpi di scena, tra dialoghi affilati e situazioni assurde, ammiragli grotteschi, vescovi filosofi, multinazionali delle bibite potentissime, elezioni farsa, spie immaginarie e amori improvvisi, sotto la sua superficie brillante nasconde una satira lucidissima e spietata del potere, del capitalismo globale e delle sue maschere messe alla berlina dall’affilata ironia e intelligenza di Orson Welles.
L’autore
Orson Welles è stato uno dei più straordinari e irregolari protagonisti della cultura del Novecento: regista, attore, sceneggiatore, autore teatrale e radiofonico.
Genio precoce, a venticinque anni firmò Quarto potere, opera rivoluzionaria che cambiò per sempre il linguaggio del cinema. Dotato di una voce inconfondibile e di un’immaginazione senza confini, Welles ha attraversato teatro, radio e cinema con uno stile libero e visionario, spesso in conflitto con le regole dell’industria. La sua opera, segnata da capolavori e progetti incompiuti, racconta la tensione costante tra arte e potere, libertà creativa e compromesso. Ancora oggi Orson Welles rimane il simbolo di un’idea di cinema come atto assoluto, personale e irriducibile.
a cura di
Staff

