Ieri sera, 28 febbraio, al Teatro Sala Comunità S. Costanzo di Nave (BS), la compagnia Tutto Fa Brod-Way ha portato in scena Sister Act – Il Musical, lasciandomi sinceramente colpito dalla qualità complessiva della messinscena
Sister Act nasce dal celebre film con Whoopi Goldberg, ma l’adattamento teatrale ha una sua identità precisa. In questa versione, la storia viene snellita e ridotta all’essenziale per funzionare al meglio sul palcoscenico: alcune parti vengono tagliate, i personaggi alleggeriti e resi più caricaturali, trasformandosi in vere e proprie chiavi comiche. Una scelta che, a livello teatrale, funziona molto bene.
Trama (breve) e adattamento teatrale
La vicenda è nota: Deloris Van Cartier, cantante di nightclub, assiste a un omicidio commesso dal suo compagno gangster e viene nascosta dalla polizia in un convento, sotto mentite spoglie, per proteggerla. In quel luogo apparentemente lontano anni luce dal suo mondo, rivoluzionerà il coro delle suore trasformandolo in un’esplosione gospel capace di attirare l’attenzione di tutta la città.
In questa trasposizione, la storia viene raccontata in modo più diretto e compatto. I gangster, che nel film avevano un ruolo meno comico e più lineare, qui diventano quasi una “banda bassotti” irresistibile: caricature sopra le righe che generano gran parte delle gag più riuscite. Lo stesso vale per il poliziotto Eddie (il mitico “Umidino”), che assume una dimensione molto più spiccatamente comica rispetto alla versione cinematografica. Sono scelte intelligenti che danno ritmo e leggerezza allo spettacolo.
Non solo una commedia: un’opera stratificata
Ridurre Sister Act a una semplice commedia sarebbe un errore. È vero: lo spettacolo è frizzante, divertente e pieno di gag riuscite. Ma sotto la superficie c’è molto di più.
C’è una storia di seconde opportunità, c’è un percorso di formazione (in particolare per la giovane novizia Suor Roberta), c’è il tema dell’identità e della ricerca del proprio posto nel mondo. E soprattutto c’è la sorellanza: una comunità femminile che, tra rigidità e stereotipi, trova un modo per unirsi e sostenersi.
Non è tanto una storia sulla Chiesa quanto una storia sull’aiuto reciproco, sulla coralità, sull’“unione fa la forza”. È un’opera collettiva in cui ogni personaggio, anche secondario, ha il suo momento e contribuisce al racconto.
Personaggi-maschere che funzionano
I personaggi secondari sono volutamente caratterizzati come macchiette, ma funzionano perfettamente:
Il trio di gangster è irresistibile nella sua goffaggine, Eddie/Umidino è tenero, impacciato e autoironico.La Madre Superiora, rigida e severa ma dal cuore sincero, rappresenta il conflitto tra regola e apertura; Suor Roberta incarna la ricerca di sé, mentre Suor Maria Lazzara è il simbolo del cambiamento possibile.
È uno spettacolo corale in cui tutti trovano spazio, senza che la protagonista schiacci il resto del cast.
Una messinscena sorprendentemente ricca
Ciò che mi ha colpito di più è stata la qualità generale dell’allestimento. Onestamente, nonostante non si tratti di una compagnia teatrale nazionale, il livello è altissimo.
La scenografia è mobile e ricca di elementi: si passa dal bar iniziale al convento, dalla camera di Deloris alla sala delle preghiere, fino all’ufficio di Eddie, con numerosi fondali e cambi scena ben orchestrati. Il ritmo non si spezza mai.
Anche i costumi meritano un plauso: tantissimi cambi d’abito, colori vivaci, dettagli curati. Le suore, i gangster, Deloris nei suoi look scintillanti: tutto è coerente e visivamente efficace.
Cast e comparto musicale: energia pura
Tutti gli interpreti si sono dimostrati molto preparati, sia dal punto di vista vocale che attoriale. Le parti cantate sono solide, energiche, coinvolgenti. Il coro “gospel” trascina, diverte e crea un’atmosfera contagiosa che coinvolge il pubblico.
Lo spettacolo scorre leggero per quasi due ore, senza momenti di calo. È divertente, dinamico, pieno di buoni sentimenti ma mai stucchevole.
La versione di Sister Act – Il Musical proposta dalla compagnia Tutto Fa Brod-Way è molto valida e sorprendentemente curata. È una commedia spassosissima, ma anche un’opera più stratificata di quanto sembri, capace di parlare di comunità, solidarietà e seconde possibilità.
Uno spettacolo che non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni nazionali.
Consigliato a chi vuole trascorrere due ore di leggerezza intelligente, tra risate, gospel e un messaggio semplice ma potente: insieme si è più forti.
a cura di
Daniele Marazzani

