Commento delle prime due puntate di “The Knight of the Seven Kingdoms” : amicizia, tornei, ricerca della gloria e grandi casate

Cari lettori, non fatevi ingannare dal frame iniziale di “A Knight of the Seven Kingdoms” in cui il protagonista Dunk, seppellisce sotto la pioggia il suo amato maestro Ser Arlan di Pennytree, riportando nostalgicamente alla mente, imminenti faide di grandi casate.
No, (ahimè) in questa serie, assisteremo ad uno sconvolgimento narrativo.
Siamo stati abituati ad una Westeros assediata da battaglie apocalittiche e da stermini di grandi famiglie.
Ora bisogna abbandonare le vecchie glorie (nonostante per un’entusiasmante attimo con il famoso intro de “Il Trono di Spade” ci abbiano catapultato nel passato) ed assaporare una lenta ed umile trasposizione della vita e delle avventure di quel che sarà il cavaliere Ser Duncan “l’Alto” e del suo giovane scudiero Egg ovvero Aegon Targaryen.

Un cavaliere errante
In queste prime due puntate della serie, diretta da Owen Harris e con la sceneggiatura di Ira Parker, assistiamo in primis al grande desiderio di Dunk nel voler partecipare al Torneo di Ashford.
E come vuole la tradizione, in ogni torneo c’è sempre un banchetto e chi può indirlo se non un Baratheon? Nasce così, quel che sembra, una prosperosa amicizia tra Lord Lyonel Baratheon ed il protagonista.
Casa Targaryen non tarda ad arrivare con il solito acclamato ingresso.
Dunk pur di raggiungere il suo obiettivo, ovvero quello di ricevere il favore di una casata che possa garantire per lui nell’ingresso al torneo, tenta il tutto per tutto. Un pò scioccamente e un pò coraggiosamente, si fa avanti dinanzi all’erede al Trono di Spade Baelor Targaryen; il quale con inaspettata diplomazia, gli concede il suo favore.
Così ha inizio il torneo, così ha inizio l’ascesa di Ser Duncan “l’Alto”.
Si cambia registro
La narrazione è caratterizzata da un tono ironico, beffardo, e un po’ volgare, poiché l’obiettivo di questo spin-off è proprio quello di distaccarsi dagli epici dialoghi e dagli oramai superati episodi sanguinosi e cruenti a cui eravamo abituati ne “Il Trono di Spade”. D’altronde li distanziano 90 anni di storia e che storia!
Sulle spine cavalleresche
Siamo spettatori della vita di un cavaliere fuori dagli schemi.
Un’ ingenuo, goffo e palesemente buono Dunk che cerca di orientarsi in questi Sette Regni con solo un’unico scopo : quello di diventare un grande cavaliere.
Perciò cari lettori mettiamoci comodi, perché non sarà facile dedurre in breve tempo, se l’attesa ne sarà valsa la pena, ma sicuramente possiamo dire che queste prime puntate dall’ “umano” esordio ci hanno stupiti.
A cura di
Rachele Donatelli

