Dopo un anno i Royel Otis fanno di nuovo tappa a Milano per portare al pubblico il nuovo album “hickey” nel “meet me in the car eu/uk tour”
Eravamo già stati l’anno scorso a vedere i Royel Otis dopo che erano subentrati prorompenti nel panorama mondiale tramite le loro cover andate particolarmente virali. Siamo tornati al loro show anche grazie alla nuova spinta infusa dal nuovo album che abbiamo recensito qualche mese fa.
La serata è stata aperta da Visconti, l’artista si prodiga in un genere un po’ discostante da quello dei Royel Otis a essere sinceri, però comunque ascoltabile. Ha dato una sensazione di essere più punk e di conseguenza più grezzo della band. Inoltre abbiamo trovato Visconti un po’ acerbo nell’interazione con il pubblico, uno degli aspetti fondamentali per entrare nel cuore del pubblico come giovane emergente.
Lo show non è andato sold out, ma non so quanta gente volessero stipare dentro al Fabrique siccome era davvero pieno e siamo sicuramente lieti come un progetto di questa fattura in un solo anno sia passato a questa location ben più capiente della precedente.
In questa occasione si sono un po’ istituzionalizzati rispetto all’anno scorso, non sono più i ragazzetti scappati di casa e per la scenografia non potevano portare più un grosso gambero alle proprie spalle, ma hanno deciso invece per un led dove venivano visualizzati spezzoni di video delle loro canzoni o frasi ad hoc per il luogo come “Milan you’re f*cking gorgeous” o aforismi per spiegare le canzoni come “this is not a song about a friend“. Tutto estremamente semplice come sono stati conosciuti in primo luogo dal pubblico.
Quello infatti che continua a colpirci è la loro semplicità, magari non sono nulla di speciale o di incredibile, ma quanto siamo ossessionati dall’essere qualcosa di più rispetto ad altri? Una cultura della performance che continua a vivere anche nella musica e invece loro con la musica e la qualità, senza ulteriori stratagemmi donano qualcosa di buono al panorama.
L’unica pecca è la durata cortissima dello spettacolo; con tre album rilasciati non è possibile fare 1.15h di musica. Ci siamo rimasti un po’ male, lo confessiamo. Per chiosare, le canzoni del nuovo album anche arrangiate più aggressive hanno reso molto bene e sanciscono ancora una volta come i Royel Otis non siano solo i ragazzi delle cover virali, merito comunque a loro che da semi-sconosciuti hanno ridato vita a certe canzoni, ma possiedono una loro identità precisa, forte che sta andando in crescendo e di questo passo occhio al progetto Royel Otis.
La scaletta
- i hate this tune
- Adored
- Heading for the Door
- who’s your boyfriend
- car
- Kool Aid
- Foam
- moody
- come on home
- shut up
- she’s got a gun
- more to lose
- jazz burger
- Linger (The Cranberries cover)
- I Wanna Dance with You
- Bull Breed
- Fried Rice
- Sofa King
- Murder on the Dancefloor (Sophie Ellis‐Bextor cover)
- say something
- Oysters in My Pocket
a cura di
Luca Montanari

