“hickey” è il terzo album in studio in tre anni del duo australiano Royel Otis che cerca di affermarsi sempre di più nel panorama alternativo mondiale
I Royel Otis sono sicuramente una delle uscite più interessanti del panorama alternativo dell’ultimo periodo. Sono sbucati fuori dal nulla facendosi apprezzare particolarmente con le cover di “Murder on the Dancefloor” e “Linger” per poi farsi strada attraverso i loro pezzi inediti come “Oysters In My Pocket” e “Sofa King”.
La band è relativamente giovane, ma già dagli esordi ha ottenuto una bella attenzione, un bel “consenso” e proprio per questo motivo siamo stati tra i tanti curiosi ad ascoltarli l’anno scorso al Santeria a Milano che puntualmente ospita queste perle semi-sconosciute in Italia. Probabilmente andremo a riascoltarli quest’anno perché dal vivo sono estremamente interessanti e riescono a dare anche quel quid in più.
Al terzo album consecutivo in tre anni i Royel Otis con “hickey” mirano a confermare le sensazioni suscitate: dare una lettura di chiave moderna a un sound più vintage e al tempo stesso sbizzarrirsi nei messaggi da comunicare risultando spesso abbastanza spontanei.
hickey tra conferme e discontinuità
In questo album non troviamo nulla di sconvolgente, a livello di sound si attesta molto in linea a ciò a cui i Royel Otis ci hanno abituati con gli scorsi lavori: una sorta di alternative/indie rock con molti synth, tanta attenzione all’orecchiabilità e le melodie di ogni brano per cui ognuno di essi ha le potenzialità di diventare un motivetto da canticchiare nella propria testa.
Rispetto invece ai temi trattati troviamo una piccola discontinuità perché in questo album i messaggi sono molto chiari rispetto ad altri lavori precedenti. Il tema principale dell’album che si può facilmente notare progressivamente è l’amore in tutte le sue fasi soprattutto per quanto riguarda le rotture e le separazioni, ma anche del fenomeno nella sua forma più intensa.
Addentriamoci nelle tracce
Canzoni come “i hate this tune”, “more to lose” e “car” affrontano un amore verso la fine o già finito. “i hate this tune” fa un elenco di cose che ricordano un amore andato di cui fa parte la canzone stessa. “car” parla della rottura di un rapporto in procinto di avvenire in un auto, seppur magari fino a quel momento sia stato uno spazio vissuto differentemente all’interno della coppia. “more to lose” è invece bella pesante come traccia soprattutto se state attraversando un periodo instabile nella coppia o vi siete appena lasciati.
Per riprendere invece quelle “positive”, o meglio meno negative, abbiamo scelto: “who’s your boyfriend now”, “moody” e “jazz burger”. La prima, dipende da come la si vede, ma il protagonista rimane imbrigliato in un triangolo amoroso in cui lui è l’estraneo che si intromette in questa relazione, ma per cui la persona coinvolta della coppia non riesce ad abbandonare l’amore originale.
“moody” parla invece di un amore intenso, forse quasi tossico, quell’amore cieco che non ti fa vedere neanche a un palmo di distanza. “jazz burger” sembra coniugare l’addio e la chiusura dell’album e la traccia narra di un amore ancora vivo, una speranza che possa riaccendersi e possa risbocciare, ma in questo momento non è possibile proseguire.
“dancing with myself” è la nota speciale perché sicuramente uno dei brani più interessanti per una sfaccettatura diversa del tema trattato: l’amor proprio. Dalle sonorità più “vaporwave” la canzone risulta un manifesto per accettare la propria persona; è un tema sicuramente sempre più caldo negli ultimi tempi, ma mai scontato soprattutto in un album pieno di rotture e separazioni.
L’addio
Lo riteniamo un album per confermarsi perché non osa troppo rispetto alle loro canzoni passate, ma il duo deve spiccare il volo e prima deve dare modo ai propri ascoltatori di ricevere ulteriore materiale per farsi veramente valutare e capire se possono diventare un big yes o solamente un fuoco di paglia.
Abbiamo optato per alcune tracce, ma consigliamo assolutamente l’ascolto perché loro sono capaci di accendere un mood particolare, la riteniamo musica adattabile: sia per le giornate di pioggia che di sole, per viaggiare o restare sdraiati in un parco, da ascoltare assieme a qualcuno di speciale o da soli.
a cura di
Luca Montanari

