MIVERGOGNO ci racconta traccia dopo traccia “Happy”

“Happy” di MIVERGOGNO è uno di quei dischi che ti accolgono con un sorriso storto, quasi di circostanza, prima di trascinarti dentro tutto ciò che quel sorriso sta cercando di nascondere.

Un album che parla di felicità, certo, ma solo per mostrarne i contorni sfilacciati, le crepe, le ombre. MIVERGOGNO torna dopo tre anni con un lavoro, edito per Dischi Sotterranei, che nasce — come dice lui stesso — «durante un ottimo periodo di merda», e si sente: ogni canzone è un tentativo di afferrare qualcosa che continua a scappare, una felicità che rimane un miraggio, una promessa vista da lontano.

Qui la sincerità non è mai lineare: è scomposta, ironica, punk, malinconica, sboccata quando serve e dolce quando non te l’aspetti. “Happy è un concept album leggero solo in apparenza: dietro le melodie immediate si nascondono visioni storte, momenti di fragilità assoluta e un’insofferenza che brucia sottopelle.

“Happy è questo: la ricerca ostinata di un equilibrio che forse non esiste, un rito catartico punk rock che sfiora la felicità solo per riconoscere quanto sia difficile tenerla in mano.

Adesso che abbiamo aperto la porta, entriamo traccia dopo traccia nel nuovo disco di MIVERGOGNO.

Chitarrarosa

Chitarrarosa funge da intro all’album, dietro a quella che sembrerebbe una semplice filastrocca giocosa si nasconde in realtà il succo del disco, il desiderio di serenità che deve però fare i conti con la realtà, con le difficoltà della vita.

L’amore mente

L’amore mente affronta la tematica dell’amore togliendo il solito filtro romantico a cui siamo abituati, un punto di vista ben più cinico. L’amore mente, per comodità, per quieto vivere, per non ferire o per non dover spiegare, l’odio invece, che scaturisce magari da un semplice litigio, ci dà alla testa come fosse vino e ci fa dire le verità che preferiremmo non rivelare mai.

Brilla

Brilla il tuo ufficio stanotte in città” 

Quale gesto d’amore più bello e potente se non quello di far saltare in aria il posto di lavoro della persona che si ama?! Una canzone d’amore punk-anarchico che sogna una liberazione spirituale. 

Cura di te

Cura di te sa di primavera, di leggero hangover, di fiori e di malinconia. Una canzone un po’ disillusa e un po’ speranzosa. Le verità che ci si racconta a volte non coincidono con le realtà dei fatti: siamo contenti o felici? Chi lo sa, chiudendo un occhio si aprono portoni ad una vita più disinvolta.

Ritornello 

Ritornello è un pezzo diretto, punk, triste e incazzato che non dimentica di fare autoironia, un brano che è super autobiografico eppure parla anche di te che lo stai ascoltando.

Medicine per la pazzia 

Psicofarmaci, ansiolitici, alcol, droghe leggere e psicoanalisi costose, Medicine per la pazzia butta un occhio sui tempi che corrono, troppo veloci, stressanti, che ci mandano fuori strada creando situazioni al limite del tragicomico. Soffrire oggi è normale, proviamo a tamponare.

Banalità 

Banalità è un pensare a voce alta. Mette a nudo la consapevolezza di non essere all’altezza, di sentirsi ancora immaturi e insicuri. Meglio chiedere a mamma o a papà, che loro la vita l’hanno saputa sempre affrontare nel migliore dei modi. 

Falconara Marittima

Se non hai mai visitato Falconara Marittima sappi che hai fatto bene. Si sa che l’arte scaturisce spesso dalla sofferenza e questa canzone ne è la prova lampante: un luogo decadente, triste e malinconico, come certe stanze buie dell’animo.

Monolocale 

Avete presente quando presi da un’esilarante tristezza vi siete immaginati il vostro funerale? Monolocale è una specie di sega mentale autocommiserativa che descrive maledettamente bene un futuro bastardo che nessuno vorrebbe.

Veleno 

Una cavalcata punkrock liberatoria che sbraita e si dimena scrollandosi di dosso quel peso inutile che le paure ci accollano. Adesso basta, d’ora in poi solo serenità, felicità, prosperità e balli di gruppo di cha cha cha. Questa è Veleno.

a cura di
Staff

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – Georges Simenon e la nascita del commissario Maigret
LEGGI ANCHE – “L’algoritmo della musica – Da Pitagora all’Intelligenza Artificiale” il nuovo libro di Renato Caruso

di Staff

La redazione di The Soundcheck: un branco di giornalisti, redattori, fotografi, videomaker e tanti altri collaboratori agguerriti provenienti da tutto lo Stivale pronti a regalarvi una vasta gamma di contenuti. Dalla semplice informazione artistico-culturale, fino ad approfondimenti unici e originali nel campo della musica, dell'arte, della letteratura e della cultura a 360 gradi!

Related Post