La serie televisiva statunitense The Pitt si accinge a diventare una delle serie dell’anno. In Italia è stata trasmessa su Sky Atlantic e si è conclusa lo scorso mercoledì 12 novembre col 15° episodio della prima stagione. Ha registrato una media di 10 milioni di spettatori in tutto il mondo.
La serie ha debuttato il 9 gennaio 2025 sulla piattaforma HBO Max. In un articolo, Variety ha riportato che The Pitt “si colloca tra le 3 serie di HBO Max più viste nella storia della piattaforma, che ha quasi cinque anni di storia”. Quindici episodi mozzafiato, uno per ciascuna ora del turno diurno al pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center, soprannominato “Pitt” (il pozzo).
Il dottor Michael “Robby” Robinavitch (Noah Wyle), primario del Pronto Soccorso, inizia il turno accogliendo giovani medici per un tirocinio pratico. Ma il suo morale è a terra: ricorre, infatti, l’anniversario della morte del suo mentore, venuto a mancare anni prima a causa del COVID-19, mentre era ricoverato proprio al Pitt. Una perdita che ha destabilizzato Robby, da allora alle prese con un disturbo da stress post-traumatico.
I giovani medici dovranno affrontare le urgenze del Pronto Soccorso, adottare un approccio costruttivo coi pazienti e mettere in pratica le nozioni studiate direttamente sul campo. Ma la giornata riserverà un avvenimento che li metterà a dura prova e che non dimenticheranno per tutta la vita. Sarà Robby, coadiuvato dai colleghi – tra cui la caposala Dana Evans, la specializzanda al secondo anno Cassie McKay, la specializzanda del terzo anno Samira Mohan e gli specializzandi esperti Heather Collins e Frank Langdon – a trainare con forza, tenacia e passione tutto il gruppo.
Una serie figlia di E.R.
In realtà la serie, creata da R. Scott Gemmill nelle vesti anche di produttore esecutivo insieme a Noah Wyle, non ha avuto una gestione facile. Per i nostalgici come me degli anni ’90, la serie ER – Medici in Prima Linea vedeva come protagonisti lo stesso Noah Wyle nei panni del dottor John Carter. Chi avesse voglia di rivedere tutte le 15 stagioni (fra cui le prime che vedono, fra gli altri, George Clooney come uno dei protagonisti), noterà sicuramente delle similitudini con The Pitt.
A cominciare dalla descrizione realistica di una classica giornata vissuta al pronto soccorso dal personale, presentando diversi casi intrecciati l’uno all’altro. Ma ER ha avuto il pregio di essere il primo medical drama di enorme successo, capace di dare il via a un intero genere e di ispirare altrettante serie di punta come Grey’s Anatomy, Dr.House, Scrubs e tante altre.

A causa di questa somiglianza e della presenza di uno dei protagonisti di ER, gli autori, produttori e la Warner Bros. Television Studios di The Pitt sono stati citati in giudizio. Principale accusatrice la vedova di Michael Chricton, creatore della serie ER – Medici in Prima Linea, che sosteneva come la serie fosse una rielaborazione di un sequel pianificato di E.R. non approvato. Crichton avrebbe dovuto essere accreditato come creatore. Nel novembre 2024 i legali di Warner Bros. Television hanno respinto la causa sostenendo che è «una serie completamente diversa» e «le due serie hanno trame, personaggi, temi, ambientazioni e ritmi diversi».
Le analogie con la serie ER-Medici in Prima Linea
Personalmente trovo molte analogie con ER – Medici in Prima Linea. La serie originale aveva il merito non solo di presentare minuziose situazioni cliniche dei pazienti e dei loro traumi, ma anche di inserire dettagli della vita privata dei protagonisti. Aspetto che si riscontra molto bene anche in The Pitt. Durante gli episodi vengono fuori pregi e difetti di ognuno, ma alla fine anche la consapevolezza di un lavoro di squadra malgrado le carenze di personale, i tagli alla spesa e le mille difficoltà che la gestione di un pronto soccorso comporta.
Nota di merito anche l’apprezzamento dei veri medici, che hanno elogiato la serie per la sua rappresentazione estremamente accurata dei casi clinici e della realtà della vita in ospedale. Alcuni degli attori secondari poi sono vere infermiere e uno degli sceneggiatori è un medico qualificato.
Sviluppo e profondità
Gli spettatori sperimentano indirettamente il ritmo incessante del lavoro al pronto soccorso, così da poter comprendere appieno perché i personaggi sono irascibili, stanchi, irritabili, affamati o frustrati. Con una sala d’attesa affollata e un flusso incessante di pazienti, i medici mangiano a malapena, corrono indaffarati per i corridoi e, come nel caso di Robby, faticano anche a trovare il tempo per fare pipì.
Un’intensità che raggiunge il suo picco nell’episodio in cui i medici devono gestire un copioso afflusso di vittime, giunte al Pitt in seguito a una sparatoria di massa: senza dubbio il momento più memorabile della stagione.
Ci si potrebbe chiedere come una serie ambientata esclusivamente in un turno di ospedale possa mostrare sviluppo e profondità dei personaggi, ma The Pitt riesce nell’intento, e non solo per un personaggio, ma per la maggior parte del suo cast stellare.

Cast stellare
C’è Robby, traumatizzato dalla morte del suo mentore durante il Covid-19 e impegnato a lavorare nel giorno dell’anniversario della sua morte; la specializzanda senior Heather Collins (Tracy Ifeachor), che tiene nascosta la sua gravidanza dopo un precedente aborto spontaneo; la specializzanda alle prime armi Melissa King (Taylor Dearden), che ha un dono per i pazienti neuro-divergenti grazie alla sorella con bisogni speciali; e una serie di altre personalità riccamente delineate.
Tra le protagoniste, anche l’infermiera veterana Dana Evans (Katherine LaNasa), cuore pulsante del reparto, che tiene duro e lo fa andare avanti: affettuosa e pragmatica al tempo tesso. È appassionata del suo lavoro, ma anche esausta dal peso emotivo che richiede: un tira e molla che le spezza il cuore per 15 ore. Il realismo della serie è stridente, ma è anche ciò che rende impossibile distogliere lo sguardo.
A differenza di Grey’s Anatomy e dei suoi famigerati triangoli amorosi, The Pitt non si affida a un dramma patinato per catturare il pubblico. Certo, c’è un accenno di tensione sessuale tra Robinavitch e la dottoressa Collins, ma la serie non si concentra su questo. Piuttosto, è uno sguardo crudo e risoluto al sistema sanitario e al prezzo che impone a tutti coloro che ne fanno parte.
Il cast è eterogeneo e i pregiudizi razziali, spesso sorvolati o completamente ignorati in altre serie, vengono qui denunciati senza esitazione. È un’esperienza rinfrescante e sgradevole nel senso buono del termine, che costringe gli spettatori a confrontarsi con dure verità su come le disuguaglianze si insinuino in ogni angolo dell’assistenza sanitaria.
Come gli ospedali moderni
Ma ciò che colpisce di più è il modo in cui The Pitt ritrae gli ospedali moderni: la riluttanza ad ammettere pazienti, la spinta incessante a tagliare i costi e la pressione schiacciante sul personale oberato di lavoro affinché “faccia di più con meno”. Non esita a mostrare come gli ospedali si rifiutino di pagare agli infermieri uno stipendio dignitoso, lasciandoli esauriti ed emotivamente distrutti. Il ritmo è vertiginoso, la posta in gioco è altissima e le conseguenze devastanti.
Ricordiamo che la serie ha trionfato agli Emmy Awards con ben cinque statuette, compresa quella per la Migliore Serie Drammatica. Il protagonista Noah Wyle si è aggiudicato l’Emmy come Miglior Attore Protagonista, mentre Katherine LaNasa quello per la Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica. La serie è diventata campione d’ascolti negli Stati Uniti e si è rapidamente imposta come un vero e proprio fenomeno di costume.
The Pitt è disponibile in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. La serie è stata rinnovata per una seconda stagione, prevista per il gennaio 2026: l’azione si svolgerà durante il weekend del 4 luglio.
a cura di
Beppe Ardito

