Proiettato nelle giornate del Piccolo Grande Cinema della Cineteca Milano, Edward mani di forbice non smette mai stupire e ancora oggi si riconferma come uno dei più grandi film degli anni ’90.
Nella cornice del Piccolo Grande Cinema, nelle sale della Cineteca Milano dall’8 al 16 novembre, hanno avuto luogo due proiezioni del film Edward mani di forbice, presente nella categoria Best Before. Quindi, quale occasione migliore per rispolverare la memoria e godersi uno dei più grandi capolavori della costellata filmografia di quel genietto di Tim Burton?
Nel 1990 arriva nelle sale questa strana pellicola, quarto lungometraggio di un regista che, pian piano, si andava affermando con uno stile sempre più riconoscibile e tematiche sempre più coerenti, nel repertorio di un autore che continuava a scrivere progetti in continuo dialogo tra loro.
Per molti, però, Edward è stato probabilmente il primo punto di contatto col cinema burtoniano, poiché tutt’oggi uno dei suoi più grandi successi e dei lavori che l’hanno consacrato maggiormente come uno dei cineasti più influenti di questa generazione.
Per quei pochi fortunati che non hanno ancora avuto la fortuna di godersi uno dei film più importanti e influenti degli anni ’90, Edward Scissorhands non è altro che una delle più interessanti rivisitazioni pop del romanzo di Frankenstein di Mary Shelley. Una versione filtrata dal linguaggio di Burton che ha luogo in una suburbia americana, predominata dai colori pastello e dall’atmosfera sospesa nel tempo.

La trama
In questo luogo seguiamo Peggy, venditrice di cosmetici che, trovatasi in difficoltà nel far acquistare i suoi prodotti al resto del vicinato, decide di cercare improbabili clienti dentro il castello gotico situato proprio alla fine del suo viale. Qui trova la creatura che dà il nome alla pellicola, figlia di un esperimento drammaticamente incompiuto che l’ha lasciata con delle forbici al posto delle mani.
Incuriosita dalla storia e dall’innocenza di Edward, Peggy decide di portarlo a vivere con la sua famiglia nel suo quartiere, apparentemente accogliente e di buona facciata. Ben presto, però, il nostro protagonista dovrà scontrarsi anche con le ipocrisie di un’America forse non così solare e con personaggi che faranno di tutto pur di manipolarlo e usarlo per i propri interessi personali.

Come Burton rielabora il racconto di Frankenstein
Oggi, trascorsi molti anni, è assolutamente evidente come nella poetica di Burton sia quasi sempre stato presente il tema del freak, filo conduttore di tutte le sue pellicole. Ma se già nel suo secondo lavoro, Beetlejuice (1988), il personaggio di Winona Ryder ne incarnava tutta la filosofia, è solo con Edward che il regista arriva alla sublimazione di questo discorso. Quest’ultimo prende, infatti, dalla creatura di Mary Shelley – che aveva già influenzato Tim nel suo corto Frankenweenie (1984) – tutta la malinconia legata alla sua creazione, sbagliata già per sua stessa natura e condannata a essere sempre oggetto di scherno e derisione.
Edward è un personaggio profondamente tragico, interpretato da Johnny Depp in una delle sue prove più immortali e mai sopra le righe, con una scrittura del personaggio fatta di pochissimi dialoghi, che lo rende quasi un mostro del cinema muto. Un essere innocente ignaro della dinamiche del mondo, che ben presto finisce sballottato tra improbabili interviste televisive, o sfruttato da una delle vicine che lo desidera solo per un mero desiderio sessuale.
Nessuno lo comprende davvero. Se non la famiglia che lo ospita, dove conosce la giovane Kim (Winona Ryder) che all’inizio lo respinge, ma che successivamente si dimostra l’unica persona con cui riesce a creare un sincero legame, seppur legato a doppio filo a un tragico esito.
Così come le due versioni di Frankenweenie, Edward rappresenta tutt’oggi la rivisitazione più interessante di Frankenstein, riprendendo i temi chiave raccontati nel romanzo e adattandoli alla poetica di Burton. Un regista che è riuscito a trasformare quelle sensazioni e quei sentimenti in un’opera assolutamente personale, che riflette in tutto e per tutto la sua visione di artista e di outsider.
La modernizzazione perfetta di un racconto che, a distanza di 35 anni, non ha perso un briciolo del suo smalto.

Una favola oscura ma che non smette di scaldare
Chi conosce oggi superficialmente il cinema di Burton lo relega sempre a un immaginario cupo e oscuro, ma, fin dai suoi inizi, dietro la superficie di queste fiabe gotiche il regista ha in realtà sempre celato un enorme cuore, che batteva forte dietro in ogni fotogramma.
Perché, nel suo essere una favola, Edward ci racconta comunque di una storia d’amore, di un piccolo freak che si fa spazio in un mondo che continua a respingerlo. E non dimentica mai di divertire lo spettatore con sequenze immortali, scolpite nella storia del cinema! Come quelle in cui Edward si improvvisa giardiniere realizzando spettacolari siepi, tosatore per cani, fino a diventare il barbiere del vicinato.
La sua goffaggine riconduce sempre a scenari assurdi e surreali, come le cene in cui lo si vede infilare le sue forbici in tutti i piatti dei commensali, destando non pochi dubbi sull’igiene del gesto. Ma, al contempo, anche i suoi piccoli comportamenti gentili celano sempre una profonda tristezza, perché ci ricordano come, dietro la maschera di questa creatura innocente e pura, ci sia comunque una situazione di disabilità e un profondo sentimento di inadeguatezza.

Un film che segna una svolta nella filmografia di Burton
Edward mani di forbice è il film che segna per tantissimi motivi la consacrazione del cinema burtoniano, anche per i sodalizi artistici proseguiti per anni nati in questa pellicola. Johnny Depp è al suo primo ruolo con il regista e da qui in poi sappiamo che diventerà uno dei più grandi duo del cinema degli ultimi trent’anni.
Ma a pari merito va sempre celebrata anche la definitiva unione tra Burton e il suo compositore di fiducia Danny Elfman, che qui realizza una delle colonne sonore più immortali della storia del cinema. Sempre a metà tra oscure e fiabesche, trovano la loro espressione massima nella sequenza della scultura di ghiaccio, una scena impossibile da ricordare senza versare fiumi di lacrime.

Tirando le somme
In definitiva, Edward mani di forbice rappresenta senza ombra di dubbio uno dei film più importanti degli anni ’90, sia in quanto consacrazione di uno dei più grandi artisti dei nostri tempi, sia per la creazione stessa di un immaginario che ha influenzato fior di generazioni.
Una storia che riesce sempre a bilanciare oscurità e tono magico, creando quasi un nuovo linguaggio, unico, che dimostra perché tutt’ora Burton sia uno dei pochissimi artisti che in questi decenni sono stati riusciti a creare un immaginario così tanto nuovo e riconoscibile.
Da guardare e riguardare perché la sua influenza e la sua potenza espressiva non smettono mai di riecheggiare ancora oggi.

a cura di
Alfonso La Manna

