“Tienimi Presente”: l’opera prima di Alberto Palmiero al Rome Film Fest mette la regia al centro del racconto

Anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025 per l’esordio in regia di Alberto Palmiero, che firma anche la sceneggiatura e interpreta il film insieme a Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes, Elena Fattore e Carlo Palmiero

Con Tienimi Presente Alberto Palmiero dà forma a un racconto che si muove fra l’abbandono, la riscoperta e un ritorno disilluso, come altri prima di lui: il suo sogno di fare il regista sembra allontanarsi e la realtà quotidiana prende il sopravvento. Eppure, è proprio in quel momento che la regia – intesa come atto creativo – diventa la vera protagonista. Il film ci invita a riflettere sul fatto che “quello che ami” può ritrovarci se glielo permettiamo.

Trama

Il protagonista, Alberto Palmiero stesso, lascia Roma per ritornare nella provincia e rientrare nella casa dei genitori. La quotidianità apparentemente “normale” e il volantinaggio per un lavoro di ripiego diventano il motore per far ripartire ciò che era stato messo da parte: la regia e la voglia di raccontare la bellezza delle cose semplici.

Tra i volti familiari, Palmiero trova uno spiraglio per accogliere nuovamente la passione che credeva perduta e, proprio in un frammento della nuova quotidianità, da un volantino con su scritto “Tienimi presente” nasce l’ispirazione per il titolo del film, diventando il filo conduttore di tutta la storia.

Il volantinaggio e la rinascita della regia

Quel primo lavoro – apparentemente umile e senza pretese – è descritto nel film come un punto di partenza. Non è affatto una sconfitta, se pensiamo che ogni esperienza è potenzialmente un’occasione. Palmiero lo rappresenta, infatti, come un momento maturo e necessario, in cui il “torno arreso a casa” diviene in realtà un’apertura.

Da lì parte lo spunto per ritornare a ciò che ama: la regia. Il film ci mostra che l’amore per il cinema non è solo successo, ma scelta, ispirazione, ritorno e fatica.

Musica assente, musica presente

Il rapporto tra suono e immagini è uno dei fili più delicati del film: nei momenti di smarrimento, quando il protagonista sembra perso tra dubbi e incertezze, la musica sparisce, lasciando spazio al silenzio, ai rumori e ai gesti concreti della vita quotidiana. Lo spettatore è di fronte a un silenzio che pesa e avvolge, un vuoto in cui la presenza sembra negata.

Ma, quando la serenità di esistere, il divertirsi per le piccole cose e il coraggio di lasciarsi andare alle emozioni compaiono nella vita del protagonista (e quindi sullo schermo), la musica riappare: non in maniera enfatica, non come un accompagnamento patriottico, ma come un eco discreto, come un contrappunto delicato che conferma il passaggio dal dubbio alla presenza.

Lasciarsi trovare

Il messaggio implicito del film è quello di lasciarsi andare al flusso della vita, accettare di essere dove ci si trova e permettere alle cose di accadere, senza forzature e senza pressioni. Ed è proprio in quell’abbandono che anche il sogno che credevamo perduto può ricomparire, fragile e inatteso, come una luce tra le pieghe della quotidianità.

La macchina da presa che cresce con il personaggio

La fotografia di Lorenzo Mancini e Vincenzo Pezone accompagna il protagonista in un percorso che è insieme interiore e visivo.

All’inizio, gli spazi larghi e vuoti trasmettono isolamento, l’incertezza, un senso di sospensione in cui ogni gesto sembra amplificato dal silenzio.
Poi, con il passare dei giorni e il riemergere della passione per la vita, le inquadrature si stringono, si fanno più intime e gli occhi del regista-protagonista si aprono a ciò che lo circonda, trovando finalmente un ritmo che appartiene solo a lui.

La macchina da presa non resta neutra: evolve con chi guarda, con chi sente, con chi racconta, registrando la trasformazione del personaggio in ogni dettaglio e in ogni gesto che sembra imperfetto, ma perfetto nella sua autenticità. Come se il cinema stesso si adattasse al cuore di chi lo fa e respirasse insieme a lui.

I personaggi di Tienimi Presente non sono costruiti come figure eroiche o iconiche, ma così come li vedremmo nella vita reale, con le loro imperfezioni, i loro tic, le espressioni che sfuggono a ogni sceneggiatura e tutti quei gesti che sembrano “inutili”, se li si guarda con occhi cinematografici. Parlano piano, si muovono senza coreografie, sbuffano, sospirano, si aggiustano i capelli o si grattano il naso senza che nulla debba succedere, eppure ogni piccolo dettaglio aggiunge verità, ritmo e respiro al film.

La regia come protagonista

Nel film, la regia non è un semplice strumento per raccontare una storia: diventa soggetto, compagna di viaggio e specchio del cambiamento interiore. Palmiero non dirige soltanto un film, ma rende visibile il processo stesso del fare cinema, le sue incertezze, le sue pause, le ripartenze.

Il protagonista inciampa, osserva, riflette, riparte. La macchina da presa sta con lui, alle sue spalle e davanti, registrando e accompagnando, partecipando ma senza invadere. Siamo immersi nell’esperienza di un cineasta che impara di nuovo a vedere, che scopre la quotidianità e la trasforma in atto creativo, che trasforma la routine, la lentezza e i piccoli gesti in materia viva e in cinema vero.

Conclusione

Tienimi Presente è un invito a ritornare in se stessi, a osservare la vita con attenzione e a riscoprire la poesia nei gesti più piccoli. Tra silenzi, movimenti quotidiani e imperfezioni, il film mostra che la bellezza non sta nell’epica o nel clamore, ma nella capacità di lasciarsi attraversare dal mondo e ritrovare ciò che sembrava perduto: la passione, la creatività e, soprattutto, la vita stessa.

Screenshot

A conquistare il Premio “Miglior Opera Prima Poste Italiane” è stato proprio Tienimi presente di Alberto Palmiero, presentato nella sezione Freestyle. A decretarne la vittoria è stata la giuria presieduta dal regista e produttore argentino Santiago Mitre, affiancato dal regista e sceneggiatore britannico Christopher Andrews e dall’attrice italiana Barbara Ronchi. Il riconoscimento è stato assegnato tra i titoli delle sezioni Progressive Cinema, Freestyle e Grand Public.

a cura di
Michela Besacchi

Articolo realizzato con il parziale ausilio di AI

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