Helloween: la recensione di “Giants & Monsters”

“Giants & Monsters” dimostra come il condominio Helloween sia in ottima forma e con idee “fresche” che sanno di nostalgia

Da quando sono diventati più numerosi degli affittuari del mio condominio, gli Helloween ci hanno deliziato con due live album (uno gradioso, un altro superfluo) e un comeback omonimo, come per dire: “Siamo una band-nella-band, comincia una nuova storia”. Quell’“Helloween” del 2021 era un buon compromesso tra i troppi tanti cervelli che pensano in maniera diversa. Kai e le sue cavalcate infinite, Derris e i suoi ritornelli ora orecchiabili, ora imbarazzanti, un Weikath non più dittatoriale e anzi accomodante, Kiske che, alla fine della fiera, urlacchia e mette tutti d’accordo.

Ora, sul finire dell’agosto dell’Anno Domini 2025, i sette tedeschi sono tornati con “Giants & Monsters”, naturale evoluzione di questa nuova formula del gruppo e che ora ha trovato ulteriore amalgama e coesione.

Cominciamo bene

Sia chiaro sin dalle prime battute: “Giants & Monsters” ha un paio di brani da skip quasi immediato (scegliere come singolo “This Is Tokyo” è stato grottesco), ma nell’ascolto ripetuto e complessivo risulta chiaro che i momenti da “Ah, è finita? Non mi ero accorto fosse iniziata la canzone successiva” sono praticamente nulli.

“Giants On The Run” è una buona opener scritta da Andi Deris e Kai Hanson, con tante strizzatine d’occhio al passato delle zucche d’Amburgo senza per questo risultare vecchia o troppo ruffiana. “Savior of the World” non si schioda dai canoni power metal (difatti viene apprezzata dalla vecchia guardia), mentre “A Little Is A Little Too Much” si sente lontano un miglio che è stata scritta da un Deris in gran forma. “We Can Be Gods” è un altro pezzo di gran spessore (Hansen sia sempre lodato), con un tiro impressionante, tra i migliori di tutto l’album.

Tra paradossi e orgoglio

Vi sembrerà un paradosso, ma uno dei pezzi più classicamente Helloween viene dalla penna di Sascha. Si tratta di “Universe (Gravity fot Hearts)”: un’epica canzone che sfiora gli otto minuti e mezzo di durata e che gode di una struttura robusta, non così ripetitiva come si potrebbe credere e mette insieme il meglio delle qualità dei teutonici.

“Giants and Monsters” si chiude con l’ego di Kai Hansen che firma “Majestic”, altro mastodonte da otto minuti che chiede sforzi di non poco conto ai due cantanti Deris e Kiske. Non pesante, gradevole, glorioso ultimo atto di un album pregevole come questo in esame, ma è inevitabile pensare come il chitarrista si sia probabilmente imposto per voler firmare lui la chiusura dell’album. Non c’è nulla di male, ma in altri tempi sarebbero volate bottiglie di vetro non riciclato per lo studio.

Sono 6 etti e mezzo. Che faccio, lascio?”

Questa lista della spesa si è resa necessaria per farvi capire che su 10 canzoni, 6 sono su livelli qualitativi molto buoni, che le 3 non citate non sono brutte, bensì poco più di pregevoli filler. Un risultato nel complesso decisamente positivo, godibile e appagante.

“Giants & Monsters” dimostra come questi simpatici vecchietti rimangano fedeli a sé stessi dribblando, per fortuna, la sensazione di stantio ed eccessivo retrò. Gli Helloween del 2025 non sono una rivoluzione, ma neppure un “more of the same” putrescente. Va bene così.

a cura di
Andrea Mariano

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di Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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