Finalmente è uscito nelle sale il primo capitolo della trilogia finale di uno dei più famosi anime recenti: Demon Slayer.
L’anime, tratto dal manga di Koyoharu Gotouge, è ambientato in un Giappone di inizio XX secolo. È un mondo in cui sono presenti i demoni, creati da Muzan, primo demone e antagonista assoluto dell’anime. Al suo fianco, ci sono le Dodici Lune, sei crescenti e sei calanti, che hanno un potere smisurato. Ma come dice il nome, i protagonisti sono i cacciatori di demoni, che utilizzano particolari spade e tecniche di respirazione per contrastarli. Sono capeggiati dalla famiglia Ubuyashiki, a cui rendono conto anche i nove Pilastri, gli ammazzademoni più forti.
In questo contesto inizia la storia di Tanjiro che, in seguito all’uccisione della sua famiglia da parte dei demoni, decide di diventare un cacciatore. Vuole vendicarsi, ma soprattutto salvare la sorella (Nezuko), unica sopravvissuta, ma trasformata in demone. Dopo quattro stagioni, siamo arrivati all’arco finale: quello del Castello dell’Infinito, che sarà trasposto in tre film.
Il primo capitolo della trilogia conclusiva è arrivato nelle sale il 13 settembre e si è subito piazzato al primo posto del box office. D’altronde, Demon Slayer è uno degli anime più visti degli ultimi anni, che dal 2019 ha attirato a sé sempre più fan. Ma sarà valsa l’attesa?
Dove eravamo rimasti?
L’imboscata a Muzan non ha raggiunto l’obiettivo sperato. Nell’ultima stagione, abbiamo visto cacciatori allenarsi con i Pilastri, per migliorare prima della resa dei conti ormai prossima. Giunto il momento, il capofamiglia, insieme alla moglie e a due figlie, si sacrifica per dare una possibilità ai cacciatori di uccidere finalmente Muzan.
Proprio quando sembra che stiano per raggiungere il loro obiettivo, però, tutti i cacciatori cadono nel Castello dell’Infinito, una fortezza labirintica creata da un’abilità vampirica. Sarà questo, quindi, il luogo adibito allo scontro finale.
Tre scontri
Il film ci riporta esattamente dove eravamo rimasti, con i cacciatori che arrivano nel Castello dell’Infinito. Una breve panoramica sui nostri personaggi e dove si trovano e poi si va dritto al primo (dei tre) scontri su cui si concentra il film: quello tra Shinobu e Doma, la Seconda Luna Crescente. Subito dopo, si passa al combattimento tra Zenitsu e Kaigaku, che è diventato la Sesta Luna Crescente dopo la morte di Daki e Gyutaro.
Il primo scontro prepara chiaramente il terreno per qualcosa che deve ancora avvenire, svelandoci sia il passato del Pilastro degli Insetti, che quello del demone. Il secondo, invece, chiude i conti in sospeso tra due vecchi allievi dello stesso maestro, morto per il disonore dopo che Kaigaku ha deciso di diventare un demone.
Ma la parte più importante è l’ultimo scontro, quello tra Gyu e Tanjiro e la Terza Luna Crescente, il demone Akaza. La seconda metà del film, infatti, è dedicata proprio a questo combattimento, tra i più attesi anche perché regola un conto rimasto in sospeso. Tanjiro, infatti, ha finalmente l’opportunità di vendicare la morte del Pilastro del Fuoco, Rengoku, ucciso proprio da Akaza.

Uno spettacolo per gli occhi
Nel film ritroviamo tutto quello a cui Demon Slayer ci ha già abituato: partendo da un’animazione all’avanguardia, che rende i combattimenti sempre più spettacolari. Sono vere e proprie coreografie di colori (ogni respirazione ha il suo), che si intersecano e si mischiano. Una gioia per gli occhi.
Ma forse quello che colpisce di più è il Castello dell’Infinito: un labirinto intricato di strutture che si dirama senza limiti. Quando vediamo i corvi attraversarlo per cercare di comprenderlo ed aiutare i cacciatori ci rendiamo conto di quanto è davvero complicata questa struttura, che al suono del biwa della Quarta Luna Crescente cambia, si estende, ruota.
Dal punto di vista narrativo, invece, non viene proposto nulla di nuovo. Tutto sembra procedere secondo uno schema che abbiamo imparato a conoscere. C’è un combattimento, scopriamo il passato del buono o del cattivo (o spesso di entrambi) e lo scontro finisce. E direi che questo film non fa eccezione.
Menzione d’onore, però, alla storia di Akaza, che conosciamo già bene e che penso si sia guadagnato un odio generale, almeno fino a questo momento. Ora scopriamo di più su chi fosse prima di diventare un demone e, c’è da dirlo, la lacrimuccia scende.
Ciò che colpisce e funziona molto bene negli anime è la capacità di dar vita a storie coinvolgenti, che ispirano sempre ad essere più forti, a migliorare e a resistere. Akaza stava sfidando le regole stesse della sopravvivenza dei demoni, evolvendo in un essere quasi indistruttibile. Ma, alla fine, decide che è il momento di lasciare andare.
Il bello del cinema
Un buon inizio. Il periodo d’attesa per i prossimi due capitoli è incerto, ma visti i tempi dell’animazione direi che ci vorrà un po’. Le aspettative e la curiosità rimangono alte.
Comunque, vedere un anime di questo calibro al cinema anziché in tv non ha prezzo: nella sala buia, con lo schermo enorme e l’impianto audio ad hoc, si è completamente immersi nel film. E in un caso come questo, in cui l’animazione raggiunge picchi di altissimo livello e lo spettacolo di immagini e colori ruba la scena, ne vale proprio la pena.
a cura di
Francesca Maffei

