Spirit Word – La Festa delle Lanterne: la recensione in anteprima!

Spirit Word – La Festa delle Lanterne è un lungometraggio drammatico diretto da Eric Khoo, con Catherine Deneuve, Masaaki Sakai e Yutaka Takenouchi. Il film uscirà in Italia giovedì 26 giugno, distribuito da Europictures

Il Giappone è un paese con una cultura e una spiritualità molto intime nei confronti della morte e del post mortem, caratterizzate da varie celebrazioni. Uno di questi riti funebri, presente nel film è l’Obon, che prevede l’accoglienza simbolica dei morti da parte delle loro famiglie in casa, per poi accompagnarli nuovamente nell’aldilà con l’uso di lanterne fluttuanti.

“Mi sono sempre chiesto cosa succede dopo la morte, cosa possa essere l’aldilà. È una domanda esistenziale che preoccupa gli esseri umani da sempre e costituisce la base di molte religioni e filosofie. Naturalmente non sapremo mai la verità e possiamo solo immaginare le risposte.”

Eric Khoo, il regista

Con Spirit World il regista non solo dimostra un’enorme conoscenza e rispetto nei confronti di questa cultura, ma riesce anche a trasporre nel suo film, con un linguaggio universale, tutte le tematiche collegate alla morte. La depressione, l’accettazione del lutto, il desiderio di chiudere quei cerchi rimasti aperti della persona appena scomparsa ed il post mortem sono tutti temi che la pellicola riesce ad affrontare con una delicatezza ed un’umanità non indifferente.

Trama

Claire (Chaterine Deneuve) è una cantante francese a fine carriera, che decide di fare un’ultima data del tour in Giappone, Paese da sempre molto amante della sua musica. Yuzo (Masaaki Sakai) è un suo grandissimo fan, che però non riuscirà ad andare al concerto della sua beniamina perché morirà il giorno prima.

Per onorare la sua morte, il figlio Hayato (Yutaka Takenouchi) vi si recherà al posto suo e deciderà successivamente di portare a termine l’ultima volontà del padre: consegnare una tavola da surf alla sua ex moglie, madre di Hayato. La stessa Claire morirà subito dopo, diventando un anima errante in un paese per lei sconosciuto. Sarà solo grazie all’incontro con lo spirito di Yuzo che la cantante, insieme a quest’ultimo, deciderà di seguire Hayato nel suo viaggio catartico.

La forza del film

Parlare, o perlomeno, soffermarsi troppo sugli aspetti tecnici di Spirit World non ha molto senso. Non è un film girato male, tutt’altro, poiché presenta al suo interno una più che buona fotografia, con un accompagnamento musicale funzionale alle scene mostrate e con una regia tipicamente di stampo asiatico (per quanto riguarda un loro “tipico” drammatico). La vera forza di Spirit World sta nel trio rappresentato dai tre protagonisti, ed è proprio su di loro che c’è tanto da dire.

Essendo una pellicola con argomenti così umani, sono proprio la tridimensionalità e la profondità dei personaggi a rendere il lavoro di Eric Khoo un successo.

Yuzo

Yuzo, tra tutti, è quello con un approccio più tranquillo e filosofico nei confronti della sua situazione. Non è amareggiato per la sua morte, l’accetta ed è pienamente soddisfatto della vita che ha vissuto (nonostante la separazione dalla moglie), fatta di musica, di passioni ed emozioni.

Questo personaggio è in tutto e per tutto il classico anziano giapponese, riservato e con pochissimi amici, ma di buon cuore. Egli riesce ad esprimere la sua vitalità nella quotidianità e nei suoi interessi (in un certo senso simile a Hirayama, il protagonista di Perfect Days di Wim Wenders). Per lui, l’attesa del paradiso non è un’occasione per far pace con il passato e con se stesso, ma un modo per stare accanto al figlio e al suo dolore.

Hayato

Hayato è il personaggio con cui è più facile invece entrare in sintonia, l’unico che, essendo ancora vivo, si ritrova a non interrogarsi sul post mortem, ma ad affrontare un lutto così grande in una quotidianità non proprio serena, a causa di un lavoro che non lo soddisfa più appieno. Andare a quel concerto al posto del padre, rivivere il suo mondo e andare a trovare dopo tantissimi anni la madre è per lui non solo un viaggio attraverso il dolore, ma anche un modo per riscoprire se stesso.

L’attore è stato bravissimo a portare in scena la sensazione di solitudine e di smarrimento causata dalla perdita di una persona cara. Hayato si sente in colpa per non essere stato attento alla salute del padre, ed è proprio per questo motivo che sente la necessità di onorarlo, realizzando i suoi ultimi desideri e volontà.

Claire

Claire è, infine, il personaggio più sfaccettato del film. La cantante, nonostante la fama e la vita agiata, muore nella peggiore condizione psicologica possibile. Depressa da anni a causa del prematuro decesso della figlia, la donna non è riuscita ad affrontare la perdita come cercherà di fare invece Hayato nel corso del film.

Claire si ritroverà, a fare da ponte di congiunzione tra Yuzo e Hayato, riuscendo, attraverso la loro storia, a confrontarsi con i suoi demoni e i suoi dubbi. Metacinematograficamente la protagonista fa da tramite anche per lo spettatore, aiutandolo ad immergersi in quella che è “la cultura dell’aldilà giapponese” ritrovandosi lei stessa nella condizione di spirito vagante in un luogo a lei sconosciuto.

“Il fatto che muoia in Giappone è parte integrante della storia, poiché si ritrova non solo nello strano mondo dell’aldilà, ma anche in un Paese che non è il suo. Il suo senso di smarrimento si accentua e il ruolo della sua guida, Yuzo, diventa ancora più cruciale. Viene coinvolta nell’ambiente familiare di Yuzo e di suo figlio Hayato e questo viaggio le permetterà di riscattarsi e di ritrovare sua figlia Elsa.”

Eric Khoo
La morte è ciò che ne consegue

Come detto ad inizio articolo, Spirit World affronta la tematica della morte a 360° attraverso vari punti di vista e situazioni vissute. Si parla di depressione e di quel senso di vuoto che un lutto può generare, spesso troppo grande per essere colmato. La pellicola offre vari spunti ed interrogativi, attraverso lo scambio di opinioni tra Claire e Yuzo riguardo l’aldilà ed il senso della vita, ponendo l’accento su quella che è la spiritualità e la mentalità giapponese.

Nonostante la serietà e la “pesantezza” degli argomenti trattati, il film non risulta mai negativo o pessimista. Al contrario, è talmente delicato ed onesto nel mostrare il dolore e ciò che ne consegue da risultare catartico per uno spettatore in una situazione simile a quella dei personaggi.

Spirit World elogia la vita parlando della morte e questo è in assoluto il suo più grande punto di forza.

In conclusione

L’opera di Eric Khoo, non è e non sarà mai un capolavoro intramontabile del cinema, ma si rivela un film piacevole ed efficace nel raggiungimento del suo obbiettivo. Per questo motivo ne consigliamo caldamente la visione, che si rivelerà una più che piacevole sorpresa per qualsiasi tipologia di spettatore.

Il film vi aspetta al cinema da domani, giovedì 26 giugno.
Buona visione!

a cura di
Andrea Rizzuto

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