Banana Yoshimoto è tornata nelle librerie italiane con lo Spirito Bambino, nuovo titolo che prosegue le avvenure di Mimi e Kodaichi iniziate con Le strane storie di Fukiage
Banana Yoshimoto, al secolo Mahoko Yoshimoto, è una delle autrici giapponesi più conosciute ed amate al di fuori dei confini nazionali. Nei suoi romanzi, fin dal suo esordio con Kitchen del 1988, ha dimostrato di essere in grado di trattare tematiche complesse e delicate con uno stile fresco e dolce che, spesso, è stato paragonato a quello utilizzato nei manga.
Yoshimoto, generalmente, scrive storie autoconclusive ma gli ultimi tre romanzi usciti fanno parte di una saga. Al momento si tratta di una trilogia, composta da Le Strane Storie di Fukiage, Ciotole di Riso e Lo spirito Bambino, anche se sembrerebbe che in Giappone sia già uscito un quarto libro.
Le vicende sono tutte ambientate nella cittadina, un po’ lugubre e inquietante, di Fukiage. Un luogo in cui il confine tra la realtà e il mondo soprannaturale sembra essere estremamente labile.
Lo spirito bambino
Banana Yoshimoto torna, ancora una volta, a raccontarci di Mimi, Kodaichi, Misuzu, il Guardiano e tutti i peculiari abitanti di Fukiage.
La storia narrata è semplice, priva di grandi avvenimenti e colpi di scena, e trasporta il lettore nella dimensione intima e raccolta di una piccola cittadina incastonata tra il mare e le montagne. La storia inizia con un dialogo, con una rivelazione: uno spirito sembrerebbe infestare la casa di Misuzu.
In questo periodo a casa mia c’è lo spirito di un bambino. Si manifesta la notte. È un bimbo piccolo, perciò sono certa che non sia la Misuzu nera. Né è il fantasma di mio fratello, che veglia sempre su di me.
Si tratta di qualcuno del suo passato? O forse una nuova vita si agita nel suo grembo?
Le tematiche
Grazie all’empatia di Mimi, al suo accorgersi di ciò che la circonda, come se fosse un dono, Yoshimoto spinge il lettore a riflettere su tematiche intime e difficili come la maternità, il lutto, i rapporti con gli altri e i piccoli doni che ci vengono offerti dalla vita.
Forse la felicità non è altro che la somma di piccole gioie come quella. I fiori però appassiscono, durano un attimo e poi via. È proprio vero che la felicità è tanto bella quanto effimera.
In questo romanzo scopriamo di più sui traumi dell’esorcista Misuzu, la misteriosa fidanzata del guardiano Shochi. Lei non parla ma riesce a comunicare con gli altri grazie alle parole che le escono dalla bocca. Veniamo a scoprire del suo passato fatto di violenza e abusi, del legame con la nonna e con il fratellino morto in tenera età. Eventi tragici che l’hanno segnata e in questo libro ci vengono svelati.

Grazie a lei e al suo fidanzato, che lavora come guardiano al cimitero, viene portata avanti una riflessione sulla morte, resa necessaria anche da un lutto che colpisce un personaggio all’inizio del romanzo.
Le persone muoiono, le persone intorno a loro a poco a poco le dimenticano, poi ne muoiono altre, e quando i parenti le seppelliscono si ricordano di quelle di quelle che sono morte precedentemente.
Tra realtà e spiritualità
Non è la prima volta che Yoshimoto inserisce nei suoi romanzi l’elemento soprannaturale. Lo aveva già fatto, ad esempio, in Su un letto di fiori e ne Il dolce domani.
I primi due libri ambientati a Fukiage, però, non mi avevano convinta al 100%. Mi sembrava, in qualche modo, che l’autrice si fosse discostata dalla sua poetica per tentare qualcosa di diverso ma che questo “esperimento” non fosse riuscito.
Lo spirito bambino, al contrario, si è rivelato vincente. Yoshimoto torna a parlare di argomenti delicati in grado di arrivare al cuore dei lettori che sono disposti ad ascoltare i suoi personaggi.
Come tutti i libri di questa autrice è piccolo, conta 119 pagine, ma non si legge tutto d’un fiato. Va assaporato e capito. Poche pagine alla volta, poche frasi al giorno.
Dobbiamo prenderci il nostro tempo, dimenticandoci della frenesia della vita, per riflettere sugli spunti di riflessione che ci vengono dati dagli abitanti di Fukiage.
a cura di
Laura Losi

