Al “Biografilm 2025”, in corso a Bologna dal 6 al 16 giugno, sono stati presentati in anteprima The End di Joshua Oppenheimer e Together di Michael Shanks. Ecco le recensioni in anteprima!

In queste prime giornate del Biografilm 2025 sono già stati presentati numerosi film. In particolare, sabato 7 giugno, il regista Joshua Oppenheimer (The Act of Killing; The Look of Silence) ha presentato al cinema Modernissimo il suo primo lungometraggio di finzione: The End. Assieme a lui anche l’attore George MacKay e i produttori Signe Byrge Sørensen, Flaminio Zadra e Tom Quinn. A seguito della proiezione il regista e l’attore hanno risposto a varie domande durante un Q&A molto interessante. 

Domenica 8 giugno, invece, è stato il turno del regista Michael Shanks, ospite al Modernissimo per presentare la sua opera prima Together, con protagonisti Dave Franco e Alison Brie. Shanks si è a sua volta reso disponibile per un Q&A in chiusura della serata. 

Sia The End che Together, pur raccontando storie molto diverse tra di loro sia a livello tematico che tonale, sono caratterizzati da una forte mescolanza di generi. Le due scelte del Biografilm 2025 presentano elementi interessanti e, contemporaneamente, tengono sempre alta l’attenzione del pubblico.

I due film verranno distribuiti in Italia da I Wonder Pictures. The End arriverà nei cinema a partire dal 3 luglio, mentre Together ad ottobre. Ecco, senza ulteriori indugi, le recensioni in anteprima!

The End

The End è il primo lungometraggio di finzione del regista di documentari Joshua Oppenheimer. Per l’occasione, il regista sceglie di raccontare la storia dell’ultima famiglia umana rimasta in vita in un mondo post-apocalittico.

Madre (Tilda Swinton), Padre (Michael Shannon) e Figlio (George MacKay) vivono in un bunker sotterraneo, tagliati fuori dal mondo esterno in continua autodistruzione. Insieme a loro ci sono solamente il Dottore (Lennie James), il Maggiordomo (Tim McInnerny) e l’Amica (Bronagh Gallagher).

La vita nel bunker scorre sempre uguale fino all’arrivo di una Ragazza (Moses Ingram), l’unica sopravvissuta della sua famiglia. Il suo ingresso in questo ecosistema sconvolge gli equilibri e porta a galla il senso di colpa e le bugie di questi personaggi. Infatti, tutti loro, pur di salvare sé stessi, hanno preferito sacrificare tanti altri. 

Essendo il film una meditazione sul concetto di storytelling e, soprattutto, sulla creazione di narrative personali, il bunker diventa la rappresentazione fisica della negazione della realtà. Il regista rafforza poi questo elemento con l’utilizzo di un genere cinematografico specifico: il musical.

Durante il Q&A, Oppenheimer ha infatti rivelato di aver scelto il genere che, a suo avviso, meglio avrebbe rappresentato l’ottimismo cieco di chi mente a sé stesso. In più, i numeri musicali di ciascun personaggio tendono a differenziarsi in base al modo in cui ognuno di loro mente a sé stesso

The End si configura dunque come un’opera analizzabile su più livelli. In primis, c’è una riflessione molto contemporanea sull’esaurimento delle risorse terrestri, ragion per cui il film presenta anche delle note distopiche. Scendendo più in profondità, l’analisi del senso di colpa e delle narrazioni personali vuole fare da specchio all’intera umanità. I personaggi di Oppenheimer non hanno nome, ma nemmeno ne hanno bisogno. Chiunque potrebbe essere al loro posto e, proprio per questo, il film assume un carattere universale. 

Nonostante tutto, però, sarebbe sbagliato ridurre The End ai suoi aspetti più drammatici. Il film è sicuramente un dramma personale e universale, tuttavia, in mezzo alla sofferenza e al silenzio, emergono anche momenti di amore e solidarietà umana. Questa è la prova che, anche se per i personaggi è ormai troppo tardi, almeno per noi c’è ancora speranza.

Together

Alle prese con la sua opera prima, il regista australiano Michael Shanks regala al pubblico Together, un film che mischia il body horror alla commedia romantica. E, infatti, la pellicola con protagonisti Dave Franco e Alison Brie – coppia anche nella vita – presenta un delicato equilibrio tra momenti di paura e di risata

La premessa della storia è molto semplice: una coppia in crisi che, dopo aver scoperto una misteriosa grotta in mezzo al bosco, comincia a fondersi. Con evidenti riferimenti al body horror di Carpenter e Cronenberg, Together mette in scena in modo letterale il mito platonico dell’anima gemella.

La fusione dei corpi di Tim (Dave Franco) e Millie (Alison Brie) diventa rappresentazione di quanto sia difficile lasciare andare il proprio amato. E così, Michael Shanks prova anche a rispondere ad una domanda ben nota a tante coppie di lunga data: siamo ancora insieme per amore o per abitudine? Le conclusioni a cui arriva sono sorprendenti e legate al suo vissuto personale, come ha rivelato durante il Q&A.

Oltre ai riferimenti ai grandi maestri del body horror, il regista ha anche ammesso di essersi ispirato ai film di M. Night Shyamalan, soprattutto nell’alternarsi di orrore e commedia. Di fatto, uno dei punti di forza di Together è proprio il suo essere così inaspettatamente divertente, rendendo l’esperienza cinematografica ancora più godibile.

Shanks, pur essendo alla sua opera prima, dimostra già una padronanza dei generi non scontata e un’inclinazione verso la commedia che deriva da anni di lavoro nella sketch comedy. Il risultato finale è un film di grande intrattenimento che non può che catturare l’interesse del pubblico. 

a cura di
Claudia Camarda

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