“L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual”: la recensione in anteprima

Quante volte negli ultimi anni ci siamo trovati di fronte ad annunci sensazionalistici sull’ultimo horror a tema esorcismo? “Il più terrificante”, “tratto da una storia vera”, “quello che la Chiesa non vi ha mai voluto dire”: spesso la realtà si è rivelata ben diversa, con film pieni di jump scare e nient’altro. Storie tutte simili e ai limiti della più totale finzione. Oggi, però, ci troviamo davanti alla narrazione del più celebre esorcismo documentato nella storia americana: l’esorcismo di Emma Schmidt. Sarà in grado di spaventarci tanto quanto chi, questo terrore, l’ha vissuto?

È innegabile che io sia un amante dell’horror sin dai tempi del primo IT degli anni ’90, film che ha terrorizzato il me bambino. Per questo motivo, quando ho sentito dell’uscita de L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual, la curiosità è stata immediata.

Certo, la paura che si trattasse dell’ennesimo film “acchiappa like” era tanta. Mettere nel cast un mostro sacro come Al Pacino era un campanello d’allarme troppo grande per non essere notato, ma d’altro canto la distribuzione Midnight Factory ed un trailer che mi ha riportato indietro nel tempo hanno un po’ placato le mie preoccupazioni.

Andando poi a fare qualche ricerca, ho scoperto quanto questo esorcismo sia stato cruciale per tutta la cinematografia horror, dal primo Esorcista del 1973 fino all’ultimo atto del 2024. Un evento romanzato e rielaborato così tante volte che, quando ci si trova davanti alla storia vera, qualche dubbio sulla veridicità sorge spontaneamente.

Con questo bagaglio di informazioni e tanta paura, mi sono preparato per godermi l’anteprima di un horror che potrebbe segnare un punto di svolta del genere o, al contrario, dimostrare che ormai riuscire a fare qualcosa di nuovo e d’impatto sia diventato impossibile.
E che del genere rimanga solo il nome.

Al Pacino e Dan Stevens
Un vero esorcismo

Padre Joseph Steiger (Dan Stevens) sta vivendo un momento molto difficile della sua vita. Nonostante la vicinanza della sua gente, sta attraversando una profonda crisi di fede, fino a quando non si trova di fronte a un evento che mai avrebbe pensato di vivere.

L’arrivo di Padre Theophilus Riesinger (Al Pacino), che ha scelto la chiesa di Padre Joseph come luogo per effettuare un esorcismo, segna un momento di rottura e paura per tutte le suore della comunità e non solo.

Davanti a loro si presenta una giovane donna, Emma Schmidt (Abigail Cowen), apparentemente gentile ed educata, ma che ben presto rivela la sua vera natura demoniaca. Nonostante inizialmente si cerchi una motivazione naturale, anche il più scettico Padre Joseph si rende conto di star affrontando qualcosa di inspiegabile.

I due preti si trovano quindi a combattere contro un demone che possiede Emma (i testi parlano di Giuda Iscariota), ma al tempo stesso devono fare i conti con i propri demoni personali, che hanno sempre cercato di rifuggire.

La battaglia per salvare la donna si trasforma in un percorso rivelatorio per i due preti, che, affrontando le proprie paure e le crisi di fede, intraprendono un viaggio profondo e psicologico che li porterà a comprendere il vero significato di fede e perdono.

Tecnica sopraffina

Il regista David Midell porta in scena una pellicola che, già ad una prima visione, ricorda più un film degli anni ’70 che uno del 2025, con immagini e ritmi serrati alternati a momenti di pausa utili allo sviluppo della storia.

Un horror che horror non è: la paura non è sviluppata nel senso più semplice del termine, ma è una tensione che sale gradualmente, portando lo spettatore a interrogarsi sull’accaduto e su quanto la mente umana possa essere labile.

La scelta di non esagerare con fiumi di vomito, teste che girano su sé stesse o bambine che camminano a testa in giù sul soffitto rende il film più verosimile e veritiero, donando allo spettatore una storia verosimile ed appassionante, tanto da spingerlo a chiedersi se effettivamente ci sia qualcosa di soprannaturale.

Gli effetti speciali sono ridotti all’osso, conferendo alla pellicola un’aria da documentario che porta a pensare che quello che si para davanti al pubblico sia qualcosa di più di un semplice horror: un “docutrhillerorrorifico” (prego per il neologismo, ndr) che racchiude diverse anime, un po’ come i protagonisti de L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual.

Ma la vera chicca è la colonna sonora che, scandendo alla perfezione il ritmo di ogni scena, crea la giusta tensione, portando lo spettatore quasi ad un senso di esasperazione e immedesimazione prima con uno, poi con l’altro protagonista.

Un horror che va oltre il genere

Devo ammettere che, appena uscito dalla sala, nutrivo più di un dubbio dentro di me. Ero certo di aver assistito alla proiezione di un bel film, ma con troppi punti interrogativi: cos’avevo visto davvero?

Dopo essermi fermato un attimo e aver scambiato parole con gli altri presenti, tutto è diventato più chiaro. L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è più che un horror: è una pellicola che mescola i generi, creandone uno nuovo e completamente unico. Un mix tra thriller, horror e documentario, con un impatto fortissimo sullo spettatore.

Un film che offre un senso più ampio a quello che sono gli esorcismi e a come la Chiesa li affronti, senza eccessi visivi e donando al pubblico un’immagine degli eventi realistica e verosimile, portando l’orrore in scena in maniera vera e non eccessiva.

Un horror che riporta il genere indietro nel tempo, quando la paura non era dettata dai jump scare, ma scandita dalle note della colonna sonora e dalle immagini che si mescolavano alla musica, creando tensione ed ansia nello spettatore.

In definitiva, ci troviamo davanti a un capostipite di genere arrivato con cinquant’anni di ritardo, ma che riesce comunque a essere convincente e coinvolgente, portando lo spettatore a porsi domande e ad immedesimarsi nei protagonisti con il giusto livello di paura e ansia.

Buona visione!

a cura di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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