Dopo The Doormen e Di Notte, nuovo progetto per Johnny Mala, chitarrista e autore ravennate
Johnny Mala, moniker di Luca Malatesta, non è nuovo nel panorama musicale italiano. Già chitarrista e autore della band The Doormen e del duo DI NOTTE, si presenta al pubblico con il suo singolo di debutto, “Sulle Labbra“. Un’incursione musicale nel mondo del lo-fi italiano, che trascina l’ascoltatore in un’avventura notturna attraverso le strade di una città. È un invito a tutte le anime sensibili, a chi ama perdersi tra le strade vuote.
Noi l’abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa in più.
Allora Luca, ti sei trasferito a Bologna. È lei la città di cui canti in “Sulle Labbra”?
Le cose accadono qua, in questa città. Ancora oggi è la capitale dell’underground italiano. Mi sono trasferito da circa un anno per vari motivi, anche di lavoro, e perché, come avrai capito ascoltando la canzone, “Sulle Labbra” parla di una cosa molto importante, una relazione con una ragazza. Quindi sì, la città è Bologna, e questa canzone è nata proprio nella mia fase di transizione, di trasferimento, e racconta di questa storia. Una storia d’amore, non solo per la ragazza ma anche per la situazione. Nel testo parlo delle “amiche Charlotte”, che è una citazione del film “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Quando è uscita la canzone Brizzi me l’ha ricondivisa sui social, è stata una cosa inaspettata ma molto apprezzata perché la mia Bologna è quella che racconta molto bene lui, anche se adesso non esiste più.
Noi ci conosciamo da qualche anno ormai, fin dall’epoca dei The Doormen, e nei tuoi precedenti progetti i testi delle canzoni sono sempre stati in inglese. Come mai hai scelto di cantare in italiano in questo tuo esordio solista?
Questa città, con le sue strade, gli odori, i colori che ha, questo rosso, il “red brick”, mi fa sempre pensare a Manchester. Qui ho trovato un bel giro di frequentazioni, di amicizie nuove. In passato ho sempre scritto io le canzoni in inglese, occupandomi anche della parte dei riff e dei suoni. Mi sono detto “ho una storia da raccontare e lo voglio fare in italiano”. È stata una scommessa, ma sono riuscito a trovare le parole giuste per raccontarla. Chi mi conosce da tempo sa che ho quel suono lì di chitarra, molto liquido, molto The Smiths, molto d’oltremanica. Sono poi riuscito a trovarci una metrica. Un po’ Cremonini che bussa alla porta degli Smiths.
Stai lavorando anche a un album?
“Sulle Labbra” è arrivata per caso ma ho in cantiere altre canzoni, altri riff. Per scrivere però bisogna avere delle storie da raccontare.
Se vuoi scrivere lo puoi fare, però non viene naturale. Non c’è quell’energia che, quando schiacci “play”, ti fa dire “sta roba qui si sente”. Anche per come la canti, dai suoni. Devi viverla. In questo momento sto aspettando che succeda qualcosa. Non mi sono dato dei tempi però spero di avere altre canzoni entro la prossima primavera, per far uscire qualcosa di più consistente.

Dopo tanti anni di band, come ti senti in questa nuova esperienza solista?
I The Doorman, dopo cinque album e più di undici anni, è un progetto congelato perché le nostre vite hanno preso strade diverse in questo momento. DI NOTTE invece sta andando molto bene. La soluzione duo è interessante, c’è una bella alchimia, una bella forza e poi ho sperimentato questa cosa dei suoni sintetici che, uniti alle mie chitarre più ruvide, più grezze, hanno dato vita a un bel disco. In italia però devi cantare in italiano perché la gente vuole capire quello che canti.
Sono sempre stato un po’ il solista del mitra, come il bandito Luciano Lutring. Ho sempre scritto delle mie cose che poi si sono fuse con altre, ma l’esperienza che ho maturato mi dà una certa consapevolezza e maturità. So quello che voglio, so il suono che voglio. Quindi da solo ci sto molto bene.
In “Sulle Labbra” viene citato Mastroianni. Anche in questo progetto, come nel pezzo “Casiraghi” dei DI NOTTE, ci sono riferimenti al passato che evocano una forte dimensione nostalgica. Qual è il ruolo della nostalgia nella tua musica?
La mia è una musica notturna, fatta di immagini e cartoline sbiadite, quindi sicuramente nostalgica. Mi piace molto il noir, e nel noir, e quindi nella notte, al crepuscolo, con le luci soffuse, c’è sempre tanta nostalgia. Mastroianni è il personaggio chiave di questa nostalgia. Ti posso citare la trilogia dell’abbandono, di Antonioni. Ne “La Notte”, da cui viene anche il nome dell’altro mio gruppo, i DI NOTTE, descrive questo amore che non si sa se continuerà. E quella cosa lì c’è anche nelle mie canzoni. Quando si parla di amore in una canzone, secondo me, anche se è un amore vivo, si cerca sempre di portarlo come se fosse un ricordo, perché comunque all’ascolto il ricordo di un amore ti fa affrontare l’amore che hai in quel momento in un’altra chiave. C’è, ma potresti perderlo.
Ultima domanda: hai qualche concerto in programma?
Vorrei abbracciare la mia chitarra e andare in giro da solo, chitarra e voce. Penso che mi farebbe guardare le cose da un’altra angolazione. Come la matematica, che per me è fondamentale nella vita: ti aiuta a vedere le cose da un’altra prospettiva. La trigonometria insegna questo.
Quindi in questo momento mi interessano i posti piccoli, intimi, ideali per raccontare l’amore e la notte. In questa modalità probabilmente farò qualcosa a Forlì, all’Archivio 180. Partirò da qui e poi in seguito vorrei stampare un 45 giri con questo singolo.
Guarda ora il singolo Sulle Labbra:
a cura di
Daniela Fabbri

