Christopher Paolini ci riporta in Alagaësia con una storia dedicata a Murtagh e al suo drago Castigo. Il romanzo è uscito il 7 novembre per Rizzoli.
Quando avevo 15 anni, mi sono innamorata di un libro. Anzi, mi sono innamorata della sua copertina: blu, con la testa di un dragone dello stesso colore. Era il 2004 e l’opera in questione era Eragon, primo volume del Ciclo dell’Eredità, del giovanissimo esordiente Christopher Paolini.
Probabilmente la mia passione per i personaggi moralmente grigi (tanto di moda oggi) è nata proprio quel giorno d’estate quando ho fatto la conoscenza di Murtagh, fratellastro di Eragon e antieroe della storia. Un personaggio misterioso, tormentato e incompreso.
Gli anni sono passati e, nel 2023, Paolini (ormai non più ragazzino ma quarantenne) ha deciso di riportarci ad Alagaësia e di scrivere un romanzo dedicato all’antieroe che aveva creato quando aveva 15 anni.
Dove ci eravamo lasciati
Io e Castigo abbiamo bisogno di stare da soli per un po’, ci serve tempo per guarire. Se restassimo, saremmo troppo impegnati per occuparci di noi stessi
Inheritance
La storia riparte dopo la fine di Inheritance. Galbatorix è stato sconfitto da Eragon grazie all’aiuto di Murtagh che però, a causa dei suoi rapporti con il sovrano deceduto, non è visto di buon occhio.
Murtagh e Castigo, il suo inseparabile drago rosso, devono fare i conti con i loro traumi e le conseguenze delle loro azioni: si ritrovano a vivere come dei reietti ai margini della società. Ad ogni nuova città il cavaliere assume un nuovo nome perché non può permettersi di essere riconosciuto.
Il loro continuo peregrinare, e un avvertimento che il drago Umaroth aveva fatto loro prima dell’esilio autoimposto, li porteranno sulle tracce di un misterioso e pericoloso culto che sembra essere radicato e nascosto in Alagaësia, da tempi immemori.

Una storia di riscatto
Vent’anni dopo la pubblicazione di Eragon, Paolini ci riporta nel mondo magico che ha creato quando era poco più che un ragazzino. Lo fa con uno stile più maturo e scorrevole portandoci non la storia dell’ascesa di un eroe senza macchia e senza paura, ma quella del riscatto di un personaggio tormentato e incompreso.
Murtagh e Castigo sono personaggi complessi con un passato difficile alle spalle. Hanno subito maltrattamenti e portano cicatrici evidenti, sia nel corpo che nell’anima.
La vita li ha presi a bastonate, li ha rinchiusi e fatti a pezzi eppure loro, grazie al potente legame che li unisce, sono sempre riusciti a sopravvivere. Rotti e malconci, certo, eppure vivi.
Murtagh porta sulle sue spalle il peso della sua eredità: Zar’roc, Miseria, la spada di suo padre Morzan. L’arma che gli ha inferto una terribile ferita sulla schiena di cui porta ancora la cicatrice.
Le scelte che ha fatto, per necessità di sopravvivenza, pesano sulla sua coscienza e lo tormentano giorno e notte. Sono due personaggi distrutti ma che, ogni giorno, lottano per cercare di cambiare le cose.
Desiderò che le cose fossero andate diversamente. Ma il passato non si poteva cambiare, e le ferite che avevano subito avrebbero fatto parte di loro per sempre.
Ovviamente nel romanzo non mancano avventure, colpi di scena e battaglie ma il punto focale della storia è il percorso. Murtagh e Castigo cercano di affrancarsi dal loro passato, di liberarsi dal dolore (che è stato la costante delle loro vite) e dalla prigionia. Non possono rinnegare nulla di ciò che hanno fatto ma possono aspirare alla libertà: Ithring.
Questo, secondo me, è il punto centrale dell’opera. La libertà.
Un libro per tutti
Murtagh, nonostante faccia riferimento agli eventi narrati nel Ciclo dell’Eredità è uno stand alone. Anche chi non conosce il mondo di Alagaësia, quindi potrà apprezzare il romanzo (magari farà un po’ fatica in determinati punti).
Forse sono di parte perché, come vi ho detto, Murtagh è stata una delle mie prime cotte letterarie, ma vi consiglio vivamente la lettura di questo libro. Credo che questo volume sia il lavoro meglio riuscito di Paolini per la costruzione e l’evoluzione dei personaggi. L’autore abbandona lo sguardo puro dell’eroe per regalarci il punto di vista cinico e tormentato di un uomo che è stanco delle brutture della vita ma che continua a combattere, a volte arrancando, senza mai arrendersi.
Grazie Christopher perché, dopo 20 anni, hai dato una conclusione alla storia di un personaggio che ha segnato la mia adolescenza!
a cura di
Laura Losi

