A Roma le arti performative e figurative si incontrano in un territorio comune, fluttuante, quello della 38esima edizione del Romaeuropa Festival dal 6 settembre al 19 novembre. Durante la conferenza stampa il coreografo Sidi Larbi Cherkaoui ha svelato il tessuto del suo Ukiyo-e, il balletto in anteprima nazionale che inaugura il festival.
Presentazione del REF 2023
All’Istituto Svizzero di Roma, a Villa Maraini, il 5 settembre si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Romaeuropa Festival 2023. L’evento ha visto la partecipazione dell’Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Monika Schmutz Kirgöz, e della Direttrice dell’Istituto Svizzero a Roma, Joëlle Comé. Tra gli altri presenti Anne Laure Léger, rappresentante generale delle Fiandre in Italia, Guido Fabiani, presidente della Fondazione Romaeuropa, il direttore generale e artistico Fabrizio Grifasi, e il rinomato coreografo Sidi Larbi Cherkaoui.

Le geografie del nostro tempo
La forza delle arti e la loro capacità di oltrepassare confini geografici e temporali plasma un territorio aperto al confronto e al dialogo tra linguaggi ed estetiche, visioni del nostro presente e futuro. Sono queste le geografie su cui si muove il Romaeuropa Festival 2023, una delle più ricche edizioni di sempre con 90 spettacoli, oltre 500 artisti, 62.000 posti in vendita e più di due mesi di programmazione. Un festival che sfuma i confini tra musica, danza, teatro, nuovo circo, creazione per l’infanzia e arti digitali, un luogo di incontro e crocevia di culture che indaga le nuove frontiere della ricerca artistica costruendo reti di collaborazioni internazionali.
Una geografia e una mappa di luoghi che si riflette nelle location protagoniste, anche quest’anno, dell’edizione al via oggi: l’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” e la sua Cavea, la Pelanda del Mattatoio, l’Accademia di Santa Cecilia e alcuni dei teatri storici della città. Un rapporto quello del Festival con la città di Roma profondo, intrinseco, che vede la Capitale “luogo internazionale di dialogo”, come diachiara il presidente della Fondazione Guido Fabiani.
Ukiyo-e di Sidi Larbi Cherkaoui

Apre la rassegna la prima internazionale “Ukiyo-e” del famoso coreografo fiammingo Sidi Larbi Cherkaoui alla Cavea dell’Auditorium il 6 e 7 settembre. Un balletto contemporaneo che è un invito al districarsi in una mappa “fatta di linguaggi ed estetiche, incontri e dialoghi, comunità e cooperazione”, interviene Cherkaoui. Per dare vita a questa meditazione il coreografo ha scelto di rivolgersi al Giappone e in particolare all’Ukiyo-e, letteralmente “immagini del mondo fluttuanti”, stile artistico sviluppatosi tra il 1603 e 1868 che guardava a un modo di vivere leggero e fugace, riflesso delle nuove classi sociali di città come Edo (oggi Tokyo), Osaka e Kyoto dove era più semplice distaccarsi dalla rigidità feudale per radunarsi nei teatri, la natura, i luoghi di piacere, ben rappresentati nelle serigrafiche che influenzarono Degas, Manet e Van Gogh.
“L’Ukiyo-e è una forma democratica di rappresentare il mondo, di creare qualcosa che rimarrà per sempre. Come nella coreografia, la riuscita dell’opera è affidata al gruppo di persone che lavora insieme. Penso sia una rappresentazione perfetta del modo in cui lavoro” spiega Cherkaoui. Sono 18 i ballerini e le ballerine che in scena danno vita ad una coreografia impetuosa, articolata nell’universo di colori dei costumi di Yuima Nakazato e dal movimento delle scale dello scenografo newyorkese Alexander Dodge.
Fluttuante e in continuo movimento, questo elemento architettonico ispirato alle geometrie di Escher, in scena si sposta e muta in continuazione perché, spiega ancora il coreografo, nasce per trasmettere la sensazione del galleggiamento, un movimento passivo che è metafora di momenti della vita nei quali non si vuole prendere una decisione. E infatti in realtà queste scale creano solo un’illusione, in realtà non portano da nessuna parte.

Uno spettacolo ipnotico
Al centro di questo spazio, il dialogo con la musica è affidato al franco-vietnamita Alexander Dai Castaing, al polacco Szymon Brozska, alla cantante Kazutomi Kozuki e al maestro del Taiko Shogo Yoshii. Cherkaoui ha chiesto di comporre una musica in tensione, capace di mettere a disagio, ma che avesse gli elementi del mare e del vento nei suoi suoni. Questo perché fluttuare può essere disturbante, ma il fluttuare appartiene al mare ed osservare il mare è un’azione contemplativa che trasmette pace, dolcezza. Una dolcezza che il coreografo sottolinea in chiusura della conferenza: “Ukiyo-e è uno spettacolo ipnotico, contemplativo, è condivisione di una dolcezza necessaria, il mondo in questo momento ne ha davvero bisogno. Perché la dolcezza è qualcosa di molto difficile, la violenza è di gran lunga più semplice”.
a cura di
Elisa Savelli

