Voglio soltanto le ossa – Teatro Bonci, Cesena – 25 novembre 2022

Voglio soltanto le ossa – Teatro Bonci, Cesena – 25 novembre 2022
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Prima assoluta dello spettacolo di Giacomo Garaffoni “Voglio soltanto le ossa” al Teatro Bonci di Cesena, sulla scomparsa di Cristina Golinucci

Cosa resta di Cristina Golinucci oggi, a trent’anni dalla scomparsa?

Lo spettacolo “Voglio soltanto le ossa”, in prima assoluta venerdì 25 novembre al Teatro Bonci di Cesena, con testo e regia di Giacomo Garaffoni, si fa proprio questa domanda. 

La storia di Cristina Golinucci

Il 1° settembre 1992, davanti al Convento dei Frati Cappuccini di Cesena, Cristina Golinucci, all’epoca ventunenne, scompare senza lasciare tracce. 

Parcheggia la sua Cinquecento nel piazzale del convento, dove si era recata per un appuntamento con il suo sacerdote, e di lei non si sa più nulla. Da quel giorno ha smesso di essere sé stessa ed è diventata eterna. Catturata in una foto, sempre la stessa, con gli occhiali grandi e il sorriso aperto, Cristina smette di essere Cristina e si fa icona. La sua storia non è più la sua storia, ma è quella che raccontano gli altri. 

Nel suo diario c’era la vita di una ragazza di 21 anni” scrive il regista “e c’era un foglietto con scritto: Mi troverete perché mi cercherete con tutto il cuore (Geremia 29:13)“.

Il regista

E Giacomo Garaffoni, premiato a Venezia come Autore under 40 alla Biennale College 2021 con “Veronica“, Cristina non smette di cercarla. 

Arrivato alla sua prima regia con una produzione Emilia Romagna Teatro ER T, ricostruisce la scomparsa di Cristina Golinucci avvenuta a Cesena nel 1992.

Dopo una ricerca durata tre anni, “Voglio soltanto le ossa” debutta il 25 novembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Lo spettacolo però non segue una linea temporale definita e non fornisce precise coordinate geografiche. La storia di Cristina è la storia di tante altre donne scomparse o uccise. Il dolore della madre è il dolore di chi resta e cerca, se non la giustizia, almeno la verità. “Voglio soltanto le ossa” è il racconto della mancanza. Tutto quello che accade intorno al buco nero che lascia chi sparisce nel nulla.

Voglio soltanto le ossa – Livia Rossi ph © Francesco Girardi di Studio Kiwi
Lo spettacolo

Voglio soltanto le ossa” è l’appello che ha lanciato Marisa Degli Angeli quando sua figlia scomparve nel nulla. Oggi Cristina avrebbe l’età che aveva sua madre in quel settembre di trent’anni fa, e sul palcoscenico le due attrici che le incarnano – Livia Rossi è Cristina, mentre Alice Torriani è Marisa – sono più o meno coetanee.

Il tempo si è fermato, cristallizzato in una casa completamente bianca. In questa scena, da moderna tragedia greca, avviene il dialogo tra le due donne. Le scenografie, in “Voglio soltanto le ossa”, sono parte integrante dello spettacolo. Tutto è immobile, come in una fotografia sbagliata e troppo illuminata.

Nella prima scena, ribaltando l’iconografia della Pietà, la madre riporta in vita la figlia. “La fanciulla non è morta, ma dorme (Marco 5:21-43)”, e così anche Cristina, ripulita dalla terra e rivestita, torna ad avere una voce.

Lo spettacolo è un atto unico in cui il regista immagina di regalare alle due donne un lungo incontro per dirsi addio. Alcune parole non sono udibili al pubblico, coperte dal rumore dell’auto di Cristina che raggiunge la sua destinazione, altre invece – quelle che si possono ascoltare – sono terribili. “Ho imparato a volerti morta” arriva a dire la madre per riuscire a toccare ancora una volta la figlia.

Non si segue la logica delle indagini, ma si indagano i sentimenti. “Voglio soltanto le ossa” è un progetto pieno di dolore e di angoscia, ma anche delicato come la carezza ad una madre che ha perso la propria figlia. Soprattutto però, quello andato in scena sul palco del Teatro Bonci, è uno spettacolo per non rimanere indifferenti.

Voglio soltanto le ossa” sarà in replica anche sabato 26 novembre alle ore 21.00 e domenica 27 alle ore 16.00, sempre al Teatro Bonci di Cesena.

a cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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