“Modelo 77” in anteprima internazionale al Festival del cinema spagnolo «È una follia che accada ancora»

“Modelo 77” in anteprima internazionale al Festival del cinema spagnolo «È una follia che accada ancora»
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anteprima internazionale Modelo 77 festival del cinema spagnolo di Roma

Il Festival del cinema spagnolo e latino-americano inaugura la sua XV edizione con la proiezione della pellicola diretta da Alberto Rodríguez in anteprima internazionale. Il regista andaluso ha raggiunto stampa e spettatori per un dibattito su film, condizioni dei penitenziari in Europa e libertà di espressione

Ieri sera il Cinema Farnese Arthouse di Campo de’ Fiori è stato teatro di una prima internazionale in occasione dell’apertura del Festival promosso da Exit Media. Dopo 6 anni di stop, il regista sivigliano torna nelle sale con una pellicola storico-politica con protagonista Miguel Herrán.

Trama

Il film – ispirato da fatti realmente accaduti – racconta la storia di Manuél, un giovane contabile recluso nel penitenziario “La Modelo” di Barcellona e della rivolta a cui prenderà parte per la libertà.
Siamo nel 1977, periodo della Transizione, quando la Spagna lasciava alle spalle la dittatura di Francisco Franco lentamente approcciandosi alla neonata democrazia. La società e la Nazione intera fatica ad adattarsi alla democrazia, addirittura derisa; il legame con le rigide leggi e abitudini franchiste è ancora forte.
Manuél è convinto di essere solo vittima di un errore giudiziario ma presto comprende di dover scontare una pena sproporzionata rispetto al reato commesso.

«Io non sono un criminale»

Nel penitenziario il protagonista inizia familiarizzare con il compagno di cella Pino (interpretato da Javier Gutiérrez) e con alcuni detenuti “sociali”, uomini condannati per avere avuto un pensiero discordante dal Caudillo. Omosessuali, comunisti, socialisti e chiunque avesse avuto un comportamento considerato “immorale” veniva allontanato dalla società e perseguitato dalle violenze dagli agenti di polizia penitenziaria.

L’ingiustizia spinge i detenuti a fondare un’associazione, la COPEL (Comitato Coordinatore dei Prigionieri in Lotta) richiedendo l’amnistia totale delle pene a loro inflitte. Il fenomeno inizia a spargersi a macchia d’olio e coinvolge i penitenziari di mezza Spagna rendendo Manuél e la COPEL veri simboli di rivolta e giustizia. La determinazione del giovane contabile porterà il dibattito in Parlamento dove la richiesta di amnistia verrà bocciata.
Non resta che l’evasione

L’occhio di Rodríguez
il regista Alberto Rodríguez durante la conferenza stampa
Federico Sartori, Alberto Rodríguez e Iris Martín-Peralta

Il regista vincitore del premio Goya si ispira a fatti reali per ritrarre una storia di ingiustizie e libertà in una Spagna che arrancherà decenni prima di diventare la vera democrazia che conosciamo oggi. Rodríguez, infatti, evidenzia la violenza e le irregolarità subite dai reclusi nella Penisola Iberica degli anni ’70, rappresentando un corpo di polizia onnipotente ed impunito.

Durante la conferenza stampa, il cineasta ha raccontato di aver basato la trama su fatti reali (movimento COPEL ed evasioni di massa dai carceri). Ha raccontato, inoltre, di aver incontrato alcuni membri dell’associazione (addirittura latitanti) nel periodo di documentazione precedente alle riprese per raccogliere testimonianze dirette dell’abuso di potere.

Facendo un parallelo con l’attualità, Rodríguez ha sottolineato l’importanza di far emergere tematiche sociali nella trama quali il proibizionismo del pensiero “alternativo”:

«Ho ritenuto importante dare spazio a un paio di personaggi [reclusi perché omosessuali] che si approcciano direttamente a queste questioni. In quel periodo ne’ La Modelo c’era una sezione di “invertiti”, divisi tra congeniti e acquisiti. […] una barbarie assoluta»

Chiediamo al regista, dunque, quanto sia ancora doveroso trattare tematiche come la libertà di espressione in un momento storico come il presente, dove una ragazza iraniana rischia la morte per aver indossato in modo inappropriato l’hijab:

«A me sembra davvero una follia […] è necessario trattare argomenti del genere anche al cinema»

a cura di
Enzo Celani

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