Dischi Che Escono – Luglio 2021

Dischi Che Escono – Luglio 2021
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Dieci dischi da ascoltare appena finisce la vostra playlist di cinque ore di soli PO PO PO PO PO PO PO

Siamo campioni d’Europa e questo ci permette di affrontare con un fugace sorriso sulle labbra l’estate, i caselli, le code in autostrada all’una di notte perché tutti sono intelligenti tanto quanto noi, il parcheggio che non esiste, il telefono scarico quando si deve esibire il green pass, il cocco a 2€ a frammento, le foto degli stronzi in posti esotici viste dalla spiaggia di Finale Ligure, i Super Santos sgonfi, la birra che si scalda in fretta.

Se riuscite a sopportare tutto questo ma non i tormentoni estivi, di seguito c’è qualche suggerimento alternativo e anglofono per i vostri sistemi di infotainment.

Matt Bellamy – Cryosleep

La presenza del Record Store Day potrebbe indurre a essere quasi buoni anche con Matt Bellamy, che pubblica il suo primo album solista sperando che la criostasi del titolo sia stata surrettiziamente applicata ai gusti dei suoi potenziali ascoltatori. Invece ciò che piace evolve nel tempo e la grandiosità barocca dell’approccio vocale del buon Matt ha fatto il suo tempo, specialmente se sfoderata in soluzioni senza compromessi e senza schitarrate selvagge come nella cover di “Bridge Over Troubled Water”. Di apprezzabile (nella fattispecie addirittura encomiabile), guarda caso, solo una strumentale.

Per chi apprezza: Vituperare il proprio udito
L’highlight: Behold, The Glove

3/10

Tom Odell – Monster

Vicino ai trent’anni Tom Odell prova a svecchiarsi, lasciando parzialmente per strada il suo cantautorato da giovine Elton John e abbracciando un po’ di beat da Justin Bieber. Il mix funziona discretamente bene sulla title track e su un altro paio di episodi, e in realtà funzionava perfettamente nella variant di “Numb” cantata insieme a Zaia (non il governatore, ma il rapper), lasciata inspiegabilmente fuori dalla versione finale dell’album. La trasformazione riesce però soltanto a metà: il miglior Odell rimane ancora quello che nei dischi urla, piagnucola e si strugge sul piano, e l’aria cool che cerca di darsi finisce per suonare molto spesso artefatta, in alcuni casi anche abbastanza patetica.

Per chi apprezza: I tentativi disperati di sembrare giovani, quando si è giovani vecchi
L’highlight: Lose you again

5.5/10

Tones and I – Welcome to the Madhouse

Tones and I la ricordiamo tutti, nostro malgrado, per “Dance Monkey”, meglio conosciuta come Muffami. Due anni dopo arriva il primo disco, pieno di inutili pezzi pop che potrebbero essere scarti degli scarti della peggiore Sia, affidati a un timbro vocale che è la cosa peggiore che orecchie umane abbiano mai potuto sentire. Segue, a puro titolo di esempio, breve e disordinato elenco di cose terrificanti che ho sentito in settimana, comunque meno agghiaccianti della voce di Tones and I: gli operai che ogni mattina sotto casa mia aprono l’asfalto e rifanno le tubazioni; la macchina per l’espresso DeLonghi che è chiaramente arrivata a fine vita e non ha pressione per fare uscire il caffè dal filtro; la vibrata e delusa sofferenza della mia gatta quando provo a metterle il guinzaglio.

Per chi apprezza: soffrire
L’highlight: per carità

0/10

Darkside – Spiral

I Darkside sono un progetto parallelo e combinato di Nicholas Jaar e Dave Harrington, che come primo mestiere fanno rispettivamente il dj e il musicista di jazz sperimentale. Quel che ne viene fuori è probabilmente molto meglio della somma delle parti, e sicuramente è qualcosa di completamente diverso: una fusione di elementi elettronici, rumori “veri” di materiali di svariata estrazione, e chitarre parecchio organiche, sia acustiche che elettriche. Uno splendido trip ipnotico.

Per chi apprezza: l’avanguardismo estremo
L’highlight: The Lawmaker

8/10

Clairo – Sling

C’è uno strano meccanismo in corso nel mondo dell’indie pop femminile, quello sfumato e leggero, che parla di magagne giovanili e sessualità con una discreta gender-fluidity: a un certo punto è arrivata Phoebe Bridgers che suona esattamente come tutti quelli prima di lei, e ha avuto un successo mostruoso. Adesso Phoebe Bridgers va in giro vestita da Gucci e tutti gli altri sembrano cloni di Phoebe Bridgers. La giovanissima Clairo, al secolo Claire Cottrill, non fa minimamente eccezione: ballate acustiche con la generazione Z come chiaro target, per immedesimarsi in maniera quasi voyeuristica nelle devastazioni intime e personalissime di una ventenne. Magari sorseggiando un cinnamon latte.

L’highlight: Blouse
Per chi apprezza: Phoebe Bridgers

6.5/10

Dee Gees – Hail Satin

Il Record Store Day permette di classificare gli artisti in due categorie: quelli che fanno il minimo indispensabile tirando fuori qualche b-side imbarazzante dalle soffitte e quelli che creano di fretta qualcosa di nuovo, magari altrettanto imbarazzante ma frutto di genuino impegno. Dave Grohl per il RSD 2021 si è addirittura inventato una nuova band fittizia per proporre un mazzo di cover dei Bee Gees, assieme a un po’ di versioni live in studio dei pezzi dei Foo Fighters perché la stampa su vinile comunque costava uguale.

Per chi apprezza: collezionare il collezionabile
L’highlight: il fatto che non ci sia Stayin’ Alive

n.c. / 10

Midwife – Luminol

Quanto di più antitetico esista rispetto alla musica estiva: shoegaze dai tratti industriali con riff infiniti e interessanti e tonnellate di disperazione. 32 minuti estremamente immersivi, talmente densi (e ripetitivi) da sembrare un paio di settimane. Da non ascoltare in macchina in autostrada.

L’highlight: Caroline’s World
Per chi apprezza: Essere fuori stagione

6 / 10

Wavves – Hideaway

Si può discutere di quanto l’alternative-pop-punk statunitense non serva più a niente, di quanto abbia senso provare a rinverdirlo mettendoci in mezzo dei pezzi rockabilly che sembrano le recenti schifezze dei Green Day, della produzione allucinante. Va però tenuto in considerazione il fatto che Nathan Williams sia riuscito a scrivere cinque album di fila parlando quasi esclusivamente di come gli finisce (per lo più male) quando fa uso di sostanze. Voi sareste in grado di reggere questi standard?

L’highlight: Sinking Feeling
Per chi apprezza: La costanza

6/10

Desperate Journalist – Maximum Sorrow!

Il nome della band farebbe pensare subito a una band con Tommaso Paradiso in assoluta crisi esistenziale. In realtà c’è la crisi esistenziale ma non Paradiso: i Desperate Journalist sembrano i figli illegittimi dei Joy Division e di Siouxsie and The Banshees, con qualche vago sentore di Dolores O’Riordan. Ogni tanto sembra che il post punk non sia deceduto. Lo è.

7.5/10

L’highlight: Fault
Per chi apprezza: I generi zombie

WILLOW – Lately I Feel Everything

Se nei New Music Friday statunitensi vedete spuntare di nuovo il pop punk assieme al predominante hip hop, sappiate che buona parte del merito è di Travis Baker dei Blink-182, che di recente sta lanciando una quantità industriale di giovincelli nei panieri delle major, suonando con loro e creando un autentico buco nero che assorbe tutto ciò che gli sta attorno e lo riporta indietro ai tempi in cui il gel andava di moda. WILLOW (che poi è la figlia di Will Smith) è l’esponente di spicco di questa variegata scuderia, e in una girandola di paradossi svecchia il pop punk dei primi 2000 con un bel po’ di vibe da r’n’b di metà degli anni ’90, in un risultato che a volta ricorda gli Evanescence.

Per chi apprezza: Cercare il senso nelle cose
L’highlight: Lipstick

6/10

a cura di
Riccardo Coppola

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