“Paolo e Francesca” è il pezzo che concilia rap e letteratura

“Paolo e Francesca” è il pezzo che concilia rap e letteratura
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Il buon Venditti, qualche anno fa, scriveva “Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene”. Una canzone strepitosa che è Compagno di Scuola. Ed io ricordo distintamente di aver imparato prima questo testo dell’esistenza dei suoi due protagonisti e della Commedia di Dante. 

La letteratura ha sempre influenzato la musica

Ho scoperto solo più tardi che la letteratura ha sempre dato moltissimo alla musica, in quanto a ispirazione, tanto che citare tutti i casi di commistione tra queste due arti sarebbe non solo difficile, ma addirittura impossibile. Gli esempi eclatanti non mancano nella musica straniera.

Basti pensare a Rime of the Ancient Mariner degli Iron Maiden o l’arcinota Don’t Look Back in Anger degli Oasis, che di quella nostrana con, e ne citiamo solo due, Non al denaro non all’amore né al cielo di Faber e la produzione di Vecchioni che, in gran parte, trova i propri protagonisti nei personaggi che hanno formato la nostra cultura.

Non ultimo arriva Murubutu, colui che alla scena rap ha sempre dato il tocco culturale e raffinato che mancava e che, qualche anno fa, è uscito con Tenebra è la notte (una parafrasi scura di Tender is the night di Fitzgerald).

Paolo e Francesca

È, tuttavia, incredibilmente difficile riuscire a produrre qualcosa di originale, quando il soggetto trattato non è frutto della propria immaginazione. Quindi quando oggi ho ascoltato Paolo e Francesca, nuovo brano che vede Claver Gold, Giuliano Palma e Murubutu condividere il microfono, sono rimasta piacevolmente stupita. Non solo dall’indubbia bellezza del testo e dell’unione dei loro stili, ma anche dall’incredibile rispetto che portano verso Dante e il suo canto. 

Ed è per questa ragione che per comprendere la forza di questo brano abbiamo bisogno di rispolverare le conoscenze liceali e, in particolare, di quel brano in terzine che ci ha commossi tutti, anche se ai tempi delle interrogazioni non lo avevamo capito. 

I lussuriosi

Dante, nella sua Commedia, è appena arrivato nel secondo cerchio, quello dei lussuriosi “enno dannati i peccatori carnali, che la ragione sommettono al talento”, in cui le anime, come sempre capita, sono sottoposte a punizione eterna. La loro, in particolare, consiste nell’essere trasportati da vento di tempesta come nella vita lo sono stati dal vento delle passioni “Anche in un cerchio dell’inferno dentro un vento eterno”.  

Paolo Malatesta e Francesca da Rimini sono rei di aver tradito, il marito lei e il fratello lui, condannandosi all’eterno dolore per non aver saputo rinunciare a quell’ “amor ch’a nullo amato amar perdona(…) che come vedi ancor non m’abbandona. // e t’amo come allora”.

E Dante stesso, nei confronti di questo amore impossibile da allontanare, prova una forte pietà, tanto da concedere ai due amanti di soffrire quella punizione abbracciati. Perennemente insieme. Paolo e Francesca sono indubbiamente due tra i più noti personaggi dell’opera dantesca. Ed è, probabilmente, per questa ragione che sono diventati anche i più citati, i più semplici da capire e interpretare.

Ma la semplice interpretazione porta al semplice risultato e non è, di certo, quello che si può dire del prodotto di Claver Gold e Murubutu (che già avevano collaborato ne Le Notti Bianche). Primo singolo di Infernvm, album uscito il 31 marzo, che ripercorre le tappe più note del viaggio infernale del poeta fiorentino. 

Una particolare dolcezza

La canzone, sebbene cantata da tre voci maschili profonde, mantiene la dolcezza femminile delle terzine dantesche. Murubutu racconta la storia, nella prima strofa, iniziando dalla lettura del libro galeotto, dell’impossibilità di fare altro oltre emulare quell’amore profano (tra Lancillotto e Ginevra) con un bacio che sarà la loro condanna.

“Cauto, un bacio tremando fugge su di lei/E tutto lo spazio attratto dentro un abbraccio/Che sfidava mille leggi e almeno cento dei” dice il rapper con un’eleganza innata che contraddistingue la sua lirica sin dagli albori.

Un qualcosa che restituisc a chi ascolta la stessa immagine che Dante crea nel canto “Questi, che mai da me non fia diviso,/la bocca mi basciò tutto tremante.”

Ed è difficile restituire l’eleganza composta e orgogliosa del capolavoro dantesco, in cui Francesca racconta di quel destino cattivo ma inevitabile. È difficile perché Dante rende i suoi personaggi capaci di suscitare pietà, cosa sconsiderata per anime dannate, ma soprattutto perché anche lui (e poi chiunque legga questo canto) capisce i due amanti.

Francesca è l’unica a parlare nel canto dantesco, “l’altro piangea”, ed è Claver Gold il primo a dare parola a Paolo. Paolo che certo ricorda la sua condizione: “ed io mi esprimerò solo piangendo”.

Claver Gold, nella sua seconda strofa, dice le parole che avrebbe detto Paolo e ruba a Francesca l’illustre terzina sull’amore, ricordandoci la forza strepitosa di quel loro amore che fu “tentazione e poi peccato”.

Una canzone in cui la cultura umanistica è pietra angolare, soggetto e oggetto

E così come nel canto dantesco c’è peccato ma non rimorso, allo stesso modo Giuliano Palma, a cui è affidato il ritornello, dice:

Resta con me anche se non c’è domani

Resti per me

Il migliore tra i peccati

Dopodiché voleremo tra i dannati

Persi dentro un cielo eterno

Al centro del nostro universo

Io muoio di te

Allargando lo sguardo all’intero lavoro, con un rispetto necessario e poetico, Infernvm conferma Claver Gold e Murubutu come penne di eccellenza nel rap italiano intellettuale. Ma non solo: apre una nuova prospettiva per l’acquisizione di un patrimonio culturale che sembra sempre più lontano dai più giovani.

È un compito arduo, quello che hanno deciso di svolgere, ma necessario. E il primo estratto ha previsto l’altissima qualità che è caratteristica peculiare di tutto il progetto.

La letteratura e la musica, per concludere, non sono reciprocamente necessarie. Entrambe nascono da un’esigenza creativa e immaginativa propria, tuttavia ogni tanto accade che decidono di collaborare e da quell’unione non può che nascere il capolavoro.

a cura di
Mariarita Colicchio

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