Omega Storie racconta poesie rap: l’intervista

Omega Storie racconta poesie rap: l’intervista
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Le difficoltà si trovano nella vita di tutti i giorni, nel cuore di tutte le persone, e saperle raccontare in maniera originale è pura arte. Omega Storie, milanese di 22 anni, ci restituisce proprio questo: l’arte del saper raccontare tra rap e poesia un’intimità difficile, disincantata, alla ricerca di un centro di gravità.

Il prequel

Lo fa con il suo ultimo singolo Ancora Qualche Dubbio e con l’EP L’Equivoco (Il Prequel) uscito su tutte le piattaforme l’11 dicembre che anticipa l’uscita del nuovo album Il Principe Ranocchio prevista per l’anno nuovo. Come definire Omega Storie? Rapper, performer, poeta: gli appoggi artistici di cui si avvale sono molteplici, il mix riuscitissimo.

Perché Omega Storie è un rapper con un flow affilato, formatosi su barre classiche. Il sound, attuale e fresco, accompagna con i suoi digitalismi un testo profondo ma non pesante, colmo di metafore che spiegano un po’ la difficoltà di un mondo che, mai come ora, sembra indecifrabile.

Quanto conta oggi la qualità di un prodotto musicale e quali sono i punti chiave per definirlo di livello? È una domanda questa fondamentale, una colonna portante per iniziare a valutare qualsiasi costrutto musicale, un quesito privo di soggettività che, se utilizzato, potrebbe evitare una miriade di insulti e attacchi maleducati ai più svariati artisti.

Perché nell’era della trap e dell’indie è facile puntare il dito contro un artista troppo “commerciale”, uno che funziona “solo grazie alle produzioni”; quante volte abbiamo sentito la frase “una volta la musica era migliore”? O ancora, “questo sarebbe un cantante?”?  

Poesia e musica

La musica si nutre di soggettività e di gradimento, aspetti fondamentali certo, ma non è detto che una cosa che piaccia sia per forza di qualità: o meglio, ha una qualità diversa, forse meno artisticamente alta o culturalmente definita, ma pur sempre di una certa qualità. I riferimenti si possono sprecare e sono più che intuibili, ma non siamo qui per fare della retorica. Siamo qui anzi per parlare di un artista che invece di qualità, oggettivamente parlando, ne ha da vendere.

Unire poesia e musica è l’essenza dell’hip hop, la mission di un genere musicale che nasce e si ridefinisce nel tempo sempre più come una cultura. Le tematiche di strada, la vita dura, le esperienze from the block ci hanno dato negli anni una vivida visuale su come e dove è nata la cultura rap, portatrice sana di verità e crudezze. Le stesse che, concettualmente parlando, possono portarci verso altre atmosfere e altri mondi, sempre cavalcando rapide barre e rime sapienti.

Il rapporto con la Luna, la solitudine di un balcone nella notte, con qualche critica sul genere umano e sulla socialità di oggi, Omega esorta un vivere senza convenzioni e pensieri comuni, ricercando nella musicalità del suo scrivere e in una melodia avvolgente una narrazione interiore che è decisamente poco banale. “Mi serve un trucco per far quadrare le incomprensioni”, “La mia voglia di novità mi opprime, La mia voglia di rovinarmi è intrinseca”, “Non mi servе ricercare nuovi modi Per testare quanto so infastidirmi”: il bisogno espressivo è forte, la potenza dell’espresso lo è altrettanto. Leggendo attentamente il testo ci si rende conto della capacità dell’artista di inglobare in un contesto melodico una situazione di fondo raccontata attraverso il rap ed elevata attraverso la poesia.

Creatività poliedrica

Il milanese, che si sta facendo giovane portavoce di un movimento, quello della Poetry Slam, che si fonda sulla recita libera e senza supporto musicale di una poesia, afferma che la musica per lui è “come un’arte applicata a quello che fa”, sottolineando che il cuore della sua produzione è un approccio poetico ai concetti da esprimere. Concetti come già detto importanti e che possono essere cantati, performati, scritti in un libro (Vernice Nera, uscito a giugno).

Insomma, con una capacità decisamente poliedrica, l’artista ci lascia spunti affrontati con mirabile lucidità e tratteggiati con finezze che, legati ad un flow fresco e contemporaneo, rendono l’arte di Omega Storie un’interessantissima gemma. Quest’ultima, sotto il punto di visto lirico, potrebbe tranquillamente avvicinarsi alle opere di colossi come Murutubu e Clavergold. Che sia la prossima next big thing o semplicemente un progetto che per intenti non si discosta lontano dai grandi della poesia cantata, una cosa è certa: qui c’è della qualità, coltivata su più terreni fertili. Chissà che anche questa, forse solo meno legata al concetto di vendibilità, possa un giorno salire alla ribalta con l’eco che merita.

a cura di
Alessandro Tarasco

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