SoundBuzz: Nick Cave e le domande dei fan su The Red Hand Files

SoundBuzz: Nick Cave e le domande dei fan su The Red Hand Files
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Quando si parla di Nick Cave i termini più frequenti che vengono utilizzati fanno riferimento alla sfera religiosa. È un predicatore, un taumaturgo, uno sciamano, un Cristo risorto. I suoi concerti sono riti, celebrazioni, funzioni.

Non so se questo dipenda dal fatto che molti hanno iniziato ad ascoltare la sua musica in un momento particolare, come quando ci si avvicina alla fede, o perché qualcuno ha suggerito loro la prima canzone, mai per caso. Per tutti però, nessuno escluso, l’incontro con Cave è una vera e propria folgorazione sulla Via di Damasco, sempre per rimanere in tema.

Nick Cave nei suoi primi sessant’anni è morto e risorto già innumerevoli volte, così tante che la pace sembra proprio non essere nel suo destino. Ci sono gli amori folgoranti, l’eroina, gli eccessi, gli abissi. Non mi dilungherò oltre sulla rocambolesca vita del cantautore australiano, dirò solo che Cave ha attraversato anni molto intensi, segnati nel 2015 dall’episodio più tremendo: la morte del figlio.

Da allora, c’è stato un album pulsante di dolore come Skeleton Tree, intriso di mancanze e tormenti, un film – One More Time With Feeling – e un tour in cui Cave ha dimostrato la necessità, anche fisica, di avere il suo pubblico vicino. In modo disperato, come mai prima d’ora.
Nick Cave è sempre stato il genere di musicista che si sporca le mani, a partire dalla militanza con i Boys Next Door e successivamente con i Birthday Party, quando a causa dei loro concerti venivano considerati la band più violenta del mondo, fino ad arrivare ai Bad Seeds. Non certo dei concerti da signorine, insomma. Ma mai il rapporto con il pubblico è stato così simbiotico, come negli ultimi anni.

Questa piccola premessa è necessaria per introdurre il buzz di oggi, anche se parlare di marketing, quando il soggetto è Nick Cave, può sembrare improprio.

Nell’autunno del 2018 sulla newsletter del sito ufficiale Nick Cave & The Bad Seeds è arrivato un messaggio che recitava: “I’ve been feeling for a while that I’d like to talk to people about things. I’m not sure what to do with that”, ovvero “sento che mi piacerebbe parlare alla gente di alcune cose. Non sono sicuro di cosa farne”. Da lì a poco viene aperto il sito The Red Hand Files.

L’idea di rapporto eletto con i fan, sostenuta da Cave anche fuori dall’ambito dei concerti, prende vita proprio grazie a questo sito con un “ask me anything” permanente, aperto a tutti coloro che desiderano chiedere qualcosa a Nick. Le risposte alle domande ritenute più interessanti vengono poi periodicamente pubblicate sul sito stesso, ma anche inviate come newsletter. La forma epistolare, a pensarci bene, è totalmente da Cave. Non meno di quanto una lettera ai Corinzi o ai Tessalonicesi lo fosse per San Paolo.

Nei The Red Hand Files, Nick Cave ha finora risposto, con la consueta ironia e originalità, a qualunque genere di curiosità dei fan. Dalla playlist delle canzoni in cui si rifugia agli animali domestici che ha in casa, passando per il suo rapporto con la creatività, l’album Nocturama detestato dai suoi fan, l’amore per la moglie, la fine della storia con Polly Jean Harvey, il futuro dei Grinderman, l’intelligenza artificiale, il conflitto israelo-palestinese, il lutto o l’omofobia. A un fan a corto di creatività arriva addirittura a condividere il testo di una possibile nuova canzone, Fireflies. Cave ci racconta di aver ricevuto molte mail da persone in situazioni difficili e “di avere un po’ di esperienza da riuscire a passare loro”. Nelle sue risposte a volte è caloroso, perfino divertente, molto lontano terrificante incubo che si potrebbe pensare.

I The Red Hand Files hanno avuto il compito di aprire la strada anche ad un’altra interessante iniziativa. Dall’inizio del 2019 infatti il cantautore ha iniziato a portare in giro nei teatri di Australia e Stati Uniti prima, e del Vecchio Continente poi, “Conversations”, ovvero delle conversazioni pubbliche ispirate dalla relazione con il pubblico sviluppatasi nell’ultimo tour.

“Ho pensato che una conversazione diretta con il pubblico potesse essere preziosa. Nei recenti spettacoli dal vivo tutti abbiamo mostrato una sorta di disponibilità ad aprirsi”, dichiarò nell’annuncio del tour, “vi chiediamo di essere coraggiosi e stimolanti, di avere voglia di confrontarsi senza paura”.
Gli ingredienti delle Conversations, oltre alla presenza iconica di Cave sul palco, sono un pianoforte, uno sgabello e un microfono pronto a raccogliere le domande del pubblico, che possono riguardare le tematiche più diverse, proprio come nei The Red Hand Files, intervallati dai suoi brani in versione acustica.

Cave, con i The Red Hand Files e i concerti conversazione, dà forma al bisogno di parlare di determinate cose, argomenti che vanno al di là della musica. Un nuovo tassello che si aggiunge alla sua storia. Nick Cave infatti non si è mai adagiato sui grandi successi del passato, e parte della sua longevità è data proprio da questa incapacità a stare fermo. Ma in fondo non c’è tempo per fermarsi, ogni passo compiuto da lui e dalla sua band rappresenta una nuova incarnazione, un cambio nella sua scrittura.

L’aspetto più interessante che riguarda Nick Cave è che niente sembra frutto di calcolo. Nemmeno questa operazione di promozione del tour. La figura mitica che si inventa personaggi usciti dritti dritti dalla porta dell’inferno è la stessa che si può immaginare seduta al computer, mentre beve té e risponde ai messaggi dei suoi fan. Nessuno più di Cave ha offerto, in questi anni, grazie alle proprie parole, un porto sicuro a chiunque ne abbia bisogno.

A cura di:
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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