Con “Reimparare ad amare”, Luca Sigismondi apre un nuovo capitolo del proprio percorso musicale, scegliendo per la prima volta di raccontarsi in italiano e di ridurre la distanza tra ciò che scrive e ciò che sente. Imprenditore e co-fondatore di Espressoh, Sigismondi si muove tra due mondi che, dietro le apparenti differenze, condividono la necessità di una visione, la capacità di mettersi in gioco e la ricerca di un equilibrio tra progettualità e libertà creativa. In questa intervista racconta il rapporto tra lavoro e musica, il bisogno di trovare uno spazio per sé anche nei momenti più complessi e la possibilità di reinventarsi senza rinunciare alle diverse parti della propria identità.

Nella vita quotidiana sei un imprenditore, quindi vieni da un mondo fatto di decisioni, responsabilità, organizzazione e obiettivi molto concreti. Quando entri nella musica, senti di portarti dietro lo stesso approccio oppure hai bisogno che sia uno spazio completamente diverso?
Oggi fare musica, soprattutto se si parla di progetti inidipendenti, richiede una mentalità progettuale enorme, quindi non nego che avere un approccio strutturato mi aiuta. Poi lavorare fuori dal settore mi ha tolto quell’ansia del “tutto e subito” tipica dello streaming moderno, insegandomi a trattare le mie canzoni come un percorso a lungo termine, un mattone dopo l’altro. In ogni caso, credo che ciò che accomuni maggiormente le due esperienze sia la coerenza e la filosofia alla base: per Espressoh è sempre stata la semplicità, l’idea di togliere il superfluo per valorizzare l’essenziale, cosa che ritrovo molto anche nel mio modo di fare musica.
“Reimparare ad amare” segna anche un passaggio importante nel tuo percorso, perché scegli di esprimerti per la prima volta in italiano. Quanto c’è, in questa scelta, il bisogno di avvicinarti a una parte più personale di te che magari nella tua vita professionale resta inevitabilmente più nascosta?
“Perchè non scrivi in Italiano?” è la domanda che mi è ronzata in testa per un bel pò. Ho sempre scritto testi in inglese fino a questo nuovo progetto; la vedevo come una forma comunicativa più semplice ed immediata, ma riflettendo meglio era anche un modo di stare più comodi ed esporsi di meno. A pensarci bene anche la mia vita professionale si è svolta per molto tempo in lingua inglese, quindi credo di essermi sempre nascosto un pò dietro delle maschere per proteggere le mie fragilità e sentirmi più protetto. Iniziare a scrivere nella mia lingua madre ha permesso di raccontarmi creando un legame emotivo più profondo e autentico, dandomi la possibilità di esprimermi con parole naturali e senza filtri. In un certo senso non mi ha lasciato via di scampo: mi ha costretto a guardarmi dentro e a mostrare esattamente chi sono, senza le sovrastrutture che mi ero creato anche e soprattutto nella vita professionale.
Il rapporto tra imprenditoria e musica potrebbe sembrare quasi una contraddizione: da una parte devi continuamente costruire, pianificare e far funzionare le cose, dall’altra la musica nasce spesso proprio dall’esigenza di non avere tutto sotto controllo. Ti capita che questi due mondi si scontrino?
Io ci vedo molte più analogie che differenze. Sia un’iniziativa imprenditoriale che scrivere musica nascono dall’esigenza di creare qualcosa che prima non c’era ed in entrambi i mondi ci vuole visione e la capacità di rischiare. Inoltre col passare del tempo ho capito sempre di più che la pianificazione serve a proteggere la creatività. Ed anche la capacità di sorprendersi e lasciarsi andare nasce da una consapevolezza e controllo di fondo. Per seguire la corrente del “fiume” e dare sfogo in maniera naturale ed autentica a quel flusso di emozioni che necessariamente devono essere trasmesse dalla musica ci vuole un ascolto profondo di se stessi e questo va costruito continuamente.
Quanto la musica è diventata un rifugio rispetto alla tua vita professionale? E, al contrario, c’è mai stato un momento in cui il peso e le responsabilità del lavoro ti hanno fatto sentire distante dalla musica, come se non avessi più lo spazio mentale per entrarci davvero?
Scrivere canzoni è sempre stata una valvola di sfogo creativa che mi ha accompagnato nel tempo e sicuramente la vivo più come una necessità che una responsabilità. È l’unico mondo in cui riesco a perdermi totalmente. Detto questo ci sono stati molti momenti in cui il peso delle responsbilità, non solo lavorative, mi hanno fatto sentire distante dalla musica e molte volte mi sono sentito talmente prosciugato mentalmente e fisicamente da accantonare totalmente i miei progetti musicali. Ma la mia chitarra come un’ombra mi ha sempre seguito ed è tornata sempre da me. Ad oggi, vivendo il tutto con più maturità ed essendo in un certo senso padrone di me stesso in quanto imprenditore, vivo il rapporto tra la mia vita professionale e la musica più come una costante negoziazione di spazio che come un rapporto conflittuale.
Dopo tanti anni passati a costruire qualcosa nel mondo del lavoro, cosa significa per te ricominciare da capo con un progetto musicale? È una seconda vita creativa, un modo per riscoprire una parte di te oppure senti che, in fondo, imprenditore e musicista sono due versioni della stessa persona?
Io ho un percorso abbastanza peculiare sia nella musica che nel mondo del lavoro e lanciare un’iniziativa imprenditoriale qualche hanno fa è già stato un pò come rincominciare da capo. Anche nella musica ho lasciato spazio all’esplorazione, appassionandomi a generi diversi e scrivendo in lingue diverse. Credo in ogni caso che il cambiamento sia quasi sempre una cosa positiva. Abbiamo a disposizione un’unica vita e sarebbe sciocco rimanere immobili per paura di quello che il cambiamento può portare. Tra l’altro sono stato sempre affascinato dal concetto rinascimentale dell’uomo universale, dal non lasciarsi confinare dietro una definizione, dalla convinzione che ci sia una forte interconnesione tra discipline anche molto diverse come può essere l’imprenditoria e l’arte. Quindi il Luca imprenditore e musicista sono sicuramente due versioni della stessa persona, ma c’e’ ancora molto altro da scoprire.
a cura di
Cristina Cerioni

