Stoner di John Williams e’ un romanzo che forse non avrei letto se me lo avessero proposto raccontandomi la sinossi. Mi è capitato tra le mani per caso e mi ha conquistato per la nitidezza e l’intensità, a tratti struggente, del racconto della vita del suo protagonista: William Stoner.

Nato alla fine dell’Ottocento in una povera famiglia di contadini del Missouri, Stoner viene inviato all’università locale per studiare Agraria e acquisire competenze utili alla dura vita nei campi.

Tuttavia, l’incontro inatteso con la bellezza della letteratura inglese e con Shakespeare devia per sempre il corso della sua esistenza. Stoner scopre così la propria vocazione e sceglie di diventare un insegnante accademico.

Chi è Willian Stoner

William Stoner è un uomo di valore, sobrio, fermo nelle proprie decisioni, capace di sopportare le difficoltà della vita senza mai lasciarsi sopraffare dal rancore. Eppure, proprio questo suo atteggiamento stoico determina drammaticamente il suo destino.

Nel matrimonio con Edith, segnato dall’incomunicabilità, Stoner sceglie il silenzio e la passività e questo finisce per decretare anche il triste destino della figlia Grace, amatissima, ma incapace di sfuggire alla madre che la soffoca e la vincola con le sue nevrosi. Stoner rimane fermo nelle sue posizioni, rifiutandosi di essere coinvolto in una battaglia distruttiva per proteggere la figlia o salvaguardare se stesso.

L’apparente passività di Stoner trova un’unica, grande eccezione: l’ambito professionale. Di fronte al sopruso e alla disonestà accademica, che si realizzano nel conflitto con il collega Lomax e lo studente Walker, Stoner risponde con una fermezza incrollabile. L’unica cosa per cui è disposto a battersi fino in fondo, pagandone le conseguenze sul piano della carriera, è la dignità del proprio sapere e la tutela dell’istituzione universitaria.

Al contrario, sul piano affettivo, quando l’esistenza gli offre la possibilità di conoscere il vero amore autentico e passionale accanto alla giovane ricercatrice Katherine Driscoll, Stoner sceglie di rinunciare e di lasciarla andare.

“Non è la paura dello scandalo o di quello che potremmo soffrire tu e io. Non sono le difficoltà che dovremmo attraversare e nemmeno l’eventuale perdita di ogni affetto . È la paura di distruggere noi stessi e tutto quello che facciamo.”

Perchè leggere Stoner (contiene spoiler sulla fine del libro!)

Ognuno sceglie le proprie priorità. Stoner ha tenuto fede a tutte le sue promesse, ma forse ha disatteso la più importante: ricordarsi di essere felice. O la sua felicità risiedeva proprio nell’assoluta dedizione alla sua missione di insegnante?

Alla fine dei suoi giorni, gravemente malato, William Stoner si spegne compiendo un gesto dal valore simbolico: accarezza le pagine del suo libro. Nelle ultime ore della sua vita, il bilancio non è quello di un fallimento, ma quello di un’esistenza coerente e autentica.

Le sue passioni lo hanno mosso: l’amore per la conoscenza lo ha sorretto attraverso ogni solitudine. Il senso della vita risiede interamente nelle scelte che compiamo e nel valore che attribuiamo alle nostre priorità.

Stoner ha scelto la via della coerenza interiore, ricordandoci che anche un’esistenza apparentemente oscura e priva di grandi trionfi esterni può custodire al proprio interno una dignitosa grandezza.

La vita in effetti è frutto delle nostre scelte, siamo noi a decidere a cosa dare priorità ed è solo questo che ne definisce il senso. Consiglio questo libro a chi vuole intraprendere una lettura in apparenza “banale” che può invece smuovere dentro molte emozioni incastrate tra le pieghe del quotidiano, creando piccole crepe da cui si può finalmente arrivare la luce della consapevolezza.

a cura di
Anna Francesca Perrone

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