Il terzo capitolo della saga dei maghi/ladri torna al cinema. Tra vecchi personaggi che tornano e nuovi protagonisti che entrano in scena, il film cerca di rilanciare la serie ammiccando ad ulteriori futuri capitoli.
Il 13 novembre arriva nelle sale italiane il nuovo film di Now You See Me, a nove anni di distanza dall’ultimo film. Con un ritorno a distanza di così tanti anni, la domanda che sorge spontanea è se questa saga abbia ancora qualcosa da dire e possa essere d’interesse per il pubblico di oggi, o se abbia ormai fatto il suo tempo.
Ma andiamo con ordine.
Dove eravamo rimasti?
Nel 2013 approdava al cinema il primo film della serie, Now you see me: i Maghi del crimine, diretto da Luois Leterrier (L’incredibile Hulk, Scontro tra Titani). L’idea di partenza era semplice, eppure brillante: fare un heist movie, con protagonisti dei maghi.
I nostri protagonisti erano, infatti, quattro maghi di generi diversi: Atlas (Jesse Eisenberg), cartomago, capo del gruppo. Sua ex-assistente poi diventata escapologa, Henley (Isla Fisher). C’era poi Merritt (Woody Harrelson), mentalista specializzato nell’ipnosi e, infine, Jack (Dave Franco), prestigiatore e unico che prima dei fatti era già un ladro.
Nel primo capitolo della serie, i numeri di magia dei quattro cavalieri si intrecciavano alla storia di un mago, Lionel Shrike, morto anni prima nel tentativo di ripristinare la propria immagine con un numero di magia pericoloso: la fuga da una cassaforte lanciata in fondo a un lago, finita tragicamente.
Un film rompicapo, in cui i maghi ingannano il loro pubblico e il film inganna noi spettatori. Divertente, con vari livelli di narrazione: i maghi, un presentatore che vuole smascherarli (Morgan Freeman) e un agente dell’FBI che deve acciuffarli (Mark Ruffalo). Il tutto intrecciato a un enigma del passato.
Il secondo capitolo, uscito tre anni dopo, riprende gli stessi protagonisti (esclusa Isla Fisher), con qualche nuova aggiunta (tra cui l’antagonista interpretato da Daniel Radcliffe). Nonostante la regia sia cambiata, ora affidata a Jon M. Chu (Wicked), questo sequel rimane sull’onda del primo, sia a livello tematico, che come trama. Il mistero di Lionel Shrike è districato e la storia dell’Occhio (l’organizzazione dei maghi) viene approfondita. Il tutto con al centro i nostri Cavalieri, che smascherano i cattivi e ridanno al popolo, come dei Robin Hood magici.

Grandi ritorni
Come già detto, questo terzo capitolo vede il ritorno di molti dei personaggi dei primi due film. E sono tutti davvero molto contenti di rivedersi, anche quelli che fino a quel momento non avevano mai diviso la scena. Il che, di certo, dopo un po’ diventa se non altro ridondante.
Oltre a queste continue reunion e al fatto che i vari personaggi si aggiornano e ci aggiornano su ciò che è successo loro, capita poco. Nessuno di loro viene particolarmente approfondito, rimanendo un po’ tutti macchiettistici.
Sembra, insomma, che si voglia puntare fin troppo sulla nostalgia. Eppure, in un caso come questo, difficilmente l’effetto nostalgia può funzionare: per quanto abbiano avuto un discreto successo, i primi due capitoli non sono certo dei cult. L’impatto culturale non è quello di una saga come Star Wars, per cui ogni ritorno è un’emozione, o come il caso Spider-Man: No Way Home, che parlava a nuovi e vecchi fan (e il cui enorme successo al botteghino è stato decretato anche solo per la presenza dei tre protagonisti).
Nuove conoscenze
Il trittico di nuovi maghi, in compenso, non è niente male. June (Ariana Greenblatt), nuova entrata femminile con un talento per i rompicapi. Bosco (Dominic Sessa), carattere forte e spirito da leader, quello più incline ai riflettori e all’azione. E infine Charlie (Justice Smith), grande pianificatore e mente dietro le quinte.
Complici da una vita, innamorati della magia e legati da una profonda amicizia, questi giovani personaggi arrivano a gamba tesa nella saga e risultano i più accattivanti. Ma soprattutto, nell’ottica di un franchise più lungo, sono gli unici che fanno pensare che ci sia ancora qualcosa da dire.

Dall’heist movie a Indiana Jones
Terzo capitolo, terzo regista. Questa volta si tratta di Ruben Fleischer (Uncharted), che cambia le carte in tavola. Soprattutto a livello di genere: l’impressione è di trovarsi in un film che rimanda alle vibes di Indiana Jones, piuttosto che a un Ocean’s Eleven. Si intraprende un’avventura, seguendo indizi e facendosi trasportare alla ricerca del diamante e, soprattutto, del mistero che gli sta dietro.
Passando, ad esempio, nella casa degli enigmi, in cui per andare al prossimo obiettivo bisogna risalire alla storia dei Vanderberg: Veronika (Rosamund Pike), che è cattiva, così tanto da avere legami di sangue con i nazisti. Il che, di fatto, non aggiunge granché alla trama, se non che tirando in ballo i nazisti si vuol fare capire che il cattivo è davvero cattivo.
Un franchise con un futuro?
Insomma, un ritorno un po’ zoppicante. Per andare avanti, forse, bisogna puntare più sulla novità, che sul passato. I personaggi già conosciuti hanno detto ciò che avevano da dire e va bene così. Ci sono altri misteri da esplorare e magie da compiere.
I nuovi Cavalieri potranno illuderci ancora. Ma, certo, è ancora tutto da vedere.
a cura di
Francesca Maffei

