“The Mastermind” – la recensione in anteprima del nuovo film di Kelly Reichardt

In attesa della sua uscita nei cinema domani, giovedì 30 ottobre, noi di The Soundcheck abbiamo avuto modo di vedere in anteprima “The Mastermind”, il nuovo film di Kelly Reichardt. Ecco la recensione!

Domani, giovedì 30 ottobre, uscirà nelle sale italiane distribuito da Mubi The Mastermind, il nuovo film della regista statunitense Kelly Reichardt, già nota per titoli come First Cow e Showing Up. La pellicola con protagonista Josh O’Connor, già presentata in Concorso al 78° Festival di Cannes, ha debuttato in Italia con due appuntamenti imperdibili. Il primo, tenutosi l’8 ottobre al Cinema Modernissimo di Bologna, mentre il secondo il 9 ottobre al Cinema Quattro Fontane di Roma.

Noi di The Soundcheck abbiamo avuto modo di vedere il film in anteprima e qui sotto potete trovare la recensione!

“The Mastermind” – una storia di superbia e inconsapevolezza

In The Mastermind seguiamo da vicino J.B. Mooney, uomo di famiglia disoccupato e aspirante ladro d’arte. Siamo nella periferia del Massachusetts, a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta nel pieno della presidenza Nixon, e J.B. ha deciso che è arrivato il momento di compiere la sua prima rapina. Così il nostro protagonista (interpretato da un ottimo Josh O’Connor) avvia il suo piano infallibile, scatenando una serie di avvenimenti che sfuggono al suo controllo.

Il risultato finale?
Una vita rovinata.

Già ad un quarto di visione del film, lo spettatore dovrebbe riconoscere la chiave di lettura della pellicola: J.B. Mooney è un ladro incompetente e sprovveduto. Con questa consapevolezza il titolo, The Mastermind, non può che suscitare un sorriso ironico, eppure le risate si fermano qui. Infatti, quella raccontata da Kelly Reichardt non è una commedia, bensì una tragedia: è la storia di un uomo che, a causa della propria superbia e inconsapevolezza, finisce per rovinare la vita a sé stesso e alla sua famiglia. 

J.B. Mooney è dunque un antieroe, un personaggio che, pur ritenendosi geniale, è completamente impreparato a qualsiasi avversità. Con The Mastermind la Reichardt dipinge il ritratto di un uomo anonimo che, invece di riscattarsi, riesce solo a scavarsi una fossa più profonda. 

La mancata redenzione dell’uomo comune

Sotto certi punti di vista il personaggio di Josh O’Connor potrebbe essere interpretato come una variazione dell’“Everyman” (l’uomo comune), personaggio allegorico dei drammi morali inglesi del XVI secolo. L’uomo comune messo a giudizio in nome di tutta l’umanità che, nonostante i suoi peccati passati, trova una propria redenzione. 

Anche J.B. Mooney si trova a rendere conto delle proprie azioni, tuttavia nel suo caso manca totalmente la volontà di redimersi. Anzi, in realtà il protagonista si ferma ad una fase ancora anteriore: non si rende conto di aver sbagliato, non fino in fondo. In questo senso, The Mastermind indaga la fusione tra senso di inadeguatezza e superbia, riconoscibili talvolta nell’uomo medio. Il problema di J.B. è la sua totale incapacità di riconoscere i propri limiti, finendo, perlopiù, per incolpare il mondo esterno. 

L’uomo non ha un lavoro, ma, piuttosto che cercarlo, preferisce organizzare una rapina, dando per scontato che non sia troppo difficile architettare un piano infallibile.

Non si sente tenuto in considerazione da suo padre, eppure utilizza la sua reputazione di giudice come scudo nella società.

Tratta con noncuranza la sua famiglia, affermando però di aver agito solo e unicamente per il loro bene.

Insomma, quella di J.B. Mooney è la parabola priva di abbellimenti di un uomo senza particolari capacità o qualità.

Una rapina priva di spettacolarizzazione

Da un punto di vista stilistico, The Mastermind utilizza il naturalismo tipico di Kelly Reichardt, caratterizzato – tra le altre cose -da una palette color terra e uno scarso uso della musica. Questo taglio quasi documentaristico si sposa bene con l’intento della pellicola, facendo risaltare il contrasto tra le azioni e le parole di J.B. Mooney. 

Essenzialmente, Kelly Reichardt ha prodotto un film su una rapina (e le sue conseguenze!) privo dei fronzoli tipici di questo genere: The Mastermind non è in alcun modo un film d’azione e l’atto criminale non viene romanticizzato. E se film come Ocean’s Eleven o serie come la fortunata La casa di carta hanno messo l’accento sull’acume e la furbizia dei ladri, la regista si muove qui nella direzione opposta. L’inadeguatezza del piano di J.B., unito a questo stile naturalistico, rendono l’atto della rapina freddo e fugace, nonostante l’alto grado di violenza. 

Insomma, nel momento in cui viene sottratto il glamour al crimine rimangono sotto i riflettori solo le sue parti peggiori: violenza, inutilità e impreparazione. 

In conclusione

The Mastermind è una pellicola molto interessante in cui la trama e lo stile di regia di Kelly Reichardt si autoalimentano. Sicuramente, non un film comune su una rapina, quanto un affresco delle distanze a cui l’essere umano si può spingere per sanare il proprio senso di inadeguatezza. 

Josh O’Connor mette in scena la tragedia dell’uomo comune, intrappolato tra la sua convinzione di genialità e le sue reali possibilità. Forse non una pellicola per tutti, ma indubbiamente una a cui vale la pena dare un’occasione. 

a cura di
Claudia Camarda

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – HIM – La recensione in anteprima del film di Justin Tipping
LEGGI ANCHE – Testa o Croce? – la recensione in anteprima del nuovo western italiano con Alessandro Borghi

Related Post