Retrophil ci presenta “Tormentone OsseStivo”

Quante volte vi abbiamo parlato dei singoli di Retrophil? Diverse, ma questa volta è il cantante stesso a raccontarci la sua storia. In occasione dell’uscita di “Tormentone OsseStivo”, il nuovo singolo, lo abbiamo intervistato.

Ciao Retrophil, abbiamo ascoltato probabilmente quasi tutti i tuoi brani, ma ora vogliamo sapere qualcosa di più su di te. Intanto, perché Retrophil?

Il nome “Retrophil” è nato quasi per caso, ma poi è rimasto. È una sintesi di due cose che mi definiscono: il mio amore per tutto ciò che è “retro” – dai giochi arcade anni ’80 ai vinili graffiati – e il mio nome di battesimo, Filippo. “Phil” suona un po’ come “lover” in inglese, quindi alla fine Retrophil è una dichiarazione d’amore per un modo vero di sentire il passato, vivere il presente e costruire il futuro.

Ti definisci un “CantautoRapper” e hai un background da nerd, tra informatica, videogame e fumetti: quanto queste passioni influenzano la tua musica?

Tantissimo. È il mio linguaggio nativo, potremmo dire. Crescere tra joystick, righe di codice e balloon di fumetti ha formato il mio modo di pensare e raccontare. Quando scrivo, spesso mi vengono in mente metafore o strutture che hanno più a che fare con un videogioco o con un film di animazione che con la tradizione cantautorale classica. La parte “rap” mi serve per esplodere, per dire cose in fretta, per rompere gli schemi. Ma c’è sempre un cuore narrativo sotto, da “cantautore nerd” appunto.

È uscito da poco “Tormentone OsseStivo”. Il brano gioca con i cliché del tormentone estivo, ma sotto la superficie c’è molto di più. Raccontaci, come è nato?

Volevo fare un pezzo che suonasse come una hit da spiaggia ma fosse, in realtà, una specie di bomba a orologeria. “Tormentone OsseStivo” è una parodia affettuosa: uso la struttura, i suoni, i titoli, i balli, ma per ribaltare tutto. C’è dentro la critica all’omologazione, al bisogno compulsivo di apparire, ma anche una presa in giro bonaria delle preoccupazioni che abbiamo un po’ tutti, di piacere a tutti. Per questo è un testo per pensare alle hit con distacco e ironia.

Usi l’ironia per criticare il concetto di “successo per il successo”. È un messaggio verso l’industria musicale o anche verso chi ascolta distrattamente?

Entrambi, senza puntare il dito. Mi interessa far riflettere chi ascolta, ma anche ricordare a me stesso e a tutti che il valore di una canzone non si misura in views o challenge su TikTok. L’ironia mi serve come arma gentile, per scardinare i meccanismi senza moralismi. Se anche solo una persona, dopo aver riso o ballato su un pezzo, si ferma a pensare “ma cosa ho appena ascoltato?”, allora ha funzionato.

Gli arrangiamenti di Mauro Spenillo hanno dato un’anima sonora molto precisa al pezzo. Com’è nata questa collaborazione?

Mauro è un musicista che sa usare anche il silenzio. Un amico. Lavora con eleganza, come se disegnasse con i suoni. Ci siamo incontrati quasi per caso, ma ci siamo capiti subito. Io gli ho portato l’idea, il testo, lo scheletro musicale… e lui ci ha messo il sound sottile che non è solo nel testo ma anche nel beat, nei synth, nelle pause. È stata una collaborazione felice, e sicuramente non l’ultima. Abbiamo tanto ancora da creare insieme! Restate sintonizzati!

Se dovessi spiegare chi è Retrophil a chi non ti conosce, ma ha appena ascoltato “Tormentone OsseStivo”, cosa diresti?

Direi: “Retrophil è uno che si diverte a confondere le acque. Se pensi che stia scherzando, forse sto dicendo qualcosa di serio. Se pensi che stia parlando solo di me, forse sto parlando di te. Se ti sei divertito, ma hai sentito una fitta strana nel petto… allora sì, probabilmente ci siamo capiti. Io ci metto il cuore. E il cuore non mente!”

a cura di
Staff

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