Un viaggio intimo e politico nella New York dei primi anni ’70: “One to One: John & Yoko”, il documentario di Kevin Macdonald, sarà proiettato nei cinema italiani dal 15 al 21 maggio 2025 come evento speciale.

Dopo il Fuori concorso a Venezia 81, arriva al cinema One to One: John & Yoko, un documentario diretto da Kevin Macdonald che riporta in vita, in versione restaurata, lo storico concerto benefico dei due celebri innamorati, avvenuto nel 1972 a New York.
Un’occasione unica per riscoprire John Lennon, icona della controcultura, in una delle sue fasi più intense e militanti.

Oltre il documentario

One to One: John & Yoko è più di un documentario musicale: è un racconto visivo e narrativo che intreccia musica, politica, intimità e arte concettuale, in un mosaico raffinato e stratificato.
Un tuffo introspettivo ed appassionato nella vita e nella visione artistica di una delle coppie più iconiche del Novecento: John Lennon e Yoko Ono.

La trama

È il 1971.

La vita nel Regno Unito è diventata insostenibile per John e Yoko, così abbandonano la villa di Ascot e si trasferiscono a New York, nel cuore del Greenwich Village. Lì resteranno per 18 mesi, prima di trovare casa nell’Upper West Side.

Passando le giornate incollati alla televisione, sdraiati su quel letto diventato ormai iconico, la coppia si imbatte in un servizio televisivo che li sconvolge: è il crudo reportage di Geraldo Rivera sulla Willowbrook State School, un istituto per bambini con disabilità mentali in condizioni disumane.

Quelle immagini li toccano profondamente. Per John, quei piccoli dimenticati rappresentano «quasi il simbolo di tutto il dolore della Terra».
Spinti da un’urgenza morale, lui e Yoko decidono di agire.

Nasce così One to One, il concerto benefico organizzato per aiutare quei bambini. L’unica performance solista integrale di Lennon dopo i Beatles, e anche la sua ultima.

“One to One”

Il documentario ruota quindi attorno al leggendario concerto tenutosi al Madison Square Garden nel 1972, ma va ben oltre l’evento musicale. È un racconto di amore, attivismo e arte intrecciati in modo quasi inseparabile.

Quello che colpisce subito è l’approccio personale: non siamo di fronte alla classica opera cronologica, ma ad un viaggio emotivo, costruito con materiali d’archivio inediti, interviste, riprese dell’epoca e riflessioni attuali. La narrazione dà spazio non solo alla figura di Lennon, ma valorizza moltissimo anche Yoko, spesso fraintesa dal grande pubblico, ghettizzata ed incolpata, restituendole il ruolo di artista e partner creativa che le spetta.

Oltre al progetto del concerto One to One, molti altri ronzano nelle menti dei due.
Lui vorrebbe infatti organizzare un Free The People Tour, usando i ricavi degli show per pagare la cauzione ad alcuni detenuti in ogni città; lei commissiona invece ai suoi assistenti la ricerca di un migliaio di mosche per una nuova installazione artistica. E poi c’è anche il forte desiderio, nonché punto debole della donna: il voler ritrovare sua figlia Kyoko, portatale via.

La musica

Dal punto di vista musicale, il cuore del documentario è ovviamente il concerto.

Lennon è energico, vero, visibilmente coinvolto. Le esibizioni live (da Imagine a Come Together) sono intense e, sebbene la qualità audio/visiva porti i segni del tempo, non perde nulla in forza emotiva. Anzi, in qualche modo, la “granulosità” dell’immagine restituisce autenticità.

Tornando all’audio, questo talvolta quest’ultimo viene mixato con la voce fuori campo di John o Yoko, creando una sovrapposizione di livelli di tempo e significato. Le pause, i silenzi, i respiri sono parte integrante della struttura ritmica del racconto.

Ma la parte più interessante sta nel messaggio politico e umano del film.
Il loro impegno per la pace, le performance concettuali, la battaglia contro la guerra in Vietnam e le tensioni con l’establishment americano… . John e Yoko non erano solo musicisti e performer, ma veri e propri attivisti culturali! E questo film ce lo ricorda con delicatezza e determinazione.

Molto interessanti le trascrizioni (con audio originale) delle telefonate con amici e collaboratori, momenti intimi e rivelatori: come quando John rassicura il batterista Jim Keltner, preoccupato per le implicazioni politiche dell’evento, con una battuta disarmante: «Non ho intenzione di farmi sparare».

Montaggio e fotografia

ll montaggio è uno degli elementi chiave dell’intera operazione. Non si limita a seguire una linea cronologica, ma lavora per associazione emotiva e concettuale.
Le immagini scorrono come pagine di un diario visivo: alternano momenti pubblici a scene private, estratti d’archivio a performance live, fotografie in bianco e nero a grafiche psichedeliche.

C’è una chiara intenzione autoriale dietro: esso non racconta solo “cosa è successo”, ma “cosa significava” vivere, amare e creare nel cuore degli anni ’70. Ogni taglio ha una funzione espressiva, che sia quella di rompere un ritmo, sottolineare una tensione, o semplicemente far emergere la fragilità di un momento. Alcune sequenze – come quelle che alternano le esibizioni dal vivo con manifestazioni pacifiste o spezzoni di notiziari – riescono a fondere musica e impegno politico in un flusso potente ed evocativo.

La fotografia gioca un ruolo altrettanto centrale, anche se va letta in modo particolare trattandosi di un documentario basato in larga parte su materiali d’archivio.
Proprio per questo, la scelta di non restaurare eccessivamente certe immagini, lasciando la grana, i riflessi, la luce sovraesposta o i contrasti marcati, si rivela coerente con l’identità del film.

Il materiale del concerto One to One – registrato nel 1972 – è valorizzato con grande cura. Le luci del palco, fredde e teatrali, contrastano con i volti sudati e intensi dei musicisti.

C’è qualcosa di crudo e reale nella resa visiva: le immagini non sono patinate, ma dense, vive.
Gli inserti in bianco e nero, che raccontano la quotidianità dei due, hanno una delicatezza fotografica quasi documentaristica: camera spesso a mano, profondità di campo ridotta, luce naturale o minima, come se volessero restituire l’intimità di un gesto catturato senza filtro.

Un’altra scelta interessante riguarda l’uso di elementi visivi astratti (forme grafiche, collage, sovrimpressioni), spesso mutuati dall’arte concettuale di Yoko Ono.
Questi inserimenti arricchiscono la grammatica visiva del film, trasformandolo in una sorta di installazione cinematografica in movimento, dove il linguaggio del documentario si fonde con quello dell’arte visiva.


Da sottolineare che “One to One: John & Yoko” non è solo un’opera per fan dei Beatles.
È un film che parla di amore, libertà e resistenza.
Un ritratto sincero e poetico di una coppia che ha fatto dell’arte un mezzo per cambiare il mondo. O almeno provarci.

a cura di
Emanuela Giurano

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE –Killswitch Engage a Milano ad ottobre
LEGGI ANCHE –I Black Rebel Motorcycle Club in Italia per i 20 anni di “Howl”

Related Post