Quante volte leggendo un libro abbiamo sperato di poter rimanere in quella storia? Oppure sapere cosa succede a un personaggio dopo l’ultima scena o esplorare una relazione che l’autore non ha mai raccontato o semplicemente, immaginare che le cose siano andate in modo completamente diverso?
È da domande come queste che nasce la fan fiction. Si tratta di storie create dai fan utilizzando personaggi, ambientazioni o universi narrativi già esistenti. Ma, nonostante oggi la associamo soprattutto a Internet e piattaforme come Archive of Our Own, la pratica di reinventare le storie che amiamo ha origini molto più lontane.
Prima di Internet, prima ancora del termine “fan fiction”
Per secoli, miti, leggende e opere letterarie sono stati continuamente riscritti e reinterpretati. Ma definire queste opere fan fiction sarebbe anacronistico. Prima dell’affermazione del concetto moderno di autore, copyright e proprietà intellettuale, le storie appartenevano soprattutto a una tradizione collettiva.
È tra Settecento e Ottocento che il fenomeno comincia ad assumere caratteristiche più vicine a quelle che oggi riconosciamo.
I fan di Jane Austen si definiscono Janeites e iniziano a creare nuove storie sui suoi personaggi, a dimostrazione che non è stato l’internet a creare i fandom, e nel frattempo nascono società dedicate a Sherlock Holmes, dove i fan discutono dei personaggi e scrivono le proprie versioni delle storie.
Nel 1850 William Makepeace Thackeray pubblica Rebecca and Rowena, una continuazione satirica di Ivanhoe di Walter Scott. L’idea è semplice e sorprendentemente moderna, prendere una storia già esistente e modificarla perché non ci convince del tutto.
Nel Novecento questa pratica continua. Wide Sargasso Sea di Jean Rhys racconta la storia della prima moglie di Mr. Rochester di Jane Eyre, mentre Rosencrantz and Guildenstern Are Dead di Tom Stoppard porta al centro della scena due personaggi secondari dell’Amleto di Shakespeare.
Vecchi personaggi, nuove prospettive.
Il momento in cui arrivano i fandom
La vera svolta arriva nel Novecento, soprattutto nel mondo della fantascienza.
Prima di Internet esistevano le fanzine, riviste realizzate, stampate e distribuite direttamente dai fan. Erano luoghi in cui discutere delle proprie passioni, pubblicare illustrazioni, poesie, recensioni e, soprattutto, racconti. Poi arriva Star Trek.
La serie debutta nel 1966 e dà vita a una comunità di fan estremamente attiva. Nel 1967 viene pubblicato Spockanalia, considerata la prima fanzine interamente dedicato a Star Trek. Le sue pagine contengono storie, poesie, illustrazioni, commenti e materiali prodotti dai fan.
La distanza tra scrittore e lettore si riduce. Le storie possono essere pubblicate, commentate e continuate quasi immediatamente. E le possibilità diventano infinite.
Ci sono le continuation fic, che proseguono la storia originale, i crossover, che fanno incontrare universi diversi e le Alternative Universe, o AU, che immaginano cosa sarebbe successo se gli eventi del canon fossero andati diversamente.
Da fan fiction a fenomeno culturale
Nel 1998 nasce FanFiction.net, dando ai fan uno spazio globale per pubblicare e leggere storie. La fan fiction non è più limitata a piccoli gruppi ma diventa una comunità internazionale. Nel 2009 abbiamo poi un altro momento decisivo. Nasce Archive of Our Own, conosciuto come AO3, un archivio creato dalla Organization for Transformative Works per conservare e condividere opere trasformative realizzate dai fan.
La piattaforma diventa progressivamente uno dei simboli della cultura fandom online. E la sua storia dimostra quanto il fenomeno sia ormai diventato parte della cultura contemporanea. Ancora oggi AO3 conserva anche storiche fanzine cartacee, tra cui Spockanalia, contribuendo a preservare una parte della memoria del fandom. Nel 2019 AO3 riceve addirittura un Hugo Award per il suo contributo alla fantascienza e al fantasy.
Ma la fan fiction non rimane confinata agli archivi online. Alcune reinterpretazioni di opere famose diventano vere e proprie opere mainstream. West Side Story, per esempio, rielabora la storia di Romeo and Juliet, mentre March di Geraldine Brooks racconta una nuova prospettiva sull’universo di Little Women.
Il caso più famoso è probabilmente Fifty Shades of Grey, nato come fan fiction ispirata a Twilight e successivamente trasformato in un’opera autonoma. Tra le più recenti The Love Hypothesis di Ali Hazelwood nasce invece da una fan fiction online ispirata a Kylo Ren e Rey di Star Wars.
Dove finisce l’omaggio e inizia la violazione?
Il successo della fan fiction porta inevitabilmente a una domanda: è legale?
La risposta non è semplice. Il rapporto tra fan fiction e copyright varia a seconda della legislazione, dell’opera e delle circostanze. Alcuni autori hanno accolto positivamente la pratica, mentre altri hanno espresso una forte opposizione all’utilizzo dei propri personaggi.
La questione, quindi, rimane aperta. Quando una storia è un omaggio? Quando diventa un’opera trasformativa? E quando, invece, supera i limiti stabiliti dal diritto d’autore?
Il vero significato della fan fiction
Forse, però, il successo della fan fiction non dipende soltanto dalla possibilità di modificare una storia. Dipende dal fatto che ci affezioniamo alle storie.
Quando arriviamo all’ultima pagina, non sempre siamo pronti a lasciare andare i personaggi. Vogliamo un altro finale, un’altra prospettiva, un’altra possibilità. Ed è qui che la fan fiction diventa qualcosa di più di una semplice “fan story”. È il momento in cui il lettore smette di essere soltanto lettore e diventa, almeno per un po’, autore. Perché una storia può finire sulla pagina, ma nella mente di chi la ama può continuare ancora a lungo.
a cura di
Andrea Romeo

