Dopo l’edizione bolognese con headliners i Pantera, The Return of the Gods approda a Milano riportando in Italia gli Iron Maiden
Dopo il concerto di Bologna dell’anno scorso, annullato all’ultimo a causa del maltempo improvviso, i fan degli Iron Maiden non hanno potuto fare altro che affrontare il caldo torrido di una giornata di metà luglio per poter assistere all’unica data italiana del “The Future Past Tour“.
Vista la nutrita line up dell’evento l’ippodromo è stato preso d’assalto già dalle prime ore del pomeriggio. Le band infatti hanno iniziato a susseguirsi sul palco già dalle 16.00: The Raven Age, Blind Channel e Epica.
L’unico intoppo della giornata arriva quando è il turno degli Stratovarius. A causa di ritardi dei voli e di un guasto al tour bus la loro esibizione ha rischiato di saltare. Un plauso va all’organizzazione che si è prodigata per farli suonare ugualmente, anche se solo per due canzoni, accontentando in parte chi aveva preso il biglietto dopo aver letto il loro nome nel cartello.
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Iron Maiden
Alle 21.00 in punto salgono sul palco gli Iron Maiden. Una scenografia piuttosto semplice se si pensa ad altre produzioni di questo livello, ma non per questo meno efficace: un palco su due livelli che rievoca una città futuristica, due schermi e un fondale formato da un telo che cambia scena ad ogni brano.
Il vero mattatore della scena è Bruce Dickinson che, in una strepitosa forma fisica e vocale, occupa ogni millimetro del palco a disposizione, aiutato però ovviamente dalla perfezione tecnica di Nicko McBrain alla batteria, Steve Harris al basso e Janick Gers, Adrian Smith e Dave Murray alle chitarre.
Su “Stranger in a Strange Land“, per qualche secondo, fa la prima comparsa della serata Eddie, il mostro mascotte che appare su tutte le copertine degli album della band, che viene accolto dagli applausi e dalle grida estasiate dei fan.

Sulle note di “The Prisoner“, Dickinson si presenta con uno smanicato di jeans, dalle sembianze di una camicia di forza, mentre l’intro di “Death of the Celts“, affidato al basso acustico di Harrsi, assume un carattere mistico, con il fondale che evoca una foresta celtica e il fumo che avvolge tutto il palco creando una sorta di nebbia.
È durante “Heaven Can Wait” che Eddie torna sul palco. Questa volta in modo aggressivo, ingaggiando un duello, sparando fuochi d’artificio dalla sua pistola con Dickinson che risponde al fuoco con un cannone. Ad avere la meglio sarà comunque il mostro, distruggendo l’arma del frontman, prima di mostrarsi nuovamente, questa volta vestito da samurai con tanto di katana, in “Iron Maiden“.
Per la chiusura, la temperatura si fa ancora più incandescente. Lo sfondo scelto per “Hell on Earth” mostra una New York distrutta, completamente ricoperta da sabbia e con la Statua della Libertà dalle sembianze di Eddie, mentre il palco è avvolto dalle fiamme per tutta la durata del brano.
Le ultime due canzoni sono “The Trooper” e “Wasted Years“, con i 35mila presenti uniti in un unico coro.

Setlist
- Caught Somewhere in Time
- Stranger in a Strange Land
- The Writing on the Wall
- Days of Future Past
- The Time Machine
- The Prisoner
- Death of the Celts
- Can I Play With Madness
- Heaven Can Wait
- Alexander the Great
- Fear of the Dark
- Iron Maiden
Encore
- Hell on Earth
- The Trooper
- Wasted Years
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a cura e foto di
Mirko Fava

