In arrivo al cinema il nuovo film di Taika Waititi, con protagonista Jenna Ortega nei panni di un androide creato apposta per essere amico di un adolescente.
Taika Waititi (Thor: Love and Thunder, Jojo Rabbit) torna al cinema con Klara e il sole, film basato sull’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro. Un’opera che mette in scena una storia ambientata nel futuro, con protagonista un androide progettato per essere amico degli adolescenti e supportarli in quegli anni difficili.
I toni sono al tempo stesso dolci e amari, il mondo colorato e ingenuo di Klara si interseca con la vicenda di una famiglia in difficoltà. Il contrasto tra la fantasia e il dramma, però, non è sempre riuscito.
Trama
Il film si apre su Klara (Jenna Ortega) che parla al sole, chiedendogli di esser finalmente scelta. Di qui scopriamo che vive in un negozio di androidi progettati per essere amici degli adolescenti e far loro compagnia.
Klara sta perdendo le speranze di esser comprata, perché è un modello ormai fuori produzione e, dall’altra parte della strada, ha aperto un negozio con androidi di nuova generazione. Come se non bastasse, Klara è anche particolarmente eccentrica e sopra le righe, motivo per cui il suo acquisto non sembra così scontato.
Ciò cambia il giorno in cui Josie (Mia Tharia) mette gli occhi su di lei. Convince sua madre Chrissie (Amy Adams) a comprarla e Klara trova così la propria casa.
Ben presto, però, l’androide capisce che nella casa la situazione è più complicata del previsto: Josie è stata sottoposta ad un intervento di potenziamento che l’ha resa sostanzialmente un genio, ma si sente comunque all’ombra della sorella morta quand’era piccola. La madre è distante e scostante e sembra nascondere qualcosa.
Insomma, l’arrivo di Klara nella famiglia rappresenta ben più che l’acquisto di una nuova amica per Josie.

Una favola dolceamara
I colori sgargianti e l’eccentricità della protagonista danno vita ad un mondo da musical. La narrazione è filtrata dal punto di vista quasi esclusivo di Klara, che legge il mondo che la circonda senza comprendere fino in fondo ciò che accade.
Il risultato è una fiaba dolceamara, in cui i temi più toccanti sono mostrati da un punto di vista decisamente particolare: quello di un androide che sta imparando a comprendere i sentimenti. L’ingenuità di Klara si scontra con la complessità e il dolore del mondo, portandola a spiegare ciò che non comprende con le proprie convinzioni.
Taika Waititi fa in questo senso un’operazione simile a quella che aveva già fatto in Jojo Rabbit, affrontando temi profondi partendo da un punto di vista di innocente, che trasforma la realtà in una fiaba.
Se Jojo Rabbit, però, parlava di un preciso momento storico, qui siamo proiettati nel futuro. Klara vive in una società tecnologica, che sembra dar più spazio al progresso e alla perfezione che ai sentimenti. Così, i nuovi modelli di androidi, più freddi ma fisicamente capaci, vengono generalmente preferiti ai vecchi modelli come Klara, più empatici ma eccentrici.
Josie, invece, vede in lei qualcosa in più. Sembra riuscire a cogliere l’unicità di Klara, che è la stessa che vorrebbe che sua madre riconoscesse in lei. Essere un genio non la rende più felice, anzi. In questo senso, in una società che cerca continuamente di perfezionare l’essere umano, i sentimenti e le unicità rischiano di essere messi da parte.
Il romanzo
Come anticipato, il film di Waititi si basa sul romanzo di Kazuo Ishiguro, le cui opere sono già state adattate diverse volte con risultati fortunati. Si parla infatti di Quel che resta del giorno (1993) e Non lasciarmi (2010), il primo considerato un vero e proprio capolavoro e il secondo comunque un ottimo (per quanto cupo) film distopico.
La scrittura di Ishiguro, d’altronde, si presta particolarmente alla trasposizione cinematografica per la sua natura visiva e concreta. Lo scrittore ha infatti anche dato vita a diverse sceneggiature (come La Contessa Bianca del 2005).
Probabilmente anche per questo, Klara e il sole è piuttosto fedele al libro da cui è tratto, a parte la necessaria semplificazione delle sottotrame per questioni di tempo. Ciò che più si differenzia è proprio la protagonista, che nel film è caratterizzata come stravagante e molto ingenua. La sua controparte letteraria è ingenua tanto quanto lei, ma al tempo stesso è molto più curiosa e attenta ai dettagli. Il suo occhio coglie ogni aspetto della realtà, anche se a volte interpreta ciò che la circonda in modo errato, secondo il suo punto di vista più sognatore. La Klara del libro è principalmente un’osservatrice.
Questa minuziosa attenzione ai dettagli, che accompagna la narrazione nel libro, è sostituita nel film dal carattere più comico del personaggio. Jenna Ortega interpreta una Klara eccentrica nella sua dolcezza bambinesca. È sopra le righe e non comprende davvero ciò che la circonda: capisce però che l’amore può essere al tempo stesso luminoso e un po’ doloroso.

Il sole
L’altro elemento fondamentale nel titolo è il sole: non un vero personaggio, quanto più una sorta di divinità in cui Klara crede. L’androide non ne capisce la natura, ma semplicemente lo vede come la fonte di vita e salvezza che potrebbe sistemare l’irreparabile. Perché nonostante Klara parli con il sole come ad un caro amico, ciò che rappresenta è l’ultima speranza per ciò che lei non riesce a sistemare.
Un altro tema centrale del film è, infatti, il lutto, che sia già avvenuto o sia possibile. E davanti a qualcosa che si presenta come ineluttabile, Klara si rivolge a ciò che le sembra dia un senso e una vita a tutto: il sole.
Una difficile commistione
Il film di Waititi è, come anticipato, piuttosto fedele al libro, ma al contempo non ne riesce a cogliere fino in fondo l’anima. La comicità stempera il dramma raccontato, conferendo al film il suo carattere più fiabesco, ma non riesce a restituire a fondo la tragicità dell’evento e dei personaggi.
Klara è fin troppo macchiettistica e non sembra capire davvero la situazione in cui si trova. Ciò depotenzia il messaggio di sacrificio e amore, lasciando lo spettatore un po’ più in superficie di quello che vorrebbe.
La storia perde diverse sfaccettature a favore della comicità, che non si integra bene con il dramma, come invece succedeva in Jojo Rabbit. Anche perché questa integrazione spesso è il risultato di dialoghi fin troppo espliciti, con il rischio di affidare il messaggio emotivo a degli spiegoni un po’ troppo a favore di pubblico.
Conclusione
Klara e il sole è un fiaba malinconica divertente, ma non perfettamente riuscita. Nonostante buone interpretazioni e un’idea interessante di fondo, si perde un po’ la profondità del messaggio, rendendo la visione piacevole, ma non indimenticabile.
Taika Waititi riprova a fare ciò che gli era riuscito con Jojo Rabbit, ma senza lo stesso mordente. I suoi temi chiave, comunque, emergono ancora una volta, ma chissà se riuscirà in futuro a trovare un’elaborazione più efficace.
a cura di
Francesca Maffei

