In arrivo al cinema il nuovo film dell’universo DC. Questa volta, al centro della pellicola, si trova uno dei più interessanti villain di Batman: Clayface.
Il regista James Watkins (Speak no Evil) approda nell’universo DC dando vita al film sulle origini del villain Clayface, interpretato da Tom Rhys Harries.
Il film è il risultato di una peculiare commistione di generi: prende gli elementi fondamentali di cinecomic e body horror dando vita ad una pellicola interessante, che riesce a essere originale nei dettagli, ma con una struttura riconoscibile nel suo complesso.
La trama
La storia di Clayface è sfaccettata: la sua identità varia in base all’opera, così come la sua storia e le sue capacità. Nella sua prima apparizione, è l’alter ego di Basil Karlo, un attore di film horror che vuole vendicarsi di aver perso la parte. In seguito, altri personaggi presero l’identità di Clayface, come nella serie Batman: The Animated Series, in cui è Matt Hagen, un attore che dopo aver subito dei danni al volto in un incidente diventa dipendente di una crema cosmetica che lo riporta al suo aspetto originale.
Quest’ultima versione è quella a cui probabilmente si avvicina maggiormente il protagonista di questo nuovo film, ma la sua storia comunque si allontana da qualsiasi altra mostrata prima. Anche qui, infatti, Matt Hagen è un attore, ma le circostanze della sua mutilazione sono ben diverse.
Il film apre sul picco di felicità di Matt: attore di successo, è appena stata annunciata la sua candidatura agli Oscar e la sua carriera sembra in procinto di decollare. Ciò ha ancor più valore dal momento che non ha ereditato la fortuna, ma anzi si è costruito da solo, cresciuto in uno dei peggiori quartieri di Gotham con un’infanzia di abusi alle spalle.
Matt sembra dunque aver conquistato il proprio posto nel mondo, ma quella sera in discoteca viene sedotto dalla fidanzata di un boss della zona: la mattina dopo, attorno al suo letto, trova il malavitoso e i suoi scagnozzi pronti a fargliela pagare sfregiandolo. Mollato dalla sua agente e perso il lavoro, intenta una causa civile che però non va come vorrebbe. Come se non bastasse, Matt finisce tutti i suoi soldi per la causa e le inutili operazioni al viso, che lo lasciano sfigurato.
Insomma, nei primi quindici minuti di film ci viene mostrato un velocissimo declino verso il peggio del peggio, proprio quando il nostro protagonista pensava di aver raggiunto la felicità. Ad aiutarlo arriva allora la dottoressa Caitlyn Corr (Naomi Ackie), che accetterà di iniettargli delle particolari cellule che rigenerano i tessuti, ancora mai sperimentate su umani e dalle controindicazioni non ancora conosciute. Cosa potrà mai andare storto?

L’origine del male, ancora una volta
Come anticipato, uno degli aspetti più interessanti del film è la commistione di generi tra il cinecomic e il body horror. Clayface è infatti un film che arriva nel 2026 come frutto di alcune tendenze degli ultimi anni.
Nello specifico, come cinecomic si inserisce in quel filone di film che indagano le origini di un villain, dando spazio a un approfondimento psicologico che mira a spiegare perché sia diventato cattivo. L’esempio più lampante è, chiaramente, Joker (2019), che con il suo enorme successo ha inaugurato una serie di film molto meno riusciti come Kraven e Madame Web. Non a caso, infatti, una delle prime scene si svolge in un talk show, richiamando in modo esplicito il film di Todd Phillips.
Rimanendo sempre nell’universo di Batman, però, Clayface ricorda più da vicino la serie tv The Penguin del 2024, che si svolge nello stesso universo. Ciò che ne emerge è una strategia della DC che sembra mirare verso pellicole più cupe e sociali, che differenzino il loro universo da quello Marvel proprio grazie a uno sguardo più sfaccettato e sporco sulla società.
In questo senso, Gotham rappresenta il luogo giusto da cui partire, con il suo degrado morale e strutturale e la sua oscurità. E, partendo da questi presupposti, sono proprio le storie dei cattivi che possono avere il fascino maggiore.

Body Horror
D’altra parte, Clayface si instaura nel filone del body horror, cavalcando l’onda del successo di The Substance, anch’esso richiamato in diverse sequenze. Ma anche Together (2025) di cui ricorda alcune specifiche inquadrature. C’è da dire, in realtà, che probabilmente le più grandi fonti di ispirazione da questo punto di vista siano però altre, più lontane nel tempo: sicuramente La Mosca di David Cronenberg o Darkman di Raimi, di cui riprende anche l’estetica del personaggio, oltre che al sottogenere supereroistico.
La pellicola, dunque, non è creata su una tela bianca, ma parte da riferimenti ben specifici ed individuabili, che le danno un valore aggiunto. La componente horror si amalgama con la struttura più classica del cinecomic in modo naturale: ci viene presentato il protagonista, l’antagonista, l’evento scatenante e la scoperta dei poteri paranormali. Il tutto con un climax di consapevolezza delle proprie capacità e uno scontro finale.
Nel frattempo, però, siamo di fronte a un uomo che sta perdendo la propria identità, sia per il suo lento declino morale, che per le condizioni del suo volto: quando il protagonista è sconvolto, la sua faccia si scioglie. Letteralmente. Sono infatti le emozioni il veicolo dei cambiamenti nel corpo di Matt: le particelle iniettate reagiscono principalmente alla sua rabbia nei confronti dell’ingiustizia.
Il suo disagio prende forma fisica e lo spettatore è portato a guardarlo – non senza un certo ribrezzo – proprio perché ciò che il film vuole mostrare è il terrore di perdere chi si è davvero. Per questo, il declino fisico e morale del protagonista vanno di pari passo, man mano che i confini tra ciò che lui compie per sua volontà e ciò che è dovuto all’elemento scientifico esterno si confondono.

I volti di Clayface
Proprio perché parla di identità e di volti che si possono assumere, il film mostra diversi modi in cui il superpotere di cambiare forma può essere utilizzato. Per realizzare i cambiamenti del volto di Matt, sono stati utilizzati in gran parte trucchi prostetici e protesi. Questo perché Watkins riteneva che gli effetti pratici utilizzati direttamente sul set aiutassero dal punto di vista della credibilità e della recitazione.
Come si può ben immaginare nelle scene con Caytlin, che vede la progressione della guarigione tanto quanto le degenerazioni. Ma, sicuramente, rende ciò che accade più credibile anche per lo spettatore: basti pensare alla scena in aereo, che – senza spoiler – prende una piega piuttosto pragmatica. Scene di grande impatto, che avrebbero avuto una resa cinematografica meno efficace se realizzate in digitale.
L’utilizzo della CGI è stato di certo necessario, anche se non sempre in maniera ottimale, ma è stato integrato agli effetti pratici di fondo che danno una spinta in più alla dimensione body horror del film.
Un altro aspetto che rafforza il tema dell’identità è l’utilizzo di inquadrature che implicano l’uso di specchi o superfici riflettenti, grazie a cui la frammentazione dell’interno di Matt viene resa anche all’esterno. La regia di Watkins ha utilizzato anche questo modo, infatti, per raccontare a livello visivo ciò che accade al personaggio, perso nei meandri di qualcosa di sfuggente, che nemmeno lui conosce fino in fondo: se stesso.
In questo contesto di attenzione ai dettagli, si integra perfettamente la performance di Tom Rhys Harries, che riesce a dare spazio al lato umano del personaggio senza essere indulgente sulla sua mostruosità. La trasformazione di Matt in Clayface è graduale, ma credibile. Dentro di lui, si vede sia il buono che il cattivo, lasciando allo spettatore il dubbio se la sua degenerazione sia dovuta alle particelle o semplicemente a lui stesso.
Questi tre elementi fanno sì che il tema principale del film emerga in modo efficace e venga trasmesso allo spettatore in maniera diretta e implacabile.
Conclusione
Clayface arriva nei cinema inserendosi perfettamente nel panorama cinematografico attuale. Figlio di tendenze già viste, è un film ben architettato da tutti i punti di vista. Un’operazione riuscita, che si può tranquillamente candidare nella lista dei cinecomic migliori dell’anno (per ora, se non altro).
Il nuovo universo DC sta prendendo una piega cupa che per ora sta portando fortuna. Non rimane che attendere di vedere quale sarà il futuro di un personaggio così… sfaccettato.
a cura di
Francesca Maffei

