Elisabetta Guido non ha certo bisogno di presentazioni, almeno in ambito jazzistico.
Tra le figure femminili più apprezzate della scena, l’artista arriverà anche quest’anno a Milano con due live imperdibili a JazzMi. L’occasione perfetta per conoscerla meglio facendole alcune domande.
Elisabetta siamo felici di ospitarti su The Soundcheck. Partiamo da te chiedendoti di descrivere la tua figura professionale e umana ai nostri lettori.
Sono anche io molto felice di essere intervistata da voi. Dal punto di vista professionale sono una classica artista indipendente e, come dice il mio amico, il grande Gianpaolo Ascolese, sono la classica jazz girl, perché sarei capace di andare ovunque pur di suonare questo genere musicale. È come una ludopatia per me, un gioco d’azzardo a voce scoperta su un filo sospeso in aria e con passaggi funambolici, una sfida continua, come per tutti i jazzisti.
Mi piace fare musica di qualità, non scontata, perché i miei ascolti sono stati tantissimi e non mi devo annoiare proprio con il mio repertorio. Sono molto precisa e professionale, me lo dicono tutti. E adoro studiare. Potrei passare intere giornate imparando qualcosa di nuovo e stimolante o scrivendo. Dal punto di vista umano, dovrebbero dirlo gli altri. Se devo dirvi come mi vedo io, mi vedo come una persona molto tranquilla e razionale, libera, perché per me non esistono né Santi né re, a meno che non abbia una grandissima stima di te, quindi tollero male i condizionamenti, molto affettuosa, molto materna. Ed ho un fortissimo senso del dovere e dell’assolvere completamente agli impegni presi nei confronti degli altri. Gli altri vengono sempre, sin troppo, prima di me.
Tra pochi giorni sarai a Milano, in occasione di JazzMi, protagonista di due live che si preannunciano decisamente interessanti per gli amanti del genere. Raccontaci come saranno queste serate e cosa ci dobbiamo aspettare.
Si’, sarò al JazzMi Festival anche quest’anno, il 22 ottobre al “Nik’s & Co.” con una serata dedicata a Thelonius Monk, con una bellissima band composta da Gabriele Orsi alla chitarra, Giorgio Vogli alla batteria e special guest il grandeLuca Garlaschelli. Tutti musicisti che ho conosciuto grazie al mio caro amico Mirko Fait, che sa sempre benissimo scegliere persone che oltre ad essere dei bravi musicisti, sono anche speciali dal punto di vista umano, perché è solo con persone così che voglio suonare.
Il 23 ottobre invece saremo con la stessa band al “Locanda Zona” per una serata con brani di vari autori e soprattutto anche Luca Garlaschelli si esibirà nel canto. Saranno nostri ospiti anche 3 allievi della classe milanese di jazz dell’Accademia “Art of Singing”, che io dirigo. Gli allievi sono Martina Villonio, Roxy B. e Claudio Rubino.
Cosa ti lega così profondamente a Thelonious Monk, tanto da dedicargli un intero concerto?
Per quasi 2 anni di seguito, perché io faccio sempre così con gli Album che mi colpiscono, ho ascoltato ogni mattina al risveglio il disco dedicato a Monk da Carmen McRae. E dopo non ne sapevo fare più a meno. Mi affascinava tanto quella “unicità” delle sue composizioni, il fatto che non te le aspetti, sono allo stesso tempo sofisticate, ma anche espressive al massimo grado. E poi credo sia una sfida per chiunque quell’autore.
Ci sarà spazio anche per tue composizioni originali. Cosa ti ispira maggiormente in fase di composizione e creazione, in studio di registrazione e prima?
Prima di scrivere, mi riempio di ascolti sia di jazz classico sia di modern jazz. Sono attenta alle ultime uscite discografiche per capire quali sono le tendenze del momento e decidere se seguirle. Durante la fase della scrittura devo essere sola e nel silenzio più assoluto. Dopo aver scritto mi chiedo ogni volta come sia uscita dalla mia mente quella musica, mi sento più una sorta di “tramite” dell’Universo. In studio di registrazione invece predomina l’improvvisazione, si fa una sola take , al massimo due, ma perché scelgo sempre per registrare persone che si sono preparate molto bene sul repertorio che abbiamo deciso di incidere. Quindi i brani sono già appresi e coscientizzati, lasciamo solo un po’ di spazio alla fantasia per dare una sorta di “arrangiamento di gruppo” finale al pezzo.
Un tuo commento sulla scena Jazz italiana: come credi stia? E vedi interesse da parte dei più giovani?
Credo che in generale lo spazio dato al Jazz in Italia sia sempre di meno. Vedo più o meno sempre circolare gli stessi nomi, e forse è anche giusto, perché hanno impiegato tanto tempo e tanti sforzi per raggiungere una certa fama. Tra l’altro, sono comunque musicisti pazzeschi, assolutamente d’eccellenza.
Ci sono dei festival che cercano di promuovere i giovani. Però se non c’è un sostegno anche economico da parte di chi, all’interno del sistema italiano, dovrebbe sostenere i generi musicali un po’’ più di nicchia, sarà difficile che si trovino tanti piccoli “eroi” che si auto promuovano per far conoscere la loro musica. Anzi, approfitto per dire grazie alle Etichette italiane di Jazz, come la stessa mia etichetta Alfa Music, perché bisogna avere davvero coraggio oggi come oggi per portare avanti un’etichetta Jazz, non c’è nessun guadagno, lo si fa veramente per passione. E solo loro danno una mano ai musicisti di ogni età che amano questo genere musicale.
Nel tuo prossimo futuro dove ti vedi? E a fare cosa?
Nel futuro più prossimo in assoluto, mi vedo a riprendere a scrivere. Mi sono dedicata completamente all’apertura della mia Accademia di musica negli ultimi due anni; quindi, ho avuto poco tempo per dedicarmi agli ascolti, come vorrei invece fare prima di iniziare a comporre ed ho avuto anche poco tempo per “vivere”, se è vero che per poter comporre devi anche “vivere”, vivere esperienze. Per il resto continuerò come sempre a gironzolare per l’Italia per insegnare e per cantare. La dimensione del viaggiare per lavoro è quella che mi è più congeniale. Adoro viaggiare in generale, se per lavoro è ancora più interessante.
Grazie per averci dedicato il tuo tempo. Concludi questa bella chiacchierata come vuoi.
Concludo questa chiacchierata invitando tutti i colori, quali si trovano a passare da Milano il 22 e il 23 ottobre a venire ad ascoltarci al JazzMi Festival. E non smetterò mai di invitare tutti ad approfondire il Jazz. È difficile da comprendere inizialmente per chi non è abituato all’ascolto. Ma una volta iniziato ad ascoltare, non ne puoi più fare a meno.
a cura di
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