“Linkin Park: Unshatter” – la recensione in anteprima

“Linkin Park: Unshatter”, il film diretto dal membro fondatore della band Joe Hahn, arriva nei cinema italiani dal 30 settembre al 3 ottobre.

Come si rientra in una stanza dove manca qualcuno?
Come si rimettono insieme i pezzi quando la cosa che si è rotta è stata la tua vita per vent’anni?

I Linkin Park ce l’hanno fatta e Unshatter parla proprio di questo.

Ci sono band che ascolti. E poi ci sono band che, a un certo punto della tua vita, diventano parte di te.
I Linkin Park appartengono senza dubbio alla seconda categoria.

Unshatter non è semplicemente il racconto di una band che ha segnato una generazione, ma anche un viaggio dentro una storia fatta di musica, amicizia, fragilità, cadute e rinascite. E, forse, è proprio questo a renderlo così difficile da guardare senza lasciarsi coinvolgere.

Il docu-film e la “trama”

Il documentario diretto da Joe Hahn, membro fondatore dei Linkin Park, racconta i sette anni di silenzio durante i quali la band ha affrontato la perdita di Chester Bennington e trovato la forza di ricominciare.
Nel 2022Joe Hahn, Mike Shinoda e Dave Farrell si ritrovano nello studio di Mike e iniziano a suonicchiare insieme, parlare, confrontarsi… La voglia di fare di nuovo musica insieme è forte, ma, allo stesso tempo, mille dubbi e domande si insinuano dentro di loro.

Nonostante il successo avuto, con migliaia di persone davanti al palco e dischi d’oro ricevuti, ci sono alcuni pensieri e sensazioni ricorrenti per i tre musicisti: tensioni, entusiasmo, stanchezza, dolore, paura di non essere più abbastanza o di non essere “accettati”. Nulla potrà mai essere come prima e nessuno potrà mai sostituire Chester… ma si potrebbe aprire un nuovo capitolo.

Senza sapere cosa riservi il futuro, Joe, Mike e Dave iniziano quindi a comporre e, col tempo, a cercare qualcuno che possa cantare e prendere il posto del batterista Rob Bourdon, che, già da tempo, aveva preso le distanze dalla band. Tra audizioni e casualità arriva in studio Colin Brittain, musicista poliedrico e grande mente che si accomoda dietro le pelli, mentre, Emily Armstrong, già cantante dei Dead Sara, si mette dietro al microfono.

Nel film fa molto sorridere come la ragazza si “insinui” piano piano nel progetto per poi stupire con la sua voce ultra potente Shinoda&Co., che rimangono letteralmente a bocca aperta. La band inizia allora a lavorare a nuovi brani così da costruire l’album From Zero e, nel frattempo, riceve anche la visita in studio di Mark Hoppus dei Blink 182, che rimane affascinato e con la pelle d’oca nel sentire Emily cantare! Hoppus diventa quasi una voce esterna capace di mettere in parole quello che la band sta ancora cercando di accettare. Dopo aver ascoltato il nuovo materiale, invita dunque i Linkin Park a smettere di pensare al loro ritorno come a un confronto continuo con il passato, spingendoli invece a rivendicare ciò che stanno facendo nel presente: quelle vecchie canzoni continueranno a esistere e a essere amate, ma la nuova musica è ciò che ha riportato tutti nella stessa stanza.

Il ritorno

Focus importante del docu-film è proprio come Mike, Joe e Dave abbiano gestito l’arrivo di Emily e Colin ed è il nodo emotivamente più delicato di tutta l’operazione. Si tratta non solo di raccontare un lutto, ma soprattutto cosa abbia significato per una band di tale rilevanza decidere di continuare a esistere con una voce diversa e un nuovo batterista.

Particolarmente emozionante è il momento della presentazione di Emily Armstrong ai fan. Il 5 Settembre 2024 a Los Angeles arriva infatti un annuncio preparato nel massimo riserbo sia per una platea di fan presenti fisicamente, sia per una platea più vasta generata dalla diretta streaming. Sono tutti inconsapevoli, mentre assistono stupefatti all’ingresso a sorpresa sul palco della nuova cantante. Si vedono persone piangere, esclamando: “Chi sei??” . Da lì inizia un live per presentare From Zero, uscito la mattina stessa del concerto, che segna ufficialmente il principio di una nuova era per i Linkin Park.

Nel documentario si alternano scene dei momenti intimi in studio a scene del concerto epocale a San Paolo del 15 novembre 2024, intrecciando rari filmati d’archivio con performance da show sold-out e interviste sincere ai membri della band e ai fan, per raccontare in modo autentico cosa significhi ripartire dopo una perdita così profonda.

Unshatter non nasce come un semplice omaggio ai Linkin Park, né segue la struttura del classico making of. È piuttosto il racconto di un percorso, umano prima ancora che artistico, costruito attraverso immagini raccolte nel corso degli anni. Sono materiali nati in momenti diversi e, in molti casi, realizzati senza sapere che un giorno avrebbero contribuito a raccontare questa storia. Anzi, più che il racconto del ritorno di una delle band più influenti della musica contemporanea, il film è il ritratto di come un gruppo di persone abbia trovato il modo di trasformare il dolore in un nuovo inizio, senza dimenticare ciò che aveva perso. Insieme all’archivio della band, questi materiali restituiscono uno sguardo inedito sul periodo più delicato della storia dei Linkin Park, sul processo creativo della band e sulla loro duratura amicizia, presentando al contempo il loro nuovo capitolo con Emily Armstrong e Colin Brittain.

Direzione e sguardi

Diretto da Joe Hahn, il film mostra i momenti di spaesamento iniziale di Mike Shinoda, Joe Hahn e Dave Farrell prima di trovare una nuova energia creativa.

“Il racconto parla di noi che proviamo a raccogliere i pezzi, e che alla fine riusciamo a farlo, appoggiandoci gli uni agli altri, trovando sostegno e incoraggiamento fino ad arrivare, infine, a un momento di vittoria”.

Joe Hahn in una intervista a “IndieWire”

Si parla infatti di rinascita, non sostituzione: il documentario spiega come la band non cerchi di rimpiazzare il passato, ma di costruire una nuova identità accogliendo Emily Armstrong e Colin Brittain.

Il montaggio

Dal punto di vista cinematografico, Unshatter lavora soprattutto sul montaggio, curato da Igor Kovalik, anche lui storico collaboratore della band sui video musicali. Il contrasto fra la dimensione spettacolare dei concerti e i momenti più intimi costruisce una continua oscillazione fra il mito pubblico dei Linkin Park e la vulnerabilità delle persone che lo abitano, tornate alla vita pubblica dopo un lungo percorso di elaborazione del lutto.

A chiusura del film troviamo anche un bellissimo filmato dei Linkin Park giovanissimi che provano in sala prove. Lì appare un piccolo Chester, con la sua grande voce e la sua energia, e, inevitabilmente, ci si stringe il cuore e ci si commuove di nuovo.

Conclusioni

Unshatter lascia addosso una sensazione particolare. Non è soltanto nostalgia, ma gratitudine: per la musica, per quello che ha rappresentato e per tutte le volte in cui una band è riuscita a trasformare qualcosa di profondamente personale in qualcosa che diventasse nostro.

Per i vecchi e nuovi fan dei Linkin Park è qualcosa di assolutamente imperdibile che permette di conoscere meglio la band come essere umani e non solo musicisti. Soprattutto, però, è un documentario che toglie ogni dubbio e diffidenza e fa entrare Emily nel cuore di ognuno di noi, anche in quelli di coloro finora più restii.

Ad anticipare l’uscita cinematografica del film, la colonna sonora Unshatter (Live in São Paulo)  è arrivata negli store di tutto il mondo il 25 settembre. L’album racchiude performance straordinarie di brani che abbracciano l’intera carriera della band, incluse registrazioni esclusive non presenti nel film.

a cura di
Emanuela Giurano

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – Cara Delevingne si dimostra il contrario di “Not Normal”
LEGGI ANCHE – “Oasis: Don’t Look Back In Anger” – dal 9 ottobre in esclusiva streaming su Disney+

Related Post