Nella serata di ieri, venerdì 10 luglio, si è tenuta la cerimonia di premiazione di Long Story Short, il contest riminese firmato CDL, nuovo protagonista dell’estate cinematografica locale.
La prima edizione di Long Story Short è giunta al termine nella serata di ieri, venerdì 10 luglio, al Cinema Tiberio, con l’assegnazione dei premi e gli ultimi saluti finali, carichi di emozione. Un momento celebrativo irrinunciabile, che ha rappresentato il successo indiscusso ed evidente di un progetto vincente, ideato e realizzato da CDL APS negli ultimi mesi.
L’edizione ha avuto avvio lo scorso 24 giugno, con una prima fase dedicata alla creazione e alla realizzazione di cortometraggi originali che, nell’arco di soli quattro giorni, sono stati presentati alla giuria ufficiale del festival, presieduta da Simone Soranna, Giada Sartori, Giuseppe Garau, Marco Leonetti, Ezio Fratto e Giulia Grandinetti.
Una sfida intrigante ma complessa, dato il poco tempo a disposizione e la necessità di realizzare l’opera secondo un percorso spaziale collegato, attraverso una metropolitana immaginaria, ad genere di riferimento prestabilito.
Tuttavia, le troupe hanno portato a termine l’impegno con successo, realizzando cortometraggi estremamente interessanti per tecnica e soggetto, che hanno parlato alla giuria con un linguaggio personale e fresco. Centrando a pieno l’obiettivo e confermando ancora una volta come il nostro Paese possa contare su una nuova – e giovanissima – generazione di cineasti, capaci di creare nuova arte e di offrire, attraverso il cinema, una visione diversa del mondo.
La serata finale
A partire dalle ore 18:00 gli ospiti si sono riuniti presso il chiostro del Cinema Tiberio, dove ha preso avvio l’ultima fase di un percorso che, iniziato lo scorso 24 giugno, ci ha accompagnati in queste ultime settimane.

Nel tutto esaurito della sala brulicante di gente e di vita, immersi in un’atmosfera elettrica e carica di emozione, la serata ha regalato non poche sorprese, mentre – tra discorsi solenni e numerose gag – Francesco Pasquinelli ed Elena Piccari (membri fondatori di CDL) hanno presentato e premiato i protagonisti in concorso e le loro opere.
Solo per l’estate
Emilio
L’umanità perduta
Capolinea
Le cose che restano
Path
Scintille
Sette piccole grandi storie che, con le loro immagini poetiche ed ispirate, ci hanno accompagnato in questo viaggio sul grande schermo, ricordandoci ancora una volta la passione travolgente per la settima arte nella sua forma più pura. Quella di chi ama il cinema e prova a farlo davvero, tra sogni e difficoltà, credendoci con passione.
Nella silenziosa speranza che, un giorno non lontano, tutto questo possa trasformarsi in qualcosa di più; che le storie di un singolo possano diventare quelle di molti, come esperienza comune e condivisibile.
Tutti i vincitori della prima edizione
Come più volte ricordato nel corso della serata, la decisione della giuria non è stata affatto semplice, avvenuta solamente dopo una disamina attenta e rigorosa che ha portato, nei giorni precedenti, all’assegnazione dei premi, correlati dalle seguenti motivazioni:
Premio al Miglior cortometraggio
Il riconoscimento più illustre per eccellenza va a Path, il corto della Squadra dei Falchi che si è distinto “per l’intelligenza e la naturalezza con cui sono state elaborate e messe in relazione le regole del contest, la cura ai dettagli di ciascun reparto e l’utilizzo degli oggetti di scena come parte della narrazione; per l’utilizzo originale del mezzo cinematografico ai fini di una storia semplice e comprensibile, che chiude il ciclo dell’anima protagonista ricordandoci quanto le nostre vite possono intrecciarsi in modo diretto a quelle degli altri”.
Premio alla Miglior Regia
Per la miglior regia, il premio è stato attribuito invece a Luca Canarecci, che con Emilio “sceglie una precisa soluzione formale senza lasciarsi tentare dall’esibizione della tecnica, trovando nei movimenti di macchina e nella costruzione dello spazio gli strumenti per dare fluidità al racconto, costruito attorno a un unico, apparente piano sequenza”.
Premio alla Miglior Interpretazione
A vincere il Premio per la Miglior Interpretazione è stata Sophia Anna Losito, l’attrice protagonista del cortometraggio Scintille, che ha brillato “per la naturalezza e l’autenticità di un’interpretazione capace di dare profondità e verità a un ruolo costruito più sui silenzi che sulle parole, riuscendo a sostenere con sensibilità il cuore emotivo del racconto e portando sulle proprie spalle gran parte della forza del progetto attraverso una presenza scenica sincera, intensa e mai artificiosa”.
Menzione speciale anche per le performance di Gabriele Rattini (Emilio) ed Enrico Battarra (Path) che si sono distinti per le loro singolari ed intense prove attoriali.
Premio alla Miglior Fotografia
Con la miglior fotografia si è scelto di premiare ancora una volta Scintille che, attraverso la forza delle immagini di Jacopo Todoli, è riuscita a rimanere impressa negli occhi di tutti “per i suoi colori vivi che sanno restituire la magia effimera dell’estate e la capacità di saper giocare con la luce del sole, che prima entra prepotente nell’inquadratura e poi sfiora con delicatezza i visi dei protagonisti, creando delle immagini che porteremo a lungo nei nostri cuori.”
Premio alla Miglior Produzione
Una novità interessante in perfetta linea con il contest è stato il Premio Miglior Produzione, che è stato attributo dalla giuria ad I Fondo Perduto per il cortometraggio Solo per l’estate, “per aver saputo incorporare la città di Rimini nel racconto in modo naturale e trasparente al tempo stesso, rendendo le location toccate nelle diverse tappe della produzione del cortometraggio parte del tessuto narrativo, non scenario ma parte integrante e imprescindibile dell’opera.”
Menzione speciale anche per Le cose che restano della troupe Mabri che, composta solo dagli attori Gabriele Montanaro e Mari Colavalle, ha affrontato “una sfida complessa e coraggiosa, basandosi sulle forze di sole due persone, capaci di alternarsi in tutti i ruoli di un’intera troupe”.
Premio al Miglior Montaggio
Per il Miglior Montaggio la scelta è ricaduta su Cristian Morello e Gabriele Rattini con il cortometraggio di Emilio per “la maturità nell’avere scelto di intervenire il meno possibile, di preferire l’assenza alla presenza, e di lasciare che le inquadrature possano vivere e respirare al loro ritmo naturale, permettendoci una immersione totale nel racconto”.
Premio al Miglior Sonoro
Per il Miglior Sonoro siamo lieti di veder attribuito il premio ad Alessandro Fabbri della troupe Vision per Capolinea, assegnato dalla giuria“per il lavoro fatto con personalità, per la creatività nella ricerca, nell’uso della saturazione, e per avere intrecciato un tessuto sonoro che rimane impresso e non si limita a sostenere le immagini ma a portarle nella dimensione distopica, altra, rendendo la forte stilizzazione della messa in scena credibile, tangibile e reale”.
Premio al Miglior Soggetto
Un grande plauso va, inoltre, a Ivan Petrovic-Poljac, che con L’umanità perduta si è aggiudicato il Premio al Miglior Soggetto per la sua capacità di “osare nel genere, proponendo una visione capace di richiamare una grande tradizione cinematografica. Per la forza del soggetto, l’originalità dell’idea creativa e la capacità di costruire un immaginario preciso, esempio di quel cinema italiano coraggioso di ormai altri tempi. Per l’ambizione e per l’apertura al mondo che può rappresentare, in linea embrionale, plasmando una strada e quindi una visione importante per il futuro del cinema di genere in Italia e nel mondo.”
Il Premio Stampa Nuovi Sguardi
Per quanto riguarda il Premio Stampa “Nuovi Sguardi”, attribuito da una speciale giuria di giornalisti di The Soundcheck creata ad hoc per il contest, si è scelto di premiare Capolinea di Vittoria Casarini, un cortometraggio sperimentale nel linguaggio e nelle tecniche, laddove, in campo artistico, il termine “avanguardia” si ricollega fin dal suo primissimo impiego al rinnovamento e all’innovazione, sia per quanto riguarda i contenuti che lo stile. Un concetto che non si traduce unicamente in questo tipo di sperimentazione tecnica, ma in una visione, in grado di conferire nuove forme e colori al mondo in cui viviamo.
“In questi “Nuovi Sguardi”, catturati e racchiusi in un’immagine dalla macchina da presa, capaci di spalancare nuovi orizzonti sul cinema italiano contemporaneo”: tutti elementi che Capolinea racchiude in sé, volgendo i suoi occhi verso un futuro distopico che – ci auguriamo – non si verifichi mai.

Il valore aggiunto (e più prezioso) di Long Story Short
Dopo una prima edizione così intensa e partecipativa è giusto tirare le somme e domandarsi quale dimensione possa assumere Long Story Short in futuro.
Il format creato da CDL si è distinto fin da subito per visione e obiettivi ben delineati, complice anche l’esperienza maturata dagli stessi organizzatori. L’autenticità del contest, nonché la sua fattibilità (realizzare un corto in quattro giorni piuttosto che in 24 ore garantisce sicuramente un grado di realizzabilità maggiore ai progetti), hanno conquistato fin da subito tutti, appassionando registi, attori e addetti ai lavori, ma anche lo stesso pubblico, che ha seguito con interesse le varie fasi della sfida-evento, fino a momento conclusivo.
Nell’atmosfera respirata durante la serata e nelle parole spese, sul palco e dietro le quinte, a sipario ormai abbassato, possiamo garantire che Long Story Short abbia assunto una dimensione che spesso in Italia si fatica a raggiungere, anche dopo tanti anni di duro lavoro.
Un evento che è, prima di tutto, un momento di incontro. Quello tra anime affini, persone che amano la Settima Arte e non vedono l’ora di parlarne insieme, di respirarla e di viverla.
Come esperienza comune, senza vincoli o barriere che la possano limitare e contenere. Come uno scambio continuo di idee e di opinioni, un legame profondo nato tra le troupe concorrenti, che – a dire il vero – proprio rivali non sono.
Un filo invisibile, un rapporto che è andato avanti nelle scorse settimane e nel corso di tutta la serata, birra dopo birra, davanti alle porte di una piccola sala cinematografica riminese.
Dove il tempo sembra essersi fermato.
Dove il cinema – quello più autentico – trova ancora nuovi spazi per esprimersi.








a cura di
Maria Chiara Conforti
foto a cura di
Alessandro Bisognani

