La quinta giornata de Il Cinema Ritrovato è stata all’insegna del surrealismo, dalla suggestione al nonsense.
Pur essendo ormai arrivati a metà festival, il Cinema Ritrovato continua a regalare grandi momenti. In questa quinta giornata ho vissuto delle proiezioni veramente particolari che, a loro modo, rientrano tutte nella categoria del surreale.
Dall’Espressionismo sperimentale di Careful, al nonsense di Monty Python’s Life of Brian, fino alla suggestione visiva e musicale di Noidan Kirot, anche oggi sono tornata a casa soddisfatta.
“Careful” (Guy Maddin, 1992)
Cinema Lumière, ore 11.00. La quinta giornata di Festival è iniziata in modo abbastanza surreale con Careful di Guy Maddin. Valido esempio di un tipo di cinema artificioso particolarmente interessato a curare l’estetica, il film fonde numerose suggestioni stilistiche e tematiche.
Innanzitutto, vorrei spendere due parole sulla genesi della pellicola, dal momento che tutto ha avuto inizio con un viaggio del regista in Germania. Lì Maddin entrò in contatto con un filone del cinema tedesco nato negli anni Venti a lui sconosciuto: il Bergfilm, ovvero il “film di montagna“.
Essenzialmente, si tratta di un vero e proprio genere codificato e, pertanto, paragonabile al western. Un buon film di montagna deve contenere al suo interno elementi di melodramma, di avventura e mettere in scena uno scontro tra l’essere umano e l’ambiente ostile che lo circonda. Con Careful Maddin ha provato a inserirsi proprio in questa tradizione.

Se il Bergfilm è lo scheletro della pellicola, a fungere da epidermide sono i riferimenti all’Espressionismo tedesco e al cinema muto. In effetti, le scenografie deformi e le figure solitarie che si stagliano sullo sfondo rimandano ad un immaginario tipico dell’Espressionismo (si vedano grandi classici come The Cabinet of Dr. Caligari e Nosferatu). L’utilizzo di didascalie e filtri colorati è invece un chiaro omaggio al cinema muto, di cui, d’altro canto, hanno fatto parte molti capolavori dell’Espressionismo e, presumibilmente, anche del Bergfilm.
Ma, tralasciando il suo complesso impianto estetico, qual è il cuore di Careful? Il tema di fondo è tutto concentrato nel titolo stesso: bisogna fare attenzione. Questo monito riguarda tanto il conflitto esterno con l’ambiente di montagna, in cui una qualsiasi valanga potrebbe distruggere la vita dei protagonisti, quanto il conflitto interiore dei personaggi. In particolare, bisogna prestare attenzione alle proprie pulsioni sessuali, senza cedervi completamente né, però, continuare a reprimerle. In questo senso, l’utilizzo di un argomento controverso come l’incesto rafforza il tema di fondo del film.
A cavallo tra la fiaba, il viaggio onirico e la psicoanalisi, decifrare Careful non è stata un’impresa semplice, ma, anche solo per la ricercatezza visiva, merita una visione.
“Monty Python’s Life of Brian” (Terry Jones, 1979)
Cinema Europa, ore 17.30. Quando ho letto per la prima volta il programma di questa edizione de Il Cinema Ritrovato e ho scoperto della presenza di Monty Python’s Life of Brian, ho genuinamente esultato. Dovete sapere che questa pellicola ha perseguitato le mie liste di film da recuperare per anni. Quale miglior occasione del paradiso dei cinefili per spuntare finalmente questo titolo?
Considerato da molti il lavoro più riuscito dei Monty Python, Life of Brian riesce nell’impresa di unire l’umorismo nonsense del gruppo ad una coerenza di tono e ad una narrazione più strutturata. A dare manforte a questa operazione è stata sicuramente la regia al singolare di Terry Jones (precedentemente condivisa con Terry Gilliam) e la possibilità di usare i set dismessi di Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli.

Come si può evincere dal titolo, il film segue la vita di un uomo di nome Brian che, ai tempi di Gesù diventa involontariamente e con una certa riluttanza un leader spirituale. Nonostante le accuse all’epoca di blasfemia, i Monty Python trasformarono queste critiche in pubblicità e, ad oggi, si ritiene che Life of Brian sia una delle commedie inglesi più divertenti di sempre. Certamente, al di là delle risate, si tratta di una satira tagliente che riflette sulla strana necessità delle persone di avere dei leader di riferimento. Ad emergere in particolare è però il pericolo che può derivare dal conformismo eccessivo al pensiero altrui.
Avevo altissime aspettative prima di entrare in sala e, fortunatamente, i Monty Python si sono dimostrati all’altezza di tutti i complimenti che ho sentito rivolgere loro per anni. Life of Brian porta avanti una riflessione antropologica, ma, soprattutto è una commedia che fa ridere per davvero dall’inizio alla fine.
“Noidan Kirot” (Teuvo Puro, 1927)
Piazza Maggiore, ore 21.45. Ho chiuso la giornata con uno degli appuntamenti che attendevo con più ansia: la proiezione di Noidan Kirot, film muto del 1927. La ragione principale del mio entusiasmo è la sonorizzazione dal vivo del trio finlandese Cleaning Women, che avevo avuto già modo di incontrare due anni fa sempre a Il Cinema Ritrovato, quando avevano curato l’accompagnamento del film georgiano Chemi Bebia. Inutile dire che questa esperienza è stata incredibilmente soddisfacente.
Partiamo dal film. Noidan Kirot, letteralmente The Curse of the Witch, è un film muto finlandese del 1927 assente dai manuali di storia del cinema. Eppure si tratta di un’opera molto interessante e, a suo modo, moderna che, giustamente, il festival ha voluto far riscoprire. Come ha detto lo stesso il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli, Noidan Kirot potrebbe tranquillamente essere una storia scritta da John Ford e diretta da Quentin Tarantino. In effetti, gli spazi ampi entro cui si muovono i personaggi ricordano un po’ i western di John Ford, mentre la neve e il ghiaccio catapulta subito la memoria a The Hateful Eight.
Il primo restauro della pellicola risale in realtà al 2017, ma, successivamente, vennero ritrovati alcuni pezzi mancanti che dovevano essere necessariamente inseriti per avere un quadro completo. In ogni caso, la riscoperta di Noidan Kirot è un processo che va avanti da anni, ma, d’altro canto, questa storia di maledizioni, violenza e vendetta ambientate interamente in Lapponia meritava una seconda vita.

Per quanto riguarda invece la sonorizzazione originale dei Cleaning Women, il gruppo si riconferma una certezza assoluta e porta una ventata di modernità nel suono che eleva la visione. La loro capacità di comprendere lo spirito del film ed entrarci dentro ha dell’incredibile. Per esempio, giusto per darvi un’idea, l’integrazione di suoni di campana alla musica in concomitanza ad una slitta trainata da una renna trasporta immediatamente lo spettatore in Lapponia. Vista la loro propensione a collaborare con Il Cinema Ritrovato, spero vivamente di rivederli anche l’anno prossimo.
A domani con nuove notizie da Il Cinema Ritrovato!
a cura di
Claudia Camarda

