Gli Evanescence di Amy Lee tornano sul mercato musicale con il suo nuovo album dopo cinque anni di assenza
Dalla pubblicazione di “Bitter the Truth” gli Evanescence tornano con “Sanctuary”, nuovo album con uno stile leggermente più al passo con i tempi, ma non lontanissimo dagli esordi del 2003 in cui la band, con l’avvento del nu metal all’apice della popolarità e la pubblicazione di “Fallen”, ha avuto un successo stratosferico che ancora oggi riecheggia tra i corridoi della storia della musica moderna.
Amy Lee esordisce di nuovo. Lo fa con una band tutta nuova, di recente completata dalla bassista Emma Anzai, ma soprattutto con una nuova maturità e consapevolezza. A sostenere il restyling, seppur leggero della band, hanno contribuito due dei produttori musicali più in voga dell’alternative music: Jordan Fish, Zakk Cervini e Nick Raskulinecz che hanno reso questo album molto convincente.

L’album
“Sanctuary” è un disco che abbandona parzialmente le sonorità classiche della band e favorendo spazio a un sound elettronico e industriale, mantenendo però la vocalità ineguagliabile di Amy Lee. Questo fa sì che nessuno rimanga scontento: la fan base degli Evanescence è così estesa dagli esordi ad oggi che applicando queste modifiche centellinate tra immagine e sound, per quanto possa essere una mossa veramente poco coraggiosa, risulta perfetta per evitare malcontenti e ottenere approvazione, poiché non risulta un tentativo di scopiazzare gli esordi, ma neanche un cambiamento radicale.
L’album scorre bene e racchiude sia momenti introspettivi come “Forever Without you” e “How Do I Heal”, sia altri prettamente lirici e catchy legati al contesto moderno e politico che Amy Lee vive in prima persona negli Stati Uniti. È stato uno dei temi fondamentali che hanno reso possibile la pubblicazione di questo disco: quelli politici e soprattutto l’estrema poca simpatia verso Donald Trump, più volte rimarcata in questi anni anche sui social.
“Sanctuary” non è sicuramente un album destinato a scalare le classifiche mondiali come ai tempi di “Fallen”, né racchiude hit intramontabili come allora, ma sicuramente è un onesto album prodotto in maniera egregia, forse uno dei migliori che gli Evanescence abbiano mai pubblicato dopo tanto tempo.
a cura di
Valentina Pilotti

