The Zen Circus – Testaccio Estate, Roma – 21 giugno 2026

Nel giorno con più luce dell’anno, gli Zen Circus ripercorrono trent’anni di carriera: il ritratto di un’umanità rumorosa, ostinatamente condivisa e mai fotogenica

È il primo giorno d’estate.

Quel momento dell’anno in cui Roma rallenta ed è semplice trovare parcheggio. Nel piazzale della Città dell’Altra Economia, a Testaccio, la gente arriva con calma. Birre in mano, chiacchiere leggere; si parla di concerti già visti e quelli ancora da vedere, di vacanze, del più e del meno.

Gli Zen Circus arrivano nella Capitale per una delle tappe de “Il Male Summer Tour 2026”, la lunga traversata estiva che accompagna l’ultimo album, “Il Male” (Carosello Records, 2025), e riunisce una comunità che continua a riconoscersi nelle loro canzoni da quasi trent’anni.

Perché una cosa appare chiara fin da subito. Non ci sono spettatori occasionali, soltanto gli Zen Circus e la loro gente.

Molte catene ci legano a voi

La Marcia Imperiale di Star Wars accompagna l’ingresso sul palco.

Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli e Karim Qqru salutano appena il pubblico. Il Male, Gente di merda e La terza guerra mondiale mostrano una band che continua a osservare il presente con lo stesso sguardo disilluso di sempre, ma con meno voglia di trovare risposte definitive.

“Molte catene ci legano a voi”, confessa Appino dall’epicentro del palco. Poi parte Catene. Da lì in poi il concerto assomiglia a una conversazione lasciata in sospeso all’Atlantico Live lo scorso dicembre e ripresa esattamente dal punto in cui si era interrotta.

Appino indossa una maglietta dei Blues Brothers e occhiali da sole. Ufo sfoggia una t-shirt nera con una sola parola stampata in rosso: MERDA. Karim è vestito di nero, cappellino al contrario. Ad accompagnare il trio, Francesco Pellegrini, in arte Maestro Pellegrini, anche lui in total black.

Dopo una partenza senza respiro arriva Non voglio ballare, prima vera pausa emotiva della serata per prendere fiato, sul palco e sotto il palco. Si prosegue con Vent’anni e Miao, giusto per scongiurare che la serata si limiti a scorrere. Come a ricordare che certe parole non servono soltanto a raccontare le ferite, ma anche a custodirle.

Più casino fate, più casino facciamo

“Caldo o non caldo, le regole sono sempre le stesse”, Appino lancia il testimone a Karim, che non ci pensa due volte a sintetizzare la filosofia del concerto: “Più il pubblico fa casino, più la band fa casino”.

Accordo firmato: c’è chi salta, chi canta ogni parola, chi osserva da lontano e chi si lascia trascinare nel pogo più assoluto. Nessuno sembra davvero fuori posto.

Se c’è una canzone che racconta meglio di tutte il rapporto tra gli Zen Circus e il loro pubblico è Il fuoco in una stanza. Quando centinaia di persone intonano “Non basta una città intera per sentirti meno sola” il concerto si trasforma in una casa abitata da vite lontane che trovano un linguaggio comune.

Appino prende l’armonica e annuncia: “Portiamo un messaggio di pace per l’estate”, pausa, “Andate tutti affanculo”. L’approvazione del pubblico è immediata. Quasi liberatoria.

La scaletta procede alternando rabbia, ironia e malinconia: Andate tutti affanculo, Ilenia, Vecchie troie, I qualunquisti, Novecento, Canta che ti passa, Figlio di puttana.

Durante Ragazzo eroe, Karim impugna la washboard; prima di Non, Appino dedica il brano a chi continua a organizzare concerti, festival e rassegne musicali. A chi prova ancora a costruire spazi per la musica dal vivo. Un ringraziamento semplice, ma sincero.

Poi arriva È solo un momento. E con lei una frase destinata a restare addosso più di molte altre: “Non ci abbandonate mai, perché davvero dura solo un momento”. A denti stretti, senza ombra di retorica o melodramma; come una constatazione, la stessa del neorealismo proletario di Nati per subire, brano che anticipa i bis.

Prima o poi (non) ci passerà

Su Fino a spaccarti due o tre denti compare Motta. Mani sul microfono, lungo i fianchi, mani a terra in cerca di un abbraccio che non appartiene solo geograficamente a questa storia.

Poi arrivano L’anima non conta e, infine, Viva.

La band si ritira nel backstage, restano addosso sudore e polvere estiva. Viene voglia di tornare a casa a piedi per non interrompere troppo in fretta quella sensazione. Perché gli Zen Circus non hanno mai raccontato le partenze, bensì il viaggio.

Come quei bar sinceri di provincia con i tavolini di formica e i tovaglioli di carta, stasera non hanno suonato per chi vuole scappare ma per chi, nonostante tutto, continua a restare.

Per chi è stanco, arrabbiato, imperfetto. Per chi non ha una vita lenta da esibire su Instagram. Per chi cerca ostinatamente la verità o, più semplicemente, ha un gatto che lo aspetta a casa.

Scaletta
  1. Il Male
  2. Gente di merda
  3. La terza guerra mondiale
  4. Catene
  5. Non voglio ballare
  6. Vent’anni
  7. Miao
  8. Il fuoco in una stanza
  9. Andate tutti affanculo
  10. Ilenia
  11. Vecchie troie
  12. I qualunquisti
  13. Novecento
  14. Canta che ti passa
  15. Figlio di puttana
  16. Ragazzo eroe
  17. Non
  18. È solo un momento
  19. Nati per subire
  20. Fino a spaccarti due o tre denti (con Motta)
  21. L’anima non conta
  22. Viva

a cura di
Edoardo Siliquini

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – The Offspring – Ippodromo delle Capannelle, Roma – 9 giugno 2026
LEGGI ANCHE – Ditonellapiaga, “Miss Italia”: la regina con la corona storta

Related Post